lunedì 5 dicembre 2016

La vittoria del NO al referendum. Premier: “Mi prendo responsabilità”. M5S e Lega: “Subito voto”

Matteo Renzi
La riforma non passa: solo il 41% vota sì. Attesa per il Consiglio dei Ministri. Presidente della Repubblica: “Alta affluenza testimonia democrazia solida”. Esulta minoranza PD. Boccia chiede Congresso subito, ma direzione di domani potrebbe slittare. Tutte le reazioni. La commozione di Renzi, fotostoria di 1000 giorni di governo. Su Sky Tg24 la maratona continua
Il No stravince al referendum con il 59,11% contro il 40,89% dei Sì. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi annuncia la riunione del Cdm (prevista per le 18.30) dopo la quale salirà al Quirinale per dimettersi. "Mi assumo la responsabilità della sconfitta -  ha detto il premier - il governo finisce qui". Altissima la partecipazione al referendum: in Italia ha votato più del 68,48% degli aventi diritto. All'estero, invece, l'affluenza è stata del 30,74% (1.245.929 votanti) e i sì hanno prevalso con il 64,7% a fronte del 35,3% dei no. L'ipotesi maggiormente accreditata fino a questo momento è che Renzi possa restare fino all'approvazione della Legge di Bilancio da varare in Senato in tempi brevissimi, già entro venerdì.

