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venerdì 27 gennaio 2017

Carini fa cassa con la guerra ai rifiuti, "la battaglia contro l'inciviltà"

GIORGIO RUTA
L’hanno chiamata “battaglia contro l’inciviltà”: al Comune frutta mille euro al giorno. Contravvenzioni a chi sbaglia, e la gente plaude ai vigili
Il ragioniere del comune di Carini non ha mai visto una cosa simile. Nelle casse entrano ogni giorno circa mille euro, frutto delle contravvenzioni fatte a chi ha buttato i rifiuti per strada. «Saranno investiti per potenziare la vigilanza e continuare ad alimentare questo circolo virtuoso», dice il sindaco Giovì Monteleone. La battaglia contro gli incivili ha questi numeri: 1761 verbali per un totale 520 mila euro nel 2016, con un picco nel periodo estivo. Al momento ne sono stati incassati un quinto, 105 mila euro. A incastrare chi getta l’immondizia fuori posto o fuori orario sono state soprattutto le telecamere di sorveglianza installate nelle zone più sporche della città del Palermitano. Secondo la polizia municipale circa il 70 per cento dei multati è residente fuori Carini: sono soprattutto villeggianti, ma anche abitanti dei paesi vicini che pur di non differenziare abbandonano la spazzatura sulle strade di periferia.

Adesso, camminando lungo le vie della vergogna dove i cumuli di rifiuti erano alti metri lo scenario è ben diverso. L’immondizia non dà più il benvenuto a chi arriva dall’aeroporto. «La situazione è migliorata tantissimo, ma ci sono ancora delle zone critiche. Come in contrada Zucco, vicino a Montelepre o in via Ercolano, a due passi da Capaci e Isola delle Femmine. Con i soldi che stiamo incassando contrasteremo il fenomeno anche in questi territori », ragiona Monteleone.
C’è aria di festa al comando della polizia municipale: 16 vigili per un territorio di 76 chilometri quadrati, abitato da 40 mila abitanti, il triplo in estate. «Qualche risultato lo stiamo portando a casa e adesso con queste nuove entrate non potrà che andare meglio», sorride il comandante Marco Venuti. Con gli incassi delle contravvenzioni saranno finanziate nuove telecamere, ma anche delle “trappole”, cioè degli apparecchi fotografici mobili da spostare di volta in volta, seguendo il flusso degli incivili. La repressione paga, in questo caso. «Ma non è l’unica linea che stiamo percorrendo. Noi non vogliamo dare nessun alibi a chi sporca e abbiamo puntato tutto sulla raccolta differenziata, arrivata ormai al 38 per cento », dice Monteleone. Non ci sono più cassonetti in città, la raccolta è porta a porta. Ma manca quella dell’umido, perché due gare per l’affidamento sono andate a vuoto. Si spera nella terza.
Carini non vuole essere più essere il simbolo della ciclica emergenza rifiuti che colpisce l’Isola. «E a dimostrazione di questo bisogna sottolineare un aspetto: cresce il rispetto dell’ambiente tra i cittadini», dice il comandante Venuti, prima di raccontare un aneddoto: «In estate stavamo multando un uomo che aveva gettato i sacchettini di plastica in una discarica abusiva, quando è uscito un signore dalla sua villetta e ha cominciato a insultarlo. Lo abbiamo dovuto bloccare. Prima, o in altri tipi di operazioni, succedeva il fenomeno opposto. Sta cambiando qualcosa e ci lascia ben sperare», conclude il vigile. Che ci sia una collaborazione tra comune e cittadini lo si vede anche da un altro elemento: sono decine e decine le segnalazioni che arrivano alla municipale, con tanto di foto. «Poi ci sono anche gli operatori ecologici che hanno l’obbligo di aprire i sacchettini e più volte al giorno ci chiamano per comunicarci anomalie. E dagli scontrini che ci sono dentro non è difficile arrivare all’autore del gesto. Ne abbiamo beccati molti così», dice Monteleone.
Le casse di Carini, comune in dissesto, prendono un po’ d’aria in una situazione che resta critica. Ma c’è poco da festeggiare perché l’evasione è ancora alta in città: «Questo è il prossimo obiettivo. Stiamo avviando una battaglia per recuperare le cifre che ci spettano. Prima erano in molti a dire che non pagavano perché non c’era un servizio di raccolta dei rifiuti efficiente», dice il sindaco. «Adesso non ci sono più scuse».

La Repubblica Palermo, 27.1.2017

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