giovedì 23 febbraio 2017

COSA/CHI COSTITUISCE UNA FAMIGLIA?

"Cosa/chi costituisce una famiglia?" Bellissimo momento di riflessione, lo scorso 17 febbraio, guidato dall'interessante intervento del professor Giuseppe Savagnone, nell'ambito del "Caffè Teologico", svoltosi nel complesso monumentale Sant'Agostino di Corleone. È emerso che il dono di sé è sicuramente la base per costruire una relazione, anche familiare. Grazie anche a Francesco e Luca che hanno dato testimonianza del loro tipo di unione "non tradizionale", aiutandoci a riflettere. A seguito della loro autorizzazione, proprio il loro intervento vogliamo pubblicare. Grazie a Mario Alfieri per la collaborazione (d.p.)
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FAMIGLIA SIAMO ANCHE NOI 
LUCA e FRANCESCO 
Salve a tutti, ci spiace molto non essere presenti fisicamente, ma abbiamo comunque voluto affidare ad un foglio di carta la nostra testimonianza. Siamo Luca e Francesco, e siamo una famiglia. Noi stiamo insieme da 7 anni, il nostro legame è forte, la sintonia alta e abbiamo da sempre percepito che la nostra storia sarebbe stata di quelle “per sempre”. Ci teniamo a precisare che noi non abbiamo mai fatto attivismo politico per i diritti lgtb, non amiamo le ostentazioni e contestiamo alcune delle modalità in cui il mondo lgtb manifesta nei “gay pride”; al contrario abbiamo sempre fatto della sobrietà il modo di manifestare al mondo il nostro diritto di essere una coppia.
Che cosa e chi costituisce una famiglia?

Non crediamo di essere in grado di dare una definizione certa e definitiva, ma sicuramente noi da tempo siamo certi di esserlo, con o senza il riconoscimento della legge.
Crediamo che il senso della famiglia sia più da ricercare nella sfera dei sentimenti che tra le pagine di un volume di diritto civile. E noi ci sentiamo famiglia quando prendiamo insieme le decisioni importanti per il nostro futuro, ci sentiamo famiglia quando ci assistiamo a vicenda durante la malattia, ci sentiamo famiglia quando ci prendiamo cura l’uno dell’altro e, estendendo il concetto e la visione più in grande, ci sentiamo famiglia quando le nostre due famiglie di provenienza festeggiano il Natale o un compleanno intorno allo stesso tavolo, ci sentiamo famiglia quando i figli delle nostre sorelle ci chiamano entrambi zii, ci sentiamo famiglia quando simpaticamente le nostre mamme si chiamano tra loro co-mamme perché detestano la parola consuocere.
Sì, noi siamo proprio fortunati perché le nostre famiglie di origine non solo si sono accettate ma sono entrate in una grande sintonia, cosa veramente difficile da vedere anche in qualunque matrimonio “tradizionale”.
Stentiamo a comprendere le persone che ancora oggi si ostinano a contestare il nostro diritto di essere uniti anche di fronte alla legge per un motivo semplicissimo. Se una persona crede nella famiglia e nei suoi valori, reputa che sia qualcosa di prezioso, qualcosa di positivo. Non estenderla, non diffondere questo valore è stupido quanto nascondere al  mondo una scoperta scientifica che può salvare vite o migliorarle. D’altronde negare il diritto di amare e di essere felici genera solo infelicità, e il mondo ha davvero bisogno di gente felice! Di contro non abbiamo mai compreso in che modo il nostro amore e il nostro essere famiglia possa ledere la famiglia “tradizionale”. Poi, scusate, cos’è la famiglia tradizionale? Ci rendiamo conto o no che fino a pochi anni fa gli omosessuali che sentivano forte il desiderio di famiglia per la maggior parte ripiegavano e si forzavano di mettere in piedi una famiglia “tradizionale” con conseguenze disastrose su se stessi, sulle loro mogli/mariti, per non parlare dei figli?
Questo oggi è il nostro messaggio, dove c’è amore c’è equilibrio e c’è armonia, e tutto questo non puoi mai essere un male. Questo messaggio è alla portata di tutti e supera i limiti della legge. Infatti anche se si è ostinatamente voluto calcare sulla differenza tra il matrimonio e le unioni civili, di fatto la gente è molto più sveglia e pronta ad accettare il “nuovo” di quanto non si voglia credere. Le persone ci chiedono “vi siete sposati?”o “dov’è tuo marito?”, pochi usano il termine “unitici civilmente” e nessuno si sogna di dire “l’altra parte dell’unione civile” al posto di “marito”, per come prescrive la legge.
Spesso la paura di mostrarsi per quello che si è inibisce a tal punto da costruirsi una maschera che abbia le caratteristiche di quella “normalità” che pensiamo sia imposta dalla società, dal nostro retaggio culturale e dal giudizio degli altri.
Una volta che si supera questa paura ci rendiamo conto che l’accettazione da parte delle nostre famiglie, degli amici e della gente non è poi così lontana come si crede. L’amore riesce ad abbattere qualsiasi barriera. La nostra nonna che adesso non c’è più, figlia di contadini, considerava l’omosessualità una malattia e non poteva concepire l’idea che una famiglia potesse essere formata da due uomini o da due donne. L’amore ha rotto qualsiasi reticenza facendo sì che anche un’anziana nonna si sentisse parte di una famiglia, anche se composta da due uomini.

Luca e Francesco

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