Renzi al Colle
In mattinata Renzi è salito al Colle dove ha avuto un colloquio di un'ora con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato dovrà ora valutare se ci sono le condizioni per formare un nuovo governo o se andare ad elezioni anticipate. Renzi, che nel suo intervento notturno è sembrato escludere l'ipotesi di poter restare a Palazzo Chigi, ha detto che spetta ai partiti del 'No' proporre una nuova legge elettorale dal momento che quella attuale non copre il Senato.
Mattarella: "Affluenza testimonia democrazia sana"
L'esito del referendum costituzionale e le dimissioni annunciate del premier, Matteo Renzi, pongono nell'immediato "impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all'altezza dei problemi del momento" ha scritto in una nota il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che poi sottolinea come l'alta affluenza al voto sia  "testimonianza di una democrazia solida" e "di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva". Mattarella infine conclude auspicando un clima politico sereno nel post referendum "L'Italia è un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenità e rispetto reciproco".
Le prime reazioni
C’è chi piange e chi esulta. Dopo il risultato del referendum costituzionale, che ha sancito la vittoria del No e l’annuncio delle dimissioni del premier Matteo Renzi, sono diverse le reazioni all’interno del Pd. Tra i dem, ora, è il momento della resa dei conti. Ma potrebbe slittare la direzione del partito, annunciata inizialmente per martedì 6 dicembre, per decidere il da farsi. O, per dirla con Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd, per la “valutazione dell'esito del voto e le indicazioni sulle iniziative politiche da assumere”. In ogni caso la domanda che in molti si pongono è se Renzi farà un passo indietro anche come segretario dei democratici.Intanto dovrebbe slittare, a quanto si apprende, la Direzione del Pd annunciata ieri sera alla luce della sconfitta del referendum. La riunione, secondo indiscrezioni, non è stata convocata e dunque potrebbe essere rinviata.
Esulta la minoranza Pd
“Non mi pare che abbia parlato in alcun modo di dimettersi da segretario. Bisogna lavorare per ricostruire l'unità del Pd, ma su basi nuove”, commenta Massimo D’Alema, sostenitore del No. E alla domanda “Chi ha vinto?”, risponde: “Ha vinto il popolo italiano perché ha ristabilito il principio che la Costituzione non può essere alla mercé della maggioranza del momento”. Esultano per la vittoria del No anche altri esponenti del partito. Come Roberto Speranza, che guida l'area di minoranza Pd Sinistra riformista: “Il risultato dimostra che eravamo nel giusto a difendere le convinzioni nostre e di molti militanti e cittadini del centrosinistra”. E a Repubblica aggiunge: “Ho sempre pensato che il doppio incarico sia sbagliato. Tuttavia nessuno di noi ha mai chiesto le dimissioni di Renzi da segretario del Pd”.
La delusione di Boschi
Toni diversi, invece, per altri membri del partito. Nervosismo, delusione, rabbia hanno accompagnato la conta dei Sì e dei No. Qualcuno, quando ormai la sconfitta era sicura, si sarebbe anche lasciato andare alle lacrime. Lo racconta il Corriere della Sera, secondo cui a scoppiare sarebbe stata Maria Elena Boschi. La ministra, poi, ha lasciato il suo commento su Facebook: “Peccato. Avevamo immaginato un altro risveglio”.
Boccia chiede Congresso subito
C’è, poi, chi chiede la testa del premier. È Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. “Bisogna andare al Congresso del Pd già a gennaio 2017 con Renzi dimissionario”, dice. Più cauto Stefano Pedica: “A Renzi va dato atto di essersi battuto da solo contro tutti, con una forza che gli rende onore. Ci ha dato un grande esempio e a lui dobbiamo dire grazie per la passione con cui ha cercato di cambiare il nostro Paese”. A gettare acqua sul fuoco ci pensa Giorgio Merlo, di Sinistra Dem: “Adesso è il momento della mediazione e della 'ricostruzione'. Almeno per il Pd e per il centrosinistra”. Sulla stessa linea il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che è candidato alla segreteria del partito: “Il Pd esce da questo scontro con molte ferite. Alcune potevano essere evitate. Molte si possono e si devono curare”. E il sindaco di Firenze, Dario Nardella, aggiunge: “Ripartiremo da 13,5 milioni di italiani che hanno detto Sì e lo faremo con grande responsabilità”.
Le altre reazioni
Ma in tanti, nel partito, non hanno nascosto la delusione per il risultato del referendum. “È una sconfitta senza mezzi termini”, dice il senatore del Pd Andrea Marcucci. “Non nascondo la mia tristezza, ma il nostro impegno per l'Italia resterà comunque altissimo”, aggiunge la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani. “L’Italia ha perso una grande occasione”, dichiara la senatrice Laura Puppato."Avevamo immaginato un altro risveglio”, dice la ministra delle Riforme Boschi, che invita a lavorare per servire le istituzioni, a cominciare dal mettere al sicuro la legge di bilancio.
Esultano i sostenitori del No
Il primo a prendere la parola subito dopo la diffusione dei risultati è stato Matteo Salvini, che ha immediatamente chiesto le dimissioni del  premier (cosa poi effettivamente annunciata). Il leader della Lega ha detto di essere pronto ad andare al voto il prima possibile “Questa è una serata eccezionale, una giornata di liberazione nazionale" ha annunciato Salvini in conferenza stampa da via Bellerio, commentando con soddisfazione l'annuncio delle dimissioni di Renzi dopo la sconfitta del Si al referendum. "Lascia un Paese diviso”, ha aggiunto. ”Ora attendiamo la sentenza della Consulta ma siamo pronti a votare il prima possibile con qualunque legge elettorale".
 Il centrodestra tenta di ricompattarsi
"Per il centrodestra si apre una stagione di responsabilità e di possibile vittoria" ha poi aggiunto Salvini, ribadendo la necessità di un centro destra privo delle divisioni che nell’ultimo periodo lo hanno reso meno stabile. E se il leader della Lega Nord chiede elezioni immediate, come anche Fratelli d’Italia, più cauta appare la posizione di Forza Italia “A Renzi viva l'Italia lo diciamo noi lo dice quel 60% degli italiani che ha detto di no ai suoi imbrogli e alla sua campagna acquisti, ai suoi 1000 giorni di menzogne. Con questo No si torna alla democrazia" afferma Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di FI, che poi aggiunge ”Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la maggioranza, ma senza Renzi" aggiunge infine Brunetta.
M5S: "Voto subito con questa legge"
