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domenica 6 novembre 2016

Boss, ministri e gaudenti: il diario segreto di Villa Igiea

GIANNI BONINA
Un romanzo ricostruisce aneddoti, luoghi e personaggi della società palermitana in un affresco della città che spazia dal Cafè Nobel allo Speak Easy Da un’ottica privilegiata
FU ALLA VISTA della tempera di Francesco Zerilli sull’Acquasanta che Franco Arabia fortificò il suo amore per Palermo, dove poi diresse per molti anni Villa Igiea e l’Hotel delle Palme e dove nel 1999 fu arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a venti mesi. Nell’ambito del processo Andreotti, un pentito lo accusava di avere comprato autobotti dalla “famiglia” dell’Acquasanta dove sorge il grande hotel voluto dai Florio. La tempera di Zerilli raffigura il borgo dopo l’arrivo a Palermo da Bagnara Calabra dei fratelli Paolo e Ignazio Florio, i capostipiti della dynasty siciliana. Per Arabia, anche lui calabrese e siciliano d’adozione (appartato oggi nell’isola di Salina nel cui silenzio ha scritto Il giardino degli intoccabili, Lombardi Editori, euro 20), quella veduta paesaggistica costituì la madeleine proustiana per rivivere la saga dei Florio e da essi partire per definire il giardino al centro del quale la “Villa”, come nel dipinto, si erge e cresce.

Quello che allora appare un romanzo ((dove il protagonista è sempre Arabia, l’io narrante che poi si duplica in Giovanni Saltalamacchia, il direttore dell’hotel ) è piuttosto il resoconto di una ricerca con effetto domino sui fatti e le figure che a Villa Igiea convergono a raggiera da tutta Palermo e oltre, a ricostruire così una storia generale della città, dei suoi totem e dei suoi miti: “u Fistinu”, l’Olivuzza, il ribelle Turi Miceli, il questore Sangiorgi, Raffaele Palizzolo e poi Dalla Chiesa e l’interminata galleria di figure mafiose, uomi- ni di chiesa e di Stato, dame, eroi, martiri e sacripanti degli ultimi duecento anni. Una galleria dove compaiono due misteriosi docenti palermitani, Dario e Gino, «sciamani buontemponi » che un giorno al bar commentano il diario Calandra, il maresciallo di scorta del ministro Aldisio, il quale nell’albergo aveva offerto un sontuoso pranzo a prefetto, avvocati e parlamentari invitando pure i patriarchi della mafia Calogero Vizzini e Genco Russo . Gino era “vizioso” e amoreggiava con “Clotilde”, «personaggio della Palermo che contava », forse anche lui docente. Di don Calò Vizzini i due svelano ad Arabia quell’esempio di grande mafia che diede la volta in cui al Foro Italico fece fermare la macchina al suo autista e urinò per strada beccandosi da un vigile una multa di cinquanta lire. Gliene diede cento e non ricevendo il resto invitò l’autista a scendere per urinare anche lui.
Nella Palermo degli anni Ottanta il Caffè Nobèl trasformava via Libertà in una via Veneto per lo stile belle époque del bar, ritrovo di giovani gaudenti, affaristi e signore in cerca di novità. Ma la meta della meglio gioventù era viale Strasburgo dove la discoteca Speak Easy offriva disco-music, divani morbidi e la sensazione di viaggiare senza masticare cannabis: «Un giardino incantato, l’Eden del piacere». Piacere diverso da quello che attiravai picciotti alla Favorita, giardino a pagamento in una Palermo sempre meno felice.
Romanzo insolito, sterniano, regesto di storia contemporanea, il libro di Arabia, appare anche un atto d’amore per Palermo: da ricordare anziché dimenticare.
La Repubblica Palermo, 6 nov 2016
La “lezione” di mafia di don Calogero Vizzini che urinò per strada pagando il doppio della multa Il pranzo offerto da Aldisio a parlamentari avvocati e “uomini d’onore” Una passerella di totem cittadini
L’AUTORE
Franco Arabia, ex direttore di Villa Igiea e hotel delle Palme È calabrese ma vive a Salina
LA SCHEDA

La copertina de “Il giardino degli intoccabili” di Franco Arabia Lombardi editori 343 pagine 20 euro È la terza edizione

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