mercoledì 19 aprile 2017

TRA INCHIESTE E BUFALE

SEBASTIANO MESSINA
QUANDO guardi un’inchiesta di Report, e ti accorgi che anziché smascherare il grande imbroglio di chi vuol impedire agli italiani di vaccinarsi — come ti aspetteresti dopo aver guardato il programma di Milena Gabanelli per vent’anni — si sta sostenendo proprio la tesi opposta, e cioè che il vaccino porta malattie, imbrogli, sprechi e corruzione, capisci che è ora di fare qualcosa. Bisogna salvare Report, ma salvarlo da se stesso.
Bisogna assolutamente salvarlo, costi quel che costi, perché la storia del giornalismo d’inchiesta e di denuncia è troppo nobile e preziosa, e perché Report è una bandiera da tenere alta, impedendo che quel giornalismo e quella bandiera possano confondersi con certe bufale avvelenate sul web. E quindi verrebbe voglia di gridare, nonostante tutto, « dieci, cento, mille Report » contro l’invasione delle false verità, come i rivoluzionari del Sessantotto scandivano contro la violenza dell’imperialismo « dieci, cento, mille Vietnam », salvo poi scoprire che anche in quel Vietnam rivoluzionario la difesa dalla violenza finì col diventare l’abuso della violenza.

E anche se Sigfrido Ranucci non somiglia neanche al generale Giap forse sarebbe ora che riunisse il suo stato maggiore e rivedesse con cura l’ultima puntata. Non solo e non tanto la scena in cui l’inviato di Report tende un agguato in un corridoio a Roberto Benigni, mescolando il miliardo e 200 milioni di contributi al cinema ( pubblici) con i cinque milioni di perdite ( private) del premio Oscar per la sua scommessa sugli Umbria Studios, un frullato di cifre e di nomi che sembrava fatto apposta per indicare un nuovo bersaglio eccellente alla rabbia anti- Casta.
No, il servizio traditore è quello sul vaccino contro il papilloma virus ( Hpv). È una faccenda seria, perché riguarda la causa di oltre il 95 per cento dei casi di cancro al collo dell’utero, che solo in Italia sono 6500 l’anno. Ebbene, Report ha deciso di indagare sulle conseguenze indesiderate del vaccino, con un’inchiesta così spiazzante da spingere il conduttore a difendersi dalla bufera di critiche del giorno dopo sostenendo che Report non voleva « mettere in dubbio l’utilità dei vaccini, né ha fatto alcuna campagna contro » .
E qui ha sbagliato. Avrebbe dovuto sostenere l’esatto contrario, se avesse creduto nell’inchiesta che ha mandato in onda. Perché se uno ascolta un servizio di 23 minuti dedicato non alle vite salvate dal vaccino ma alle ragazze che dicono « mi hanno riempita di cortisone, di morfina in vena » , se uno apprende da un medico di Modena che « il 60 per cento delle ragazze vaccinate presenta reazioni avverse», allora qualche dubbio gli viene.
E quando la giornalista gli mostra un uomo accusato di aver preso una mazzetta per aiutare i produttori del vaccino, quando una dottoressa con il camice bianco racconta che nelle fiale ha trovato « alluminio, polveri di silicio, di rame, di stagno, di piombo, di ferro- cromo, di acciaio e di calcio- zinco » , quando lo stesso conduttore conclude l’inchiesta mettendo in dubbio le cifre delle vite salvate, il telespettatore è ormai convinto che questo vaccino corrotto, inquinato e poco trasparente è meglio evitarlo.
Ma naturalmente non è così, e il successore di Milena Gabanelli non poteva sostenere una simile tesi. Così ha detto l’esatto contrario, dimostrando di essere il primo a non credere all’inchiesta che aveva appena mandato in onda.
La Repubblica, 19 aprile 2017


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