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sabato 12 novembre 2016

Surgelati, Cosa nostra torna al freddo ... dei surgelati

di SALVO PALAZZOLO
I clan più importanti della città gestiscono aziende nel settore. La merce proviene spesso da furti e rapine L’ultimo sequestro due giorni fa in via Crispi. La Finanza ha colpito gli investimenti del clan dell’Acquasanta
L’ultima rivendita di surgelati in mano ai boss è stata sequestrata due giorni fa. È la “Ice Fish” di via Crispi 78: le indagini del nucleo speciale di polizia valutaria dicono che era gestita dal clan Galatolo dell’Acquasanta, attraverso i soliti fidati prestanome. Il mercato dei surgelati è sempre più in crescita, i boss l’hanno capito da tempo. La famiglia di Porta Nuova aveva la “Worldfish” di via Cappuccinelle; la famiglia della Kalsa, la “Lcr Frescogel” di via Tiro a Segno. Macchine sforna soldi, massimi guadagni e minimi investimenti, soprattutto perché spesso la merce arriva da circuiti illegali.

L’anno scorso, uno dei manager prediletti di Matteo Messina Denaro, Mimmo Scimonelli, organizzò una maxi rapina al porto di Palermo per razziare un carico di surgelato da 100 mila euro. «Dove lo devo portare?», diceva Bartolomeo Anzalone, rapinatore fra i piùesperti di Palermo. E Scimonelli, intercettato dalla squadra mobile di Trapani, spiegava: «Portalo A Mazara». Ma quel giorno, era il 24 aprile 2015, il nucleo di polizia tributaria di Palermo bloccò prima il carico, lungo l’autostrada.

Teresa Marino, la lady di ferro chiamata a rimettere a posto i conti del clan Porta Nuova, pagava le famiglie dei carcerati con «il coso dei surgelati». Da moglie di un detenuto (oggi ai domiciliari pure lei) si rendeva conto delle esigenze: «Siamo una famiglia grossa». E i suoi fedelissimi controllavano che al mercato del Capo arrivasse solo la loro merce. Un giorno, qualcuno tentò di rompere il monopolio. «Stanno svendendo tutte cose», urlava Giuseppe Ruggeri, il genero dello Scintillone, il gran regista della Frescogel. Avviarono un’indagine interna, e non sospettavano di essere intercettati dai carabinieri del nucleo investigativo: «Io devo prendere un estraneo e lo devo fare stare un paio di giorni a Porta Carini», diceva Giuseppe Di Giovanni, fratello dell’ex reggente del mandamento attualmente detenuto. Ruggeri chiosava: «Dobbiamo metterlo in via Castellana, di là esce tutto il congelato... sono pratici, scendono con i furgoni la notte e glielo spartiscono». C’era una grande concorrenza nel settore. «E loro non devono parlare con nessuno», dicevano i boss di Porta Nuova riferendosi ai commercianti. A loro è andata male, nel dicembre scorso sono stati arrestati. Il clan di Brancaccio, invece, continuerebbe a gestire una ben avviata rivendita di surgelati in zona centro.
Di recente, i Galatolo hanno rimesso in piedi anche il mercato dei sacchetti di plastica per allargare i loro investimenti. È stato un anonimo a svelare gli ultimi misteri di Cosa nostra: «Un boss mafioso dell’Acquasanta — scriveva tre anni fa alla procura — ha un negozio in via Montalbo per la vendita di carta e sacchetti». L’anonimo faceva anche i nomi di due prestanome: «Sono riciclatori di Gaetano Galatolo attraverso l’acquisto di immobili e depositi di denaro su conto correnti e libretti postali». Le indagini della polizia valutaria hanno confermato.
Una linea di tendenza per Cosa nostra. Tre anni fa, la Dia ha fatto scattare un sequestro da 25 milioni di euro per uno dei “re” siciliani della surgelazione, Salvatore Vetrano, titolare della “Veragel” di Carini. Il provvedimento del tribunale lo definisce «un collettore degli interessi mafiosi nel commercio di prodotto surgelati». Di Salvatore Vetrano e del padre avevano già parlato i pentiti nel 1999, raccontando che nelle loro celle frigorifero era stato conservato un grosso carico di pesce trafugato dai boss di corso Calatafimi. Nel 2002, per Vetrano erano arrivati nuovi guai giudiziari: tornò in cella perché ritenuto responsabile di avere rapinato un carico di pesce congelato. Ancora una volta, della banda avrebbero fatto parte soggetti organici a Cosa nostra. Nel 2005, il nome di Vetrano saltò fuori nell’inchiesta sui boss di Brancaccio: l’imprenditore veniva indicato come “vicino” all’organizzazione. Ma lui si è sempre difeso, sostiene piuttosto di essere vittima di Cosa nostra, ha anche denunciato e fatto arrestare quattro persone che gli chiedevano il pizzo. Complice o vittima? È la storia di tanti imprenditori che si muovono nella zona grigia della città. Nel 1992, il sequestro era scattato per un altro impero legato ai surgelati, quello della “Brancagel”, 30 miliari delle vecchie lire, ma il processo ha poi portato alla restituzione del patrimonio ai proprietari.

La Repubblica, 12.11.2016

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