lunedì 19 dicembre 2016

Oggi Corleone ricorda il corleonese Francesco Bentivegna, eroe del Risorgimento, nel 160° anniversario del suo sacrificio

La cerimonia di questa mattina a Corleone per ricordare Francesco Bentivegna si terrà in villa comunale, davanti al busto marmoreo dell'eroe del risorgimento, alle ore 10,30. Saranno presenti i familiari di Francesco Bentivegna e l'Amministrazione straordinaria del Comune col gonfalone e i Vigili Urbani.
Di pomeriggio, alle ore 15,30, si terrà un'altra cerimonia a Mezzojuso, il paese in cui il 20 dicembre 1856 è stato moschettato dai borboni.
La sera, alle ore 19.00, nella Chiesa Madre, sarà celebrata una Messa. Poi la famiglia deporrà una corona di fiori nella cappella di San Biagio, dove riposa Francesco Bentivegna.
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CHI ERA FRANCESCO BENTIVEGNA?
di CLAUDIO PATERNA
Quello dei Bentivegna è certamente un cognome ricorrente nelle lotte di liberazione. Famiglia originaria di Corleone, cittadina tristemente nota per le vicende di mafia ma anche per le lotte di liberazione dalla mafia, come quelle condotte da Bernardino Verro e Placido Rizzotto, la famiglia Bentivegna pur appartenendo a un ceto medio borghese di proprietari terrieri si è tuttavia distinta per il legame con la gente e la guida delle lotte democratiche di emancipazione dal feudo. Parliamo in particolare dei tre fratelli Francesco, Stefano e Giuseppe Bentivegna, patrioti della prima ora, fin dalle barricate del 1848 e poi attraverso le cospirazioni antiborboniche e repubblicane fino alla sfortunata impresa d’Aspromonte nel 1862. Francesco è stato da sempre il simbolo dell’idealità risorgimentale nell’entroterra palermitano da quando la sua azione si è trasformata in martirio, con il processo farsa e la fucilazione nel 1856.

Un libro di un paio d’anni fa  dal titolo “L’Utopia della libertà”, di Giuseppe Oddo ha fatto giustizia dei luoghi comuni sul patriota repubblicano che fu tra i pochissimi che tennero viva l’insurrezione in Sicilia prima dell’arrivo di Garibaldi.
In Italia, dal secondo dopoguerra , gli eroi del Risorgimento(anche del secondo Risorgimento contro i nazifascisti)  non hanno più avuto molta fortuna, ed è il caso della famiglia Bentivegna che ha dato molto alla patria nei periodi più difficili.
Il filone culturale democratico-mazziniano  ha rappresentato per la Sicilia l’humus per la nascita di quel socialismo primordiale che sarebbe esploso alcuni decenni dopo con il movimento dei fasci contadini, di cui Corleone fu appunto l’epicentro con la stipula dei “patti agrari”- che a detta dello storico Francesco Renda, rappresentano il primo esempio di contratto sindacale scritto dell’Italia capitalistica. Non a caso a Palermo e provincia molti circoli e società operaie furono intestate a Francesco Bentivegna.
Era nato nel 1820 e già nei moti del 1848 era stato nominato Maggiore nell’esercito nazionale. Per il suo seguito popolare concorse all’elezione di Ferdinando di Savoia quale re di Sicilia e d’Italia.
Quando rientrarono i Borboni gli fu chiesto di rinnegare i suoi principi, e per tutta risposta non solo radicalizzò i suoi ideali schierandosi con i mazziniani Pilo e Corrao ma fuggì alla macchia per continuare a tenere viva la rivolta nelle campagne. 
Nell’insurrezione mazziniana del  27 gennaio 1850 riuscì a salvarsi la vita , ma nel successivo moto del 25 marzo 1853 fu arrestato come capo e animatore delle rivolte nel palermitano. Rimase in prigione fino al 1856 e subito uscito organizzò una rivolta nei comuni di Villafrati, Ventimiglia e Ciminna .
 Giuntagli notizia che il moto era fallito e le truppe marciavano contro di lui sciolse le squadre e si diresse a Corleone, dove purtroppo gli fu teso un agguato presso il casolare di Punzonotto  da certo Ignazio Milone, (poi “insignito” della croce di cavaliere per la sua delazione).
Dopo un sommario processo  della corte marziale di Palermo , la condanna a morte fu eseguita immediatamente   il 20 dicembre 1856 a Mezzojuso,.Poche ore dopo sarebbe arrivata per lui la grazia……
Il suo corpo fu gettato in un ossario da dove però venne segretamente tolto e nascosto in un luogo più decente.  Il 23 giugno 1860 le sue reliquie furono trasportate a Corleone e sistemate nel coretto della chiesa Madre. L’anno dopo , avvolto nella bandiera tricolore, fu tumulato nella cappella di san Biagio dove venne eretto un monumento in suo onore  tutt’oggi visibile. La strada principale di Corleone è stata a lui dedicata.
Non destino sorpresa i particolari post-mortem poiché la sua memoria di eroe solitario, in un periodo in cui la causa della libertà languiva(si pensi a Pisacane,e ad altri eroi dello stesso periodo) ebbe il merito di tenere viva la “rivoluzione” e tenere alta l’aspirazione , soprattutto nei giovani,  della cacciata definitiva dei Borboni. 
Non è d’altra parte casuale che il moto del 4 aprile 1860 partito da Palermo, che come si sa determinò l’intervento di Garibaldi in Sicilia l’11 maggio con lo sbarco a Marsala, fosse tenuto vivo nelle campagne soprattutto per merito di Pilo, Corrao, Santanna e dei corleonesi. Fu ancora merito di questi ultimi che La Masa riuscì a reclutare al campo di Gibilrossa oltre tre mila popolani che diedero l’aiuto decisivo per la vittoria al ponte Ammiraglio il 27 maggio 1860.
Nel 150° anniversario della morte è stato costituito a Corleone un comitato cittadino di cui fa parte la signora Rosalia Bentivegna, pronipote dell’eroe, che ha tra l’altro messo in scena la rappresentazione storica dell’arrivo a Corleone di Garibaldi nel 1862, con l’ospitalità offerta a palazzo Bentivegna dai due fratelli superstiti.
Lo storico Santi Correnti ha affiancato l’eroe di Corleone ad altri insigni eroi delle lotte di liberazione in Sicilia , tra cui lo schiavo Euno, Gualtiero da Caltagirone, e Francesco di Blasi, primo martire giacobino in Italia. [Claudio Paterna]

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