giovedì 11 maggio 2017

Il libro di Pino Governali: documenta un importante settore della cultura tradizionale

GIOVANNI 
RUFFINO
Qualche anno fa provai a costruire una sorta di mappa che considerasse i diversi aspetti della cultura popolare - che è cultura dialettale - alla fine del secondo millennio. E provai anche e misurarne i diversi gradi di vitalità. In questa mappa il settore dei proverbi e delle locuzioni proverbiali manifestava segni vistosi di regressione, così come altri settori della cultura orale, della cultura materiale, della ritualità devozionale. In un contesto siffatto, caratterizzato - a partire dalla meta degli Anni Cinquanta del secolo scorso - da un esodo biblico dalla campagne e da un processo di delegittimazione dei saperi tradizionali, si manifesta e si percepisce un crescente interesse per i valori della cultura popolare declinante, per le tradizioni orali, per le varietà dialettali. Protagonisti di questo rinnovato interesse sono, assieme a gruppi di ricerca impegnati nelle università, numerosi intellettuali operanti nelle comunità locali, molti insegnanti e dirigenti scolastici, i quali hanno offerto e offrono validi contributi alla conoscenza e alla valorizzazione delle tradizioni popolari e alla ricostruzione delle molteplici vicende comunitarie.
A essi deve andare la nostra gratitudine.
Dobbiamo dunque essere grati a Giuseppe Governali, uomo a lungo impegnato nella scuola e dunque nelle trame più intime della vita sociale, per avere documentato un importante settore della cultura tradizionale di un significativo territorio rurale, quello di Corleone. Questo tenace impegno si è soprattutto dispiegato nella ricostruzione e nella documentazione paremiografica, in un periodo in cui si comunica sempre meno "per proverbi", essendo ormai il detto proverbiale relegato negli anfratti della memoria.
Chi volesse cogliere pienamente il valore di questa raccolta del compianto Giuseppe Governali, farà bene a considerare il caso paradigmatico de "I Malavoglia" di Giovanni Verga, che ci aiuta a renderci conto di come il tessuto paremiologico di cui è ordito il racconto, rifletta un modo di concepire la realtà, sino ad assurgere a modello universale del comportamento. Non per niente Giovanni Verga mette in bocca a patron 'Ntoni l'assiomatico enunciato: "il motto degli antichi mai mentì".
Ma, come si è detto, i saperi paremiologici (la trama dei proverbi) si affievoliscono e vengono meno quando le reti comunitarie e l'humus che le alimenta, si alterano, si indeboliscono, si sfaldano.
Cresce, dunque, il desiderio - direi l'urgente necessità - di sottrarre all'oblio uno straordinario tesoro di saggezza popolare.
La cultura tradizionale può essere documentata nella fase della sua (relativa) vitalità - come hanno fatto i grandi demologi ottocenteschi e del primo Novecento - ma, anche, con ben maggiori difficoltà, nella fase del suo declino o alle soglie del tramonto.
Anche per questo dobbiamo essere grati a Giuseppe Governali, il quale affida ai corleonesi e alla Sicilia un lavoro originale e personale: non una semplice raccolta elencativa di proverbi, ma anche una acuta riflessione sui modelli culturali ai quali la trama proverbiale si ispira.

Giovanni Ruffino

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