venerdì 6 gennaio 2017

L’album di Piersanti con l’ultimo sorriso

SALVO PALAZZOLO
Oggi si commemora l’ex presidente della Sicilia Mattarella. Le foto inedite del viaggio in Usa prima del delitto
PALERMO. L’ultimo sorriso, quattro mesi prima di essere ucciso, è davanti alle cascate del Niagara. Piersanti Mattarella, il presidente della Regione Siciliana che si è messo in testa di cambiare la politica e l’amministrazione della cosa pubblica, è salito sulla banchina più alta, per guardare lontano. La figlia Maria e la moglie Irma lo chiamano, il figlio Bernardo scatta. È il mese di agosto del 1979. Nell’album di casa Mattarella è un ricordo prezioso. L’ultimo attimo di spensieratezza prima di tornare a Palermo, dove già i nuovi mafiosi arrivati da Corleone hanno sferrato il loro attacco. Piersanti ha compreso chiaramente quello che sta accadendo, lo uccideranno il 6 gennaio 1980. Le parole che pronuncia in quei mesi sono il suo testamento morale e politico, che raccoglierà poi suo fratello Sergio, oggi presidente della Repubblica.

Nel marzo 1979, dopo l’omicidio del segretario provinciale della Dc Michele Reina, Piersanti Mattarella urla davanti al parlamento siciliano il suo «allarme». A fine luglio, ammazzano il capo della squadra mobile Boris Giuliano, il presidente della Regione chiama in causa la classe politica: «Deve manifestare la totale avversità ad ogni manifestazione mafiosa». È come se stesse chiamando per nome i complici dei nuovi boss che stanno conquistando Palermo. Mattarella deve sentire attorno a sé una pressione terribile perché dice all’assemblea regionale: «Non ci può essere senso della paura, dello sgomento». È già condannato a morte quando parte per gli Stati Uniti.
Quel viaggio lo ha promesso alla moglie e ai figli, con loro c’è anche Laura, la figlia di Sergio. Nell’album di famiglia sono rimasti i sorrisi di Piersanti. A San Francisco, a Washington, a New Orleans. Assieme a tanti altri momenti lieti, una cena alle Torri Gemelle, un concerto jazz, una passeggiata. «Gli piace molto guidare – ricorda Giovanni Grasso nel bellissimo libro “Piersanti Mattarella, da solo contro la mafia” (edizioni San Paolo) – e quando è al volante canta: canti di montagna, arie liriche, canzoni di Modugno». Ma, all’improvviso, Mattarella si chiude nei suoi pensieri. Impossibile dimenticare Palermo. A settembre, all’indomani dell’assassinio del giudice Cesare Terranova, si sente già un uomo solo. All’Ars parla di un «senso di profonda inquietudine, anche per il verificarsi di una specie di assuefazione ai fatti di violenza». E mette in guardia dalla facile antimafia: «Si deve reagire fermamente – è il suo appello, ancora attuale – al di là delle parole, delle celebrazioni che rischiano di assumere il ruolo di un rito». Di sorrisi non ce ne sono più nell’album di famiglia. Il giorno del’Epifania un killer ancora senza nome spara sei colpi di pistola per fermare l’uomo che voleva cambiare la Sicilia.

La Repubblica, 6 gennaio 2017

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