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martedì 15 novembre 2016

Giallo bestiame sparito in Sicilia: sos carne tra clan e malattie

di ANTONIO FRASCHILLA
Rapporto shock: in cinque anni denunciato il furto di 500mila capi Sospetti sui macelli clandestini. Boom della brucellosi nel Messinese
Qualcosa proprio non va nei pascoli di Sicilia, dove la macellazione abusiva e i finti furti di bestiame sembra stiano prendendo piede con numeri impressionanti. Rendendo sempre più incerta la risposta a una domanda: che cosa arriva sulle tavole dei siciliani? All’indomani dell’attentato dal presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, il governatore Rosario Crocetta ha nominato una commissione di verifica sulla filiera della macellazione e dei controlli sulla carne. A capo di quella commissione ha indicato un dirigente dell’Istituto zooprofilattico, Vincenzo Di Marco, che nei giorni scorsi ha consegnato una prima bozza della relazione di lavoro. E le cifre lasciano poco spazio ai dubbi: secondo i calcoli di Di Marco, nell’Isola dal 2011 ai primi mesi del 2016 sono stati denunciati furti di 500mila capi di bestiame, tra bovini e caprini.

Una cifra enorme, se paragonata a quanto avviene nel resto del Paese, dove in un anno in media scompaiono circa 150mila capi (dati della Lav). Significa che più della metà dei furti avvengono in Sicilia. «Queste strane denunce alimentano un mercato parallelo della macellazione e distribuzione di carne che sfugge a qualsiasi controllo — dice Di Marco — Il sistema in chiaro, per così dire, possiamo dire che funziona e i controlli ci sono. È il nero che sfugge ed è pericoloso per la salute dei cittadini».
Non è un caso che anche sul fronte delle malattie qualcosa non torni: «Nel 2015 in Italia si sono registrati circa 430 focolai di tubercolosi bovina — continua Di Marco — di questi 330 erano in Sicilia, 100 soltanto nel comune di Caronia, nel Messinese ». Ma c’è un ulteriore dato che è a dir poco allarmante: «Nel 2016 in provincia di Messina ci sono state 133 persone affette da brucellosi», dice Di Marco. Insomma, mercato fuori controllo e aumento delle malattie stanno forse alzando il velo su un settore pericoloso. «Un settore dove la mafia ha un ruolo di primo piano», dice senza giri di parole il presidente del Parco dei Nebrodi, Antoci.
GLI STRANI FURTI DI BESTIAME
Cosa si nasconde dietro questo boom di denunce di furti? Davvero nell’Isola sono scomparsi 500mila capi di bestiame in poco più di cinque anni? «Questo boom di denunce serve certamente al sistema della macellazione abusiva della carne, che poi in qualche modo viene messa sul mercato non controllato», dice Di Marco. Il meccanismo è semplice: se un capo è ammalato, l’allevatore ne denuncia la scomparsa per poi farlo macellare abusivamente e vendere la carne in alimentari poco controllati. «Oppure questi furti servono a creare una sorta di “riserva” di animali che col tempo possono sostituire i capi ammalati — dice Antoci — anche qui il meccanismo è molto semplice: se un capo si ammala, lo uccido e lo macello, ma prima prelevo il chip che serve per tracciarlo e lo metto nell’animale che ho rubato, che quindi esce dall’ombra». In alcuni casi i furti sono veri e alimentano sempre la macellazioneabusiva.
LE TRUFFE ALLA UE
Ma c’è un terzo motivo che probabilmente si nasconde dietro questo boom di furti e riguarda le truffe all’Unione europea. Per ottenere i contributi che eroga annualmente Bruxelles basta presentare una semplice dichiarazione sostitutiva in cui si dichiara la disponibilità di un terreno. Sulla base dei dati comunicati, vengono poi erogati i fondi per la zootecnia. Sostanziosi: basti pensare che un solo capo di bestiame, per la Ue, vale fino a 202 euro. E solo fra i Nebrodi pascolano, ufficialmente, 53mila bovini e 150mila ovini. Ma cosa succede se, dopo alcune denunce e l’apertura di un’indagine della procura di Patti ancora in corso, i controlli si fanno più stringenti? «Accade che, se io ho preso il contributo per animali che in realtà non esistono, per evitare di essere scoperto ne denuncio la scomparsa», dice Di Marco.
I CAPI INFETTI E LA BRUCELLOSI
Al di là di cosa si nasconde dietro i furti, questo meccanismo alimenta le infezioni. Anche qui i numeri lasciano poco spazio ai dubbi. Il 70 per cento dei casi di capi infetti da tubercolosi in Italia è stato registrato in Sicilia. E di questi casi, un terzo soltanto in un comune, quello di Caronia. Nei giorni scorsi è poi esploso il caso del carbonchio, altra malattia che stronca gli animali: ben 15 capi sono morti tra Randazzo e Bronte, tanto che i sindaci hanno emesso ordinanze per dichiarare infetta parte del territorio.
Insomma, qualcosa proprio non va. E un altro dato fa capire che soprattutto in provincia di Messina la situazione non è affatto sotto controllo: soltanto nel Messinese 133 persone si sono ammalate di brucellosi, da gennaio a oggi. Cifre da paura.

La Repubblica/Palermo, 15/11/2016

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