venerdì 6 gennaio 2017

Piersanti Mattarella le parole dell’impegno

Piersanti Mattarella
SALVO PALAZZOLO
Riforme, progetto, avvenire: nell’anniversario dell’uccisione i discorsi del presidente della Regione ne restituiscono il profilo
La parola che ricorre più spesso nei discorsi pubblici di Piersanti Mattarella è «riforma». Riforma della burocrazia regionale, riforma urbanistica, riforma della legge elettorale, riforma della classe dirigente. Credeva molto nella forza delle parole, il presidente della Regione che negli anni Settanta provò a cambiare la Sicilia e i siciliani, ma fu ucciso per ordine di Cosa nostra, e non sappiamo ancora da chi altri, il giorno dell’Epifania del 1980.
Un’altra parola ripeteva spesso: «Avvenire». Coniugata con «progetto » e «programmazione».
E poi con «comunità», concetto che contrapponeva alle «visioni particolari, settoriali, o anche provinciali »: erano riferimenti precisi alle lobby che lo ostacolavano. Puntava tutto sulla forza delle parole, Piersanti Mattarella. Le parole che poi hanno segnato l’impegno nella vita pubblica di suo fratello Sergio, da quasi due anni presidente della Repubblica.
Parole profetiche, quelle di Piersanti, che teneva però a precisare: «Non bastano le parole». Come quella volta, al comitato regionale del suo partito, la Democrazia Cristiana, quando disse: «Dobbiamo, e non a parole, rivedere questo discorso sul potere ». Era il 1971, aveva già iniziato la sua battaglia per il rinnovamento. L’aveva iniziata dai palazzi in cui esercitava la sua funzione pubblica. Era stato consigliere comunale di Palermo dal 1964 al 1967, anno in cui era stato eletto deputato regionale.
«Bisogna individuare i mali che ci affliggono ed imboccare la strada della ripresa», diceva ai suoi colleghi di partito nella seduta del 3 ottobre 1971. Si può provare a immaginare l’atmosfera in quella stanza mentre Piersanti Mattarella elenca impietoso i mali di un partito dilaniato dagli scontri fra le correnti, alcune erano anche inquinate da interessi mafiosi. I «mali » della politica siciliana. E ribadiva la necessità di «aprire» il partito. Era la sua idea di centrosinistra: «Deve avere un significato riformatore per una coraggiosa eliminazione di alcune vistose sperequazioni, in termini di libertà e di giustizia, ridando al cittadino la forza di credere e di avere fiducia nelle istituzioni democratiche».
Le parole di Piersanti Mattarella sono raccolte in due volumi pubblicati dall’Assemblea regionale siciliana. Un lavoro unico (la prima edizione è del 1980; la seconda, del 2005) che ripercorre interventi in aula e discorsi fatti fra il 1971 e il 1979. È possibile scaricare i pdf dei volumi dal sito dell’Assemblea (www.ars.sicilia.it), cercando alla voce “Informazione e documentazione” e poi in “Studi e pubblicazioni” (perché non mettere direttamente un link sulla home page?). Nella seconda edizione, curata da Laura Salamone (suo padre Onofrio, amico di Piersanti, aveva curato la prima), Maria Teresa Giuliana e Iolanda Caroselli, ci sono anche delle belle fotografie di Piersanti Mattarella, donate dai figli Bernardo e Maria.
Nelle parole del presidente delle riforme c’è l’analisi di una Sicilia schiacciata da tanti problemi, ma anche un progetto concreto di cambiamento, un progetto ancora oggi attuale.
«Il primo importante problema da affrontare subito e risolvere senza indugi – dice – è quello dei procedimenti amministrativi, nonché l’individuazione degli strumenti che ci consentano di spendere bene e presto le nostre risorse finanziarie». La speranza di una Sicilia diversa è sempre unita all’indicazione di un percorso preciso per provare a cambiare. Mattarella cita Giorgio La Pira, il sindaco “santo” di Firenze, per spiegare il significato del suo progetto: «Per lui la speranza non era nel senso di un sogno avventuroso e impossibile, ma nel senso di marcia verso un orizzonte umano diverso». L’orizzonte delle riforme che fanno paura alla mafia ha ben chiari i gangli infernali della Regione Siciliana, con la «mentalità burocratica» che l’alimenta, «le strozzature amministrative ». Piersanti Mattarella dice: «Occorre ridimensionare fino al limite possibile il concetto tradizionale di pratica amministrativa oggi identificabile con un ammasso di carte inutili e dispendiose, frutto di ragionamenti astratti e cavillosi, che spesso nulla hanno a che fare con i problemi reali». E di «reali» il presidente invoca anche le «soluzioni ». Le parole di Mattarella diventano sempre più accorate, perché intanto i centri di potere politico-mafiosi si sono messi in allarme, sono preoccupati per la svolta alla Regione.
C’è un crescendo nelle parole pronunciate in quel 1979. A marzo, dopo l’omicidio del segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina, Piersanti Mattarella dice a Sala d’Ercole che è in corso «una sfida all’intera città». A luglio, all’indomani dell’omicidio del capo della squadra mobile Boris Giuliano, rilancia le parole del cardinale Salvatore Pappalardo: «Basta con le reticenze, con i non ricordo, con i non so. Qui è in gioco il nostro futuro, il futuro della nostra comunità, dei nostri figli». Un altro messaggio che arriva dritto nei palazzi delle complicità. A settembre, l’assassinio del giudice Cesare Terranova e di Lenin Mancuso.
A novembre, Mattarella saluta il presidente della Repubblica Sandro Pertini con un discorso appassionato. Gli chiede di «associare al nostro il suo richiamo », gli chiede sostegno per far arrivare anche più forte il messaggio che crede possa essere la chiave per arginare il fenomeno mafioso: «Ciascuno ogni giorno isoli e respinga i comportamenti mafiosi e non si pieghi ad essi». E poi ancora, con il tono di speranza di chi non ha mai smesso di guardare avanti: «Deve essere pur possibile – dice – a questa nuova generazione di siciliani il venire a capo di questo triste fenomeno, di isolarlo, batterlo, vincerlo per sempre».

La Repubblica, 6 gennaio 2017

Nessun commento: