Barra video

Loading...

giovedì 2 febbraio 2017

Metterli all'asta è una bestemmia

Luciano Silvestri
di Luciano Silvestri
Mettere all’asta i beni sequestrati e confiscati ai mafiosi è una vera e propria bestemmia, un alibi che gli inetti vanno cercando per coprire le debolezze di uno Stato che, dal varo della legge Rognoni-La Torre (1982), é stato incapace di varare strumenti idonei ad affrontare il tema del riutilizzo sociale di quei beni.
L’Agenzia Nazionale per i Beni sequestrati e confiscati é praticamente un moribondo. Non ha risorse, non ha professionalitá, non ha dotazioni strumentali. L’albo degli Amministratori Giudiziari non é ancora operativo. Non c’é né una norma né una prassi che coinvolga gli attori sociali ed economici nel riutilizzo di quei beni. Eppure con un minimo di accortezza si sono realizzati risultati straordinari come nel caso di Mafia Capitale dove, con il Tribunale di Roma che ha coinvolto con un protocollo di intesa tutti gli attori (Unioncamere, associazioni di impresa, sindacati), siamo riusciti a gestire senza perdere un solo posto di lavoro un impatto che ha riguardato oltre 5 mila lavoratori. Senza mettere all’asta niente.
Eppure su questi temi c’è un testo di legge, approvato alla Camera e fermo al Senato che ha preso le mosse da una legge di iniziativa popolare (“Io riattivo il lavoro”), che potrebbe dare una spinta decisiva alla soluzione di questi problemi.

La mafia non é solo potere economico. La mafia é potere economico esercitato attraverso il controllo sociale del territorio. Ed é su questo terreno che va combattuta. Contrapporre alla mafia un controllo sociale del territorio improntato al rispetto di legalitâ. Il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati é lo strumento e il modo per esercitarlo, per fare impresa sociale e collettiva.
Certo, ci sono beni e aziende che al momento del sequestro sono semplicemente delle scatole vuote. In questi casi é chiaro che il percorso di una loro ricollocazione nel circuito dell’economia legale sarebbe una missione impossibile. Ma non possono essere l’alibi per generalizzare soluzioni  improprie.
Lo Stato deve fare uno scatto. Non possiamo, giustamente, stanziare 20 miliardi di euro per tutelare le banche e non mettere un solo euro su una missione che per il Paese é assolutamente vitale. È con il protagonismo di un soggetto collettivo, capace di unire le energie migliori, che si riconquistano  spazi di legalitá, senza i quali non c’é alcuna prospettiva possibile di sviluppo. Nessuno da solo può sconfiggere le mafie. Tanto meno il mercato delle aste.

MAFIE (La Repubblica, 2 febbraio 2017

Nessun commento: