giovedì 6 ottobre 2016

Roccamena. Resti umani in campagna, si cercano vittime di mafia

I carabinieri del Ris in azione
di SALVO PALAZZOLO
Roccamena, dopo la segnalazione di una fonte confidenziale, il Ris trova ossa e teschi di sei corpi. E anche una scarpa da donna. Si riapre il giallo della moglie di Bagarella, il cognato di Riina. Morì suicida, il corpo fu spostato dopo il pentimento di un boss
Il mistero è dentro una caverna profonda trenta metri, nelle campagne di Roccamena. Una scarpa da donna fra ossa e teschi, ritrovati ieri mattina dai carabinieri del Gruppo Monreale. Per gli investigatori del Ris di Messina sono i resti di almeno sei corpi. Potrebbe essere una foiba della mafia corleonese, uno dei baratri in cui finirono decine di persone durante la stagione del terrore, correvano gli anni Cinquanta, l’epoca della guerra tra i fedelissimi del dottore Navarra e quelli di Luciano Liggio. Ma di chi è quella scarpetta? Non ci sono donne vittime di “lupara bianca”. C’è però il corpo di una donna di mafia che non si è mai trovato. Una donna che è diventata un simbolo per i corleonesi. Perché la sua morte, il suo suicidio, è stato il vero segno della sconfitta per l’universo mafioso.

Non si è mai trovato il corpo di Vincenzina Marchese, la moglie del super killer Leoluca Bagarella, il cognato di Totò Riina, viveva con il marito in latitanza, in un palazzo di via Malaspina. Desiderava tanto un figlio, che però non arrivò mai. E ripeteva a Bagarella: «Dio ci sta punendo». Portava addosso anche un’altra angoscia, quella di essere la sorella di un collaboratore di giustizia.
Un giorno, era la primavera del 1995, Leoluca Bagarella trovò la sua Vincenzina impiccata al lampadario. Aveva lasciato un biglietto sul tavolo: «Luca, la colpa di tutto è mia, non volevo... perdonami baci baci».
La seppellirono in tutta fretta. Ma quando poi l’autista del capomafia, Tony Calvaruso, si pentì, il corpo fu spostato. Perché il corpo di quella donna di mafia morta suicida non doveva essere trovato. Sarebbe stato peraltro uno straordinario riscontro alle dichiarazioni di Calvaruso, che tanti segreti conosceva della stagione delle stragi.
Oggi, gli esperti del Ris continueranno a scavare nella foiba, che si trova nella contrada Casalotto di Roccamena. Ieri pomeriggio, il procuratore capo Francesco Lo Voi ha presieduto un lungo incontro con i carabinieri, per fare il punto sulle indagini. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis e Siro De Flammineis. C’è un fitto riserbo attorno alla genesi del ritrovamento: sarebbe stata una fonte confidenziale a indicare ai carabinieri la foiba. Un primo sopralluogo è stato fatto dalla procura di Termini, poi il caso è passato alla Dda di Palermo. Ma perché proprio adesso questa rivelazione? Poco tempo fa, è morto lo storico capomafia di Roccamena, Bartolomeo Cascio,Vartuliddu, uno dei fedelissimi di Riina. Forse, qualcuno ha voluto togliersi un peso dalla coscienza? Chi indaga lascia intendere che in quella caverna di Roccamena c’è ancora tanto da scavare. E altri resti potrebbero saltare fuori. Un primo esame dice che le ossa risalgono a un’epoca compresa fra venti e trent’anni. Nel 1981, scomparve da Roccamena un piccolo ladro di bestiame, Giuseppe Branda, agiva senza l’autorizzazione di Cosa nostra e fu punito.

La Repubblica-Palermo, 6 ottobre 2016

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