giovedì 6 ottobre 2016

Enrico Fierro: "Ad Annibale ha spalancato le porte... chi ha ridotto i partiti a comitati d’affari e club di amici e clientele rottamando partecipazione, entusiasmi e volontariato"

Enrico Fierro
ENRICO FIERRO
Grillo, grillismi e dintorni. Terrorizzati dall’ascesa di Grillo e dei suoi five stars, tutti lanciano il grido: Annibale è alle porte, ma nessuno (un editorialista, un sociologo della politica, un politico intellettualmente onesto, almeno con se stesso), si chiede perché. Premessa d’obbligo: non provo alcuna simpatia per Grillo e i suoi, mi sento lontanissimo da loro per formazione politica, modo di vedere, approccio ai problemi, sono un uomo di sinistra e mai e poi mai potrei votare per qualcuno che teorizza che destra e sinistra non esistono. In aggiunta, alle ultime elezioni comunali a Roma, di fronte a due candidature che consideravo al limite del ridicolo, ho annullato la scheda: né con Bobo Giac, né con Virginia. Era un mio diritto e l'ho esercitato. Grazie. Ma non è questo il punto. Beppe Grillo vince non perché ha capito il web, la rete e altre stronzate del genere (i filmati postumi della Casaleggio & soci su un futuro dominato da intelligenze artificiali andrebbero bene per un filmetto americano di genere degli anni Cinquanta), vince per altri motivi. Uno, in primo luogo: aver intercettato i rumori provenienti dalla pancia del Paese, avergli dato forma e corpo, sbocco politico, rappresentanza istituzionale.
Il comico (non più tale ma capo partito vero) ha assorbito per anni i discorsi che si sentono nei bari, in una fila alla Asl o alle Poste, oppure al collocamento. Lamentazioni (giuste), recriminazioni (giustissime), disagi e bisogni, fallimenti di intere categorie sociali, insieme a fallimenti individuali, rabbia sociale e rabbia dei singoli, rancori collettivi e rancori personali, insomma, ha preso tutto questo e lo ha trasformato in movimento (partito) lanciandosi nell’avventura della conquista del Paese. Se si riflette un po’ è l’operazione iniziale di Silvio Berlusconi e della sua Forza Italia, è l’intuizione di Bossi e della Lega della prima ora. Entrambe le operazioni, però, avevano dei limiti (quelli che li hanno poi costretti alla marginalità politica).
La forza iniziale di Berlusconi si è trasformata in sistema di potere aziendale e personale, l’idea di Bossi era limitata ad una parte dell’Italia, il Nord, la Padania. Grillo, invece, si offre come elemento unificante di tutti i rancori, da Nord a Sud. Il suo movimento è interclassista, la sua forza è la disperazione sociale, lo schifo (più che giustificato) che la gente prova nei confronti dei partiti e delle oligarchie. Con chi parla l’operatore del call center chiuso, il precario impiccato ai voucher, il lavoratore stanco che vede sempre più allontanarsi l’età per una pensione da fame, il maestro trasferito a mille chilometri da casa sua, la casalinga costretta a vivere in un quartiere degradato? Sono soggetti soli, senza punti di riferimento, senza un partito, un sindacato, uno straccio di intellettuale che gli indichi la strada, un poeta, uno scrittore, un musicista che sappia emozionarlo e consolarlo. C’è la tv, un talk show e un divano su cui sedersi e tifare. Un computer, internet, i social da usare come sfogatoio. Ecco perché Annibale è già oltre le porte. E non basta urlare alla democrazia in pericolo e al populismo. Quelle porte le ha spalancate chi ha ridotto i partiti a comitati d’affari e club di amici e clientele rottamando partecipazione, entusiasmi e volontariato, chi a Roma ha visto crescere Mafia Capitale senza ribellarsi e chiedere conto a futuri ministri delle cene con esponenti della destra e dei Casamonica, chi sbeffeggia austeri professori colpevoli di difendere la Costituzione. Il movimento di Grillo ormai partito è un ventre enorme dove c’è tutto e il contrario di tutto, quindi facilmente scalabile, condizionabile. Quello che sta avvenendo a Roma la dice lunga. Nella giunta Raggi (che non è affatto una ingenua, ma un personaggio politico che risponde a diversi input con una impressionante capacità di mediazione) c’è posto per l’assessore ex iscritto Pd ma fedelissimo, e per l’altro che invece è gradito da Casaleggio & soci e che fino a poco tempo fa nutriva simpatie per gli indipendentisti veneti. Alla faccia del tutti a casa e della rivoluzione, il sistema affaristico che ha dominato sulla Capitale riconquista i suoi spazi. Forse è questo il vero Partito della Nazione. Una Nazione malata e sola.
Dal profilo facebook di Enrico Fierro

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