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sabato 4 febbraio 2017

A Caccamo i libri e la cultura contro la mafia

L'intervento di Dino Paternostro
Vera Pegna venerdì scorso è tornata a Caccamo, nella biblioteca comunale “V. Aglialoro–G. Caraffa”, dove ha partecipato all’incontro-dibattito sul suo libro “Tempo di lupi e di comunisti. La storia mitica della ragazza che sfidò la mafia”. All’incontro hanno significativamente partecipato anche gli studenti dell’istituto comprensivo statale “G. Barbera” e del Liceo delle Scienze Umane “G.Ugdulena – T. Panzeca” di Caccamo. Una troupe di RAI STORIA ha ripreso l’evento, dopo che aveva diverse volte incontrato Vera per riportare alla luce l’avventura di questa ragazza in terra di Sicilia, a Caccamo, dominata dalla potente mafia di don Peppino Panzeca. L’iniziativa è stata organizzata dal comune di Caccamo. Il primo cittadino, Andrea Galbo, ha ringraziato Vera Pegna per aver donato i diritti d’autore del libro “Tempo di lupi…” alla biblioteca di Caccamo sotto forma di tanti libri. Con l’iniziativa di venerdì a Caccamo si è chiuso un cerchio. Si è dato dignità e ruolo storico ai contadini poveri della Caccamo del secondo dopoguerra. Si è strappato il velo di silenzio omertoso che per tanti anni ha coperto il terribile assassinio di Filippo Intili, segretario della Camera del lavoro e capolista del PCI alle elezioni, avvenuto a Piano Margi il 7 agosto 1952. Intili oggi ha una lapide sulla montagna dove è stato fatto a pezzi con un’ascia. Ha una tomba dignitosa al cimitero, dopo che per 64 anni era rimasto solo una crocetta con l’anonimo numero 50. La Cgil e il comune di Caccamo da due anni lo ricordano insieme ai familiari venuti appositamente da Pisa, dove si erano trasferiti in cerca di lavoro qualche anno dopo l’assassinio del loro congiunto. Di questo ha parlato Vera e di questo ho parlato anch'io, nell'ambito del progetto "Calendario della memoria" che stiamo portando avanti come Camera del lavoro di Palermo. GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO
Oggi Caccamo può riscattare il suo passato di “Svizzera di Cosa Nostra”, come la definiva Giovanni Falcone, nel nome di Intili e nel nome di Mico Geraci, dando spazio alle donne e agli uomini di buona volontà, quelli che vogliono una Caccamo libera e democratica. (dp)


1 commento:

vera pegna ha detto...

Caro Dino, grazie di essere venuto al rilancio della biblioteca comunale di Caccamo e di essere intervenuto ricordando gli altri sindacalisti e contadini uccisi dalla mafia. La difesa dei diritti dei lavoratori e della loro dignità è anche l'affermazione dell'uguale valore di tutti gli uomini sia davanti alla legge sia davanti alle nostre coscienze: un concetto inaccettabile per la cultura mafiosa.
La troupe di Rai storia ha fatto un ottimo lavoro documentando sia l'accoglienza calorosa riservatami le prime ore della mia presenza a Caccamo da alcune persone, sia la successiva ritrosia di altre che hanno rifiutato di essere riprese e di parlare della mafia degli anni 60 nonché del mio impegno di allora nello svelare le ingiustizie e le umiliazioni imposte ai più poveri. Ma continuo ad avere fiducia nei più giovani, molti dei quali mi risultano essere decisi a voltare pagina.