mercoledì 19 ottobre 2016

I caporali come i boss: arresto e confisca per chi sfrutta i braccianti

di GIULIANO FOSCHINI
Via libera pure alla Camera alle pene più pesanti. Il ministro Martina: “Così a Rosarno batteremo gli aguzzini”
BARI - I caporali sono come i boss mafiosi. Lo sa Paola Clemente, la bracciante pugliese uccisa dal caldo e dalla fatica nell’estate del 2015. Lo sa Elias Adams, 44 anni, ghanese, morto annegato mentre provava a bere in un vascone d’acqua irrigua. Lo sanno i ragazzi che raccolgono gli agrumi a Rosarno e le angurie nel Salento, i polacchi delle fragole a Scanzano, i raccoglitori del Foggiano che per due euro l’ora mandano pomodori in tutte le tavole del mondo. Che i caporali sono come i boss mafiosi lo sa ora anche lo Stato italiano che ieri ha approvato la nuova legge che applica, nei confronti di chi sfrutta il lavoro nei campi, misure di prevenzioni uguali a quelle utilizzate contro la criminalità organizzata. «Andremo a Rosarno per la stagione della raccolta degli agrumi per presentarla» spiega a Repubblica.

il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che insieme al collega Andrea Orlando ha voluto questa legge, approvata ieri all’unanimità dalla Camera. «Questa è una legge attesa da anni che finalmente diventa realtà per garantire dignità e diritti a chi lavora nei campi — dice Martina — La presenteremo proprio a Rosarno per ribadire che vogliamo ovunque un’agricoltura più forte, sulla quale investire come stiamo facendo anche attraverso un taglio di tasse come non si era mai fatto. Nessuno però può tollerare chi sfrutta, chi pensa di fare profitto riducendo i diritti. Al nostro fianco ci sono le lavoratrici, i lavoratori e le tantissime aziende agricole che ogni giorno rispettano la legge».
La nuova norma prevede una serie di insaprimenti di tipo penale e amministrativo. Arresto obbligatorio in flagranza di reato con pene sino a otto anni. E confisca dei beni, come avviene con i reati di criminalità organizzata, che può scattare dopo il primo grado di giudizio, mentre, qualora ci siano i presupposti, già in fase preliminare può essere disposto il sequestro delle ricchezze accumulate grazie allo sfruttamento della manodopera. Un caso, per esempio, è quello della raccolta del pomodoro nel Foggiano, dove il prezzo del pomodoro è crollato grazie allo scarsissimo costo della manodopera a vantaggio delle multinazionali della trasformazione. Per questo la legge prevede anche la punibilità degli enti. In questa maniera si dovrebbero andare a colpire immediatamente i patrimoni non soltanto delle persone fisiche che commettono il reato di intermediazione, ma delle società che si arricchiscono. Anche per questo, nel passaggio in Senato, è stato introdotto l’allargamento del reato «anche attraverso l’eliminazione della violenza», in maniera da renderne più facile l’applicabilità. I lavoratori sfruttati potranno poi accedere al fondo antitratta con un percorso privilegiato, puntando anche alla regolarizzazione in tempi rapidi qualora decidano di collaborare con le indagini denunciando gli sfruttatori.
Il pacchetto prevede poi un sistema di premialità per le aziende che rispetteranno le regole entrando in una rete di «prodotti etici». Un progetto, però, di fatto già partito in molte regioni senza ottenere molto successo. Anzi, in alcuni casi con zero adesioni. «Per questo — dice Martina — abbiamo deciso di ampliare il gruppo di soggetti che possono aderire alla rete, includendovi tra gli altri gli abilitati al trasporto dei lavoratori agricoli». Il punto non è solo burocratico. Recentemente, infatti, la principale via al caporalato è stata quella “legale”: le società interinali siaffidavano ad aziende che, pur essendo ufficialmente specializzate in trasporto, in realtà altro non erano che reclutatori di manodopera. Un caso, questo, all’attenzione della procura di Trani, che indaga sulla morte di Paola Clemente, regolarmente assunta da una società pur guadagnando poco più di tre euro l’ora.
Infine con la nuova legge le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza con «un piano congiunto di interventi per l’accoglienza di tutti i lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli». Toccherà allo Stato, con Regioni e associazioni, garantire e offrire strutture a prezzi calmierati per gli stagionali. «Abbiamo raggiunto un grande obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della sinistra: assicurare la dignità dei lavoratori» dice il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. A esultare, parlando di «giornata storica», sono anche i sindacati. «Un passo in avanti fondamentale — dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera — che va a colmare una lacuna dell’attuale legislazione italiana: numeri e storie di negazione della dignità delle persone impongono a tutti uno scatto in più».
La Repubblica, 19 ottobre 2016

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