Sulla stessa linea di Salvini anche il Movimento 5 Stelle, a cominciare da Beppe Grillo, che in un post sul suo blog ha auspicato di andare al voto subito e "con una legge che c'è già". “Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta”. Il leader del M5S ha commentato sul web: “Addio Renzi”, ora “gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l’Italicum”. "Dalla prossima settimana inizieremo a votare online il programma di governo e in seguito la squadra di governo". In una conferenza stampa, poi, hanno parlato anche altri esponenti del Movimento 5 Stelle. "Oggi ha perso la casta al potere. Da domani saremo al lavoro sul governo dei Cinque Stelle. L'uomo solo al comando non esiste più, ma i cittadini che governano le istituzioni", ha detto Luigi Di Maio. “Ce l'abbiamo fatta: non ha vinto solo il M5s ma i cittadini italiani. Basta con la parola anti-politica associato al M5s. Se c'è un partito antipolitico è il partito che ha votato questa riforma", ha concluso il deputato Alessandro Di Battista.
La commozione di Renzi e il grazie ad Agnese
Subito dopo l’esito del voto, Matteo Renzi ha annunciato in conferenza stampa le sue dimissioni da presidente del Consiglio. "Io ho perso, nella politica italiana non perde mai nessuno. Io sono diverso, lo dico a voce alta, non sono riuscito a portarvi alla vittoria anche se ho fatto tutto il possibile. Quindi a saltare è la mia poltrona. L'esperienza del governo è finita e nel pomeriggio salgo al Colle per dimettermi". Il premier ha fatto le sue congratulazioni al fronte del No. “Hanno vinto in modo straordinariamente netto. Complimenti. Tocca a chi ha vinto avanzare proposte credibili”. "Con amicizia istituzionale e con un grande sorriso e abbraccio accoglierò qui il mio successore chiunque egli sarà", ha detto il premier. "Gli consegnerò la campanella e il lungo dossier delle cose fatte". Parole di commiato anche per i suoi elettori: “Agli amici del Si un abbraccio affettuoso, ci abbiamo provato, abbiamo dato un chance di cambiamento e non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo preso milioni di voti ma non basta. C’è rabbia ma il fronte del Si deve essere orgoglioso”. Infine Renzi con voce rotta dalla commozione, ha concluso con un ringraziamento a moglie e figli. "Grazie ad Agnese per la fatica di questi mille giorni e per come ha rappresentato splendidamente il Paese. Grazie ai miei figli”.
Dagli 80 euro al Jobs act, la storia del Governo Renzi
L'esecutivo guidato dall'ex sindaco di Firenze è in carica da oltre mille giorni, dal febbraio del 2014 al 4 dicembre 2016, diventando così il quarto più lungo della storia repubblicana dopo i due esecutivi Berlusconi e quello di Craxi. È il 22 febbraio quando avviene il passaggio di consegne tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Pochi giorni prima la direzione del Pd, guidato dall'ex sindaco di Firenze, aveva approvato una richiesta di passo indietro nei confronti di Letta, che rassegna le dimissioni. Il 24 e il 25 febbraio Renzi ottiene la fiducia al Senato e alla Camera. Renzi si insedia al governo annunciando l'intenzione di presentare una riforma al mese. Tra le prime cose che il neo premier presenta, a marzo del 2014, c'è proprio quella riforma costituzionale che due anni dopo segnerà la fine del suo governo. All'epoca la riforma però gode ancora dell'appoggio di Forza Italia, dopo il cosidetto Patto del Nazareno tra Berlusconi e il segretario del Pd. Sempre a marzo del 2014 Renzi si fa conoscere presso le cancellerie europee. Con Angela Merkel il rapporto sarà segnato da momenti di vicinanza alternati a frizioni. Ad aprile del 2014 arriva una delle misure più note, e dibattute, del governo Renzi: gli "80 euro" per i redditi più bassi. Ma i primi mesi del nuovo governo sembrano convincere gli elettori. E il 25 maggio,alle elezioni europee, il Pd ottiene il 40% dei voti. A fine agosto 2014 Renzi incassa un'altra vittoria politica a livello europeo: il ministro degli Esteri del suo governo Federica Mogherini diventa Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell'Unione Europea. Il 3 dicembre del 2014 viene approvata un'altra delle leggi simbolo del governo Renzi: il Jobs Act. L'approvazione del testo, fortemente criticato dai sindacati, è accompagnato da scontri e proteste per le strade di Roma. A gennaio del 2015 Giorgio Napolitano si dimette. Al suo posto viene eletto Sergio Mattarella. La scelta di Mattarella segna però la fine del cosiddetto Patto del Nazareno, l'accordo tra Renzi e Berlusconi sulle riforme. A marzo del 2015 si dimette il ministro dei Trasporti Lupi, in seguito al coinvolgimenti di alcuni dirigenti del suo ministero nello scandalo Grandi Opere. Il suo posto verrà preso da Graziano Delrio. Non è l'unico ministro che lascia il governo per questioni giudiziarie: ad aprile del 2016 lascerà il ministro per lo sviluppo economico Federica Guidi, in seguito alle indagini sul suo compagno. A maggio del 2015 Renzi inaugura l'Expo di Milano, un'opera da lui fortemente sostenuta. Il 4 maggio l'Italicum, la nuova legge elettorale che vale solo per la Camera dei deputati, diventa legge. Tra gli ultimi provvedimenti che hanno segnato l'esecutivo di Matteo Renzi l'approvazione a maggio del 2016 delle Unioni Civili. Dopo il lungo iter previsto dalla legge la riforma costituzionale portata avanti dal ministro delle riforme Maria Elena Boschi viene approvata definitivamente il 12 aprile del 2016. Perché entri in vigore però deve ottenere anche l'approvazione di un referendum popolare e il 4 dicembre il voto popolare boccia la riforma dello stato con il 59% dei voti Referendum, vince il No, Renzi si dimette.

 Sky Evening News, 5 dic 2016

1 commento:

a.saporito56@gmail.com ha detto...

Secondo il mio parere, bisognerebbe ripartire dall'esito del voto all'estero (64,7% per il SI), perché senza l'influenza delle dichiarazioni catastrofistiche circa la deriva autoritaria, che sarebbe derivata dalla vittoria del SI, da parte di tutti i Comitati del NO, compresi quelli della minoranza PD che avevano votato la riforma nelle sei letture.
Capisco le dichiarazioni e le indicazioni di voto della minoranza (M5S, FI, FdI, Lega), non comprendo, invece, quelle della minoranza PD e della CGIL, volte, soltanto, a mandare a casa, e definitivamente, Renzi. Con quale prospettiva? Con quale nuovo leader? Tante sono le domande che si possono fare, ma, a Corleone, né il PD, né la CGIL, hanno sentito il bisogno di spiegare le ragioni del SI o del NO alla riforma. Perché non organizzare, almeno, un'assemblea sull'esito del voto e sugli scenari possibili, sia a livello nazionale che locale (la richiesta, ovviamente, va girata ai segretari locali del PD e della Camera del Lavoro)?