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mercoledì 15 febbraio 2017

Messina e la sfiducia al sindaco: Perché credere nella ragione

Frate Giovanni Calcara
di Giovanni CALCARA
frate domenicano
Il card. Carlo Maria Martini, uomo che ha saputo dire all’uomo di oggi parole di grande significato, sapendo dialogare con chiunque al di là della fede, affermava “Non mi importa se l’uomo crede, ma che ragioni!”. Pensando alla nostra Città, alla Messina che soffre i morsi della fame e la mancanza di lavoro; subisce l’illegalità come sistema di cui non solo non riconosce l’immoralità ma di cui alle volte, tutti ci facciamo complici; la “scelta preferenziale” per il silenzio e l’omertà che, amava affermare il card. Salvatore Pappalardo “non sono attitudini del cristiano”; la delega della propria responsabilità di “osservare, giudicare e agire” (Paolo VI) per il bene di tutti e non quello personale. Come sappiamo tutto ciò non è stato causato da un terremoto, da una congiunzione astrale, da una macchinazione della malavita, della massoneria o dei poteri forti. E’ il risultato.. del peccato in “pensieri, parole, opere e omissioni” come diciamo in chiesa.. non solo della classe politica (locale, regionale, nazionale…), ma di ogni cittadino che hanno permesso (nel silenzio e nell’angoscia del bisogno primario del cibo o dietro promessa di un posto di lavoro) che “Messina, fosse spremuta come un limone.. e adesso che è finito il succo… viene gettata via” (padre Felice Scalia, s.j). Potremmo aggiungere anche le statistiche e le cifre che periodicamente i mass media ci forniscono e che relegano la nostra Città in fondo alle classifiche nazionali.
Per mesi abbiamo assistito al “gioco” delle parti: giunta-maggioranza vs consiglio comunale; partiti/sindacati/movimenti e sigle della (cosiddetta) società civile vs tutto e tutti. Nel rispetto delle proprie idee e della buona fede di alcuni… un teatrino e uno spettacolo indecoroso di cui, di volta in volta, si evocavano i “manovratori occulti, i burattinai, i poteri forti”. Ma guai a fare i nomi, in fondo “se li conosciamo… è inutile dirlo…!”.
Non tutto è perduto, infondo “la speranza è l’ultima a morire”. Qualcuno trova la “soluzione magica” pardòn.. la sfiducia al sindaco, come la soluzione ad ogni problema di Messina.
Poi sul clinale dell’abisso e del baratro, si pensa al dialogo possibile e doveroso tra le parti in causa “un patto di fine legislatura” per portare a termine le grandi opere in dirittura di arrivo: il nuovo porto di Tremestieri, il nuovo Palazzo di Giustizia, il Masterplan, ecc. ecc.
Scusate, ma “non potevate pensarci prima!”.
In fondo, ognuno può fare la sua ricostruzione dei fatti e vicende “tirando la coperta dalla sua parte”, ma si rischierebbe soltanto di stracciarla e rimanere ognuno con in mano solo un brandello di stoffa, ormai inutile a tutti.
Se approvata, la mozione di sfiducia, non segnerebbe solo il fallimento di Renato Accorinti o del Consiglio Comunale che andrebbero a casa, ma di una intera stagione politica rendendo inutile il lavoro di chi ha cercato di rendere migliore e diversa la nostra Città. E’ vero che sarebbe o potrebbe essere considerato “un atto di coraggio”, ma a pochi mesi dalla fine della legislatura che senso avrebbe tutto ciò? Con quale coraggio presentarsi agli elettori per chiedere il voto per essere rieletti?
Ho stima di tutti i consiglieri comunali che ho conosciuto personalmente, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria al Maestro dell’Ordine Domenicano, con i quali mi sono confrontato per ben tre ore in aula, prima che votassero la decisione. Qualcuno di loro era presente nella nostra parrocchia di san Domenico, quando abbiamo promosso in collaborazione con altre realtà ecclesiali e gruppi della società civile, la “preghiera per Messina”, dopo le tristi vicende di due anni fa.
A loro, quindi mi rivolgo.
In nome di tanta gente che vieni a bussare alla nostra parrocchia in cerca del necessario per sopravvivere, del giovane che chiede un euro per comprasi qualcosa che i genitori non possono dare, per gli italiani e gli stranieri che cercano lavoro: non lasciate Messina in mano di un commissario che per quanto animato di buona volontà, non conoscendo lo “stato delle cose” avrebbe molte difficoltà ad operare. Messina non merita questo, voi non meritate di fare questa fine. Portate a termine il vostro mandato che vi è stato dato dai cittadini, restituite la voce e il potere ai cittadini, così come vuole la nostra amata Costituzione. Esprimete pure, come vuole la democrazia il vostro parere, il malessere e il disagio personale, le motivazioni politiche che vi hanno spinto a firmare la mozione di sfiducia, ma non votate. Abbandonate poi l’aula, sarà una scelta responsabile, coraggiosa, di grande valore morale e civile.
Ve ne saremo grati, perché avrete dimostrato di mettere da parte ogni cosa, pur di non spegnere la speranza dei messinesi. Un grande atto della volontà e della ragione che, assieme alla fede, sono un dono di Dio se credenti; altrimenti una scelta che renderà onore al vostro senso di responsabilità, per cui siete stati votati dai cittadini e che vogliono risposte concrete ai loro problemi nell’unico interesse della Città e del Bene Comune.
Padre Giovanni Calcara, o.p.
Parroco di san Domenico - Messina
La Gazzetta del Sud, 15 febbr 2017

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