giovedì 9 marzo 2017

7 Marzo 1946 Burgio (AG). Tommasa (Masina) Perricone in Spinelli, resta uccisa in un attentato contro il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco

Il castello di Burgio
Può sembrare banale, ma la lotta alla mafia si fa anche con la grammatica italiana e l' ortografia: scrivendo, cioè, per bene le parole e senza errori di battitura negli atti ufficiali. Evitando strafalcioni si evita di distorcere la memoria delle vittime innocenti di Cosa Nostra. È questa la provocazione contenuta nelle 120 pagine del libro «Senza storia», scritta dal giornalista Alfonso Bugea e dallo storico Elio Di Bella, edizioni Concordia, che il primo dicembre sarà in vendita nelle edicole della provincia di Agrigento in allegato al Giornale di Sicilia. Il volume ricostruisce le vicende di 60 vite spezzate dalla mafia, la prefazione scritta dai magistrati Annamaria Palma e Luigi Patronaggio, contiene anche testi di Francesco La Licata, Roberto Saetta.

Tra i tanti uccisi per aver difeso il bene comune, chiesto diritti e non favori, o semplicemente per sbaglio, ci sono anche persone il cui nome e cognome è stato alterato e, dunque, reso irriconoscibile negli atti ufficiali della Regione siciliana, in un elenco che accompagna la legge approvata dall'Ars nel 1999. Profanando, in questo modo, raccontano gli autori, non solo loro memoria ma anche il diritto ad un aiuto che la legge offre ai familiari, che sono così rimasti soli e vulnerabili. Vi sono tante vittime innocenti che non hanno più un volto ed un nome solo perchè un frettoloso dattilografo ha trascritto i loro dati anagrafici con disattenzione e senza fare alcuna verifica. Una disattenzione denunciata dallo storico Giuseppe Cassarrubea già negli anni Settanta, ma in cui la Regione è incorsa anche un ventennio dopo. Come dimostra il caso di Masina Spinelli. L' elenco della Regione la pone come vittima di mafia assassinata il 16 maggio del 1946 a Favara. E per la stessa data cita anche Gaetano Guarino, sindaco e farmacista, ucciso mentre parlava con alcune persone. La legge accomuna le due storie e, coincidendo la data del decesso, sembra volerli morti nello stesso agguato.

Nulla di più falso. Perchè la signora non era di Favara, e sicuramente non era in quel paese nel giorno indicato dalla legge per la semplice ragione che era già morta due mesi prima a Burgio. Ma c'è di più. La legge la chiama Marina, e commette un ulteriore errore. Perchè lei si chiama Tommasa, per gli amici e parenti Masina: Masina Perricone per l'esattezza. Spinelli era il nome del marito. Lei, 33 anni, appena sposata, stava rientrando a casa nello stesso istante in cui un commando stava cercando di eliminare il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco. I colpi sparati furono tanti. Uno colpì a morte la casalinga. Guarisco si salvò. Fu ferito solo ad un braccio. Uccisa a Burgio, ma per la legge lo è stata in un altro posto, col nome alterato e per di più sconosciuto. Dunque dimenticata. Con il risultato che pur essendo stata dichiarata vittima innocente della mafia i parenti non hanno potuto ottenere alcun aiuto e beneficio dall'amministrazione pubblica. Ed ancor oggi non sanno di aver avuto in casa una martire di Cosa nostra sancita dalla legge.

«Il libro - spiegano i due autori Bugea e Di Bella – contiene altre storie 'paradossalì come questa. Dimenticanze clamorose che concorrono a cancellare dalla memoria le vittime, ma anche la stessa mafia che ne ha decretato la fine. Come se non esistesse! Riparare agli errori del passato, ricordare chi è morto senza colpa, aiutare i superstiti vuol dire combattere Cosa nostra».



Tratto dal Libro Senza Storia di Alfonso Bugea e Elio Di Bella
La vita di Antonio Guarisco non è stata semplice. Sin da giovane abbracciò la causa anarchica, così con l'avvento del fascismo spesso veniva arrestato. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale prese la tessera del partito comunista. Alle prime elezioni venne candidato a sindaco di Burgio. Il 3 marzo del 1946, verso sera, in via Santi, i killer lo attesero al varco e gli spararono. Guarisco restò ferito, al suo posto morì Perricone Masina, una donna di Burgio in attesa di un figlio, centrata da un proiettile vagante. Guarisco non si lasciò intimidire, fece una agguerrita campagna elettorale e si presentava ai comizi con le braccia bendate per le ferite riportate. Venne eletto, ma portò a lungo i segni di quell'intolleranza.
Il nome di Masina Perricone non risulta negli albi ufficiali delle vittime di mafia della Regione. E' rimasto per anni sepolto da un errore di superficialità e distazione. Il dattilografo (o chi per lui), nel trascriverlo, ha fatto più di una confusione e invece di indicarla come vittima dell'agguato a Guarisco l'ha inclusa nello spazio riservato ad Antonio Guarino, sindaco di Favara, ucciso due settimane dopo. Inoltre l'ha menzionata con il cognome del marito (Vincenzo Spinelli) e non con il suo (Perricone) e infine ha storpiato Masina con Marina.
Antonio Guarisco era nato il 14 marzo del 1886, fu sindaco di Burgio dal 1946 a 1948. Morirà nel maggio del 1970 all'età di 84 anni.

Articolo del 11 Ottobre 2006 Tratto dal Blog di Benny Calasanzio
Tratto da: www.vittimemafia.it

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