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venerdì 24 marzo 2017

Un palermitano a Parigi. I gelati di Procopio Cutò che fecero la rivoluzione

Il Cafè Procope di Parigi
ELEONORA LOMBARDO
Niente da fare, se i Millennials possono vantare di essere “nativi digitali”, i palermitani da sempre hanno avuto e hanno la fortuna e la responsabilità di essere “nativi geniali”, ovvero geneticamente predisposti a piccole e redditizie rivoluzioni, quasi sempre lontano dalla patria natia come il Genio vuole.
È il caso di Francesco Procopio Cutò, nato nel 1651 al Capo e morto ricco a Parigi, dove ha sbancato con l’arte delle granite e dei sorbetti e fondato il primo caffè letterario della storia di Francia, ai tavoli del quale si è decisa la Rivoluzione e gettate le basi della costituzione americana. Domani alle 9 Palermo lo ricorda intestandogli una piazza all’interno del nuovo complesso “Area Quaroni” al Capo, proprio vicino alla chiesa di Sant’Ippolito dove il piccolo Procopio il 10 febbraio del 1651 è stato battezzato, come provano i documenti recentemente ritrovati da Marcello Messina. L’intestazione è stata voluta fortemente dal maestro gelataio Antonio Cappadonia, direttore tecnico dello Sherbeth Festival e si inserisce come antipasto delle attività di celebrazione di Palermo capitale ttaliana dellacultura 2018.

Grande spirito di iniziativa, coraggio, capacità di presentire il futuro e un’innata predisposizione al marketing, hanno fatto del giovane Procopio l’imprenditore che viene ricordato con numerose targhe al 13 di rue de l’Ancienne Comedie, dove resiste quello che oggi è un monumento nazionale, oltre che un ristorante sempre pieno di turisti e curiosi che vogliono farsi una foto al “Le Procope”.
Arrivato in Francia appena ventenne, Procopio fece qualche anno di gavetta presso alcuni ristoranti della città, ma una volta capito come funzionavano le cose e cambiato il cognome da Cutò in “De Coltelli”, giocando sul francese “coteaux”, si rese conto di avere un grande vantaggio: conoscere il segreto del gelato.
Così nel 1686, dopo quindici anni a Parigi, ottenuta la nazionalità francese, si sentì pronto a iniziare la sua avventura in proprio e lo fece in grande stile. Prese in affitto il locale dell’attuale ristorante e, memore dello sfarzo siciliano, lo arredò come una residenza lussuosa,: lampadari in cristallo, specchi, tessuti alle pareti e tavolini in marmo dove servire la “Rosa del sole”, un rosolio di anice, coriandolo e aneto e le “acque gelate”.
Procopio, infatti, aveva lasciato Palermo non prima di avere imparato il segreto del gelato, un miscuglio di neve e sale che aromatizzato con gli agrumi e le spezie, dalla cannella all’anice, regalava sorbetti deliziosi.
A Le Procope se ne potevano assaggiare al gusto di cannella, arancia, gelsomino e pomelia: i francesi ne andarono pazzi, tanto che Procopio ottenne una patente speciale dal re Sole, Luigi XIV, per fare arrivare la neve come quella che in Sicilia abbondava a piano Principessa, sulle Madonie.
Ma il genio di Procopio fu supportato anche dalla sua passione per la letteratura e dall’idea di dotare il suo caffè di quotidiani (come succede oggi nel bar più eleganti) e di penna e calamaio a uso degli avventori: insomma un antesignano dell’attuale wi-fi libero.
Questo fece sì che presto Le Procope divenne il café parigino per eccellenza, punto di riferimento di artisti e intellettuali dell’epoca, tanto più quando nel 1689 la “Comédie Française” si traferì di fronte al locale e ci rimase fino al 1782.
Alla morte di Procopio, nel 1727, dopo tre mogli e 13 figli, l’ultimo dei quali avuto ultra sessantenne, gli succedette il figlio Alessandro che mantenne e anzi rafforzò l’identità culturale del caffè. Da allora in poi, anche quando passò ai successivi proprietari, tra cui la famiglia italiana Zoppi, Le Procope fu scenario di importanti e animate discussioni: vi sedettero Voltaire, Balzac e Victor Hugo, Diderot, D’Alembert scrissero ai suoi tavolini alcune pagine dell’ Encyclopédie, Danton, Marat e Robespierre vi discussero i principi rivoluzionari e un giovanissimo tenente Bonaparte alzò troppo il gomito, tanto da non potere pagare il conto ed essere costretto a lasciare in pegno il suo bicorno. E nella seconda metà del XVIII secolo Thomas Jefferson e Benjamin Franklin si sedettero lì a discutere con gli illuministi francesi, studiando in principi base di quella che sarà la Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Insomma, buona parte di storia illuminata è passata dall’ottima intuizione avuta dal palermitano Procopio Cutò: dato un ambiente circondato da bellezza, con carta e penna a disposizione e lo spirito rinfrancato da deliziosi sorbetti, l’umanità è in grado di farsi venire idee che cambiano il mondo.

La Repubblica Palermo, 23 marzo 2017

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