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lunedì 31 ottobre 2016

Corleone ricorda Bernardino Verro, dirigente contadino e primo sindaco socialista, assassinato dalla mafia nel 1915

BERNARDINO VERRO nel 1892 aveva fondato il Fascio di Corleone, poi costituì una cooperativa di consumo e infine la cooperativa "Unione agricola". Organizzò i contadini, lottò contro la mafia, fu eletto sindaco di Corleone nel 1914...
DINO PATERNOSTRO
«Codesti antichi gabelloti maffiosi, finché erano stati soli a pretendere in affitto gli ex feudi, avevano potuto imporre ai proprietari ed ai contadini le condizioni più favorevoli ai loro interessi. Invece, col sorgere della cooperativa agricola e coi relativi scioperi dei contadini, erano venuti a trovarsi di fronte ad una concorrenza formidabile, in quanto ché la cooperativa offriva ai proprietari delle terre estagli più elevati di quelli imposti dai gabelloti maffiosi… Da qui l’odio profondo di costoro, che venivano lesi nei loro interessi… ed il bisogno di farne vendetta». Questo dichiarò al giudice istruttore, il 31 gennaio 1911, il capo dei contadini corleonesi Bernardino Verro, per spiegare il tentato omicidio del 6 novembre 1910, quando la mafia del feudo aveva provato a sbarazzarsi di lui. Quella sera, come di consueto, Verro si trovava nei locali della farmacia Palazzo, in via San Domenico, dove conversava tranquillamente di nuove tecniche agrarie. All’improvviso, accadde il finimondo: un killer gli sparò addosso due colpi di lupara, mandando in frantumi i vetri e i vasi con i medicinali. Le vampate dell’arma da fuoco rischiararono il viso di Verro, a cui fortunatamente un proiettile gli fece volare il cappello dal capo e un altro lo colpì solo di striscio al polso sinistro. Da lì a poco, la farmacia si riempì di curiosi, ma gli occhi del ferito incrociarono quelli di Marco Maiuri, che lo guardavano stupiti. «Per questa volta i picciotti fecero fumo!», gli sibilò Verro, sarcastico, sospettando che fosse proprio lui il killer che aveva sparato. Poi intervenne la polizia e il capo contadino disse di conoscere gli autori del tentato omicidio.
«Avendo sempre nei miei discorsi attaccato la maffia locale, non è difficile che questa, per vendicarsi, abbia tentato di sopprimermi». Evidentemente, non erano stati solo gli attacchi verbali ad aizzare contro di lui l’odio dei "fratuzzi" (come allora si chiamavano i mafiosi di Corleone), ma soprattutto l’averne leso gli interessi economici con la cooperativa agricola e le affittanze collettive. L’importanza dello strumento cooperativo per i contadini Bernardino Verro l’aveva capito subito dopo la tragica conclusione dell’esperienza dei Fasci, sciolti d’autorità dal governo Crispi nel gennaio 1894. Arrestato, processato e condannato a 16 anni di carcere, insieme agli altri capi contadini, il leader corleonese si rese conto della necessità di dare maggiore concretezza all’ansia di riscatto del mondo delle campagne. Non a caso, appena uscito dal carcere per l’amnistia concessa dal governo Di Rudinì, fondò una cooperativa di consumo, che fece confluire nella federazione circondariale «La Terra», un organismo che riuniva tutti i contadini della zona del Corleonese. Era il 21 giugno 1896. Ma a settembre la federazione fu sciolta dal prefetto, perchè considerata un modo surrettizio di far rinascere i Fasci contadini, e Verro venne condannato a sei mesi di reclusione e 100 mila lire di multa per associazione sediziosa. Fu allora che il capo contadino, convinto che a Corleone e in Sicilia non ci fosse più spazio per l’azione politica, decise di emigrare in America, per propagandare il socialismo anche oltreoceano. Ma negli Stati Uniti Verro rimase appena due anni: nella primavera del 1898, infatti, ritornò in Sicilia, dove dovette scontare i sei mesi di carcere a cui era stato condannato. Tornato in libertà, nel gennaio 1899 riuscì a realizzare il suo sogno, rispolverando la vecchia cooperativa di consumo, nella quale arrivò ad associare circa 800 capifamiglia. Un successo enorme, perché con lo strumento della cooperativa tante famiglie povere di Corleone poterono comprare i generi di prima necessità ad un prezzo nettamente inferiore a quello praticato dai commercianti. Ma Verro non si fermò. Nel 1899, fondò anche la «Fratellanza agricola Zuccarrone», con l’obiettivo di far gestire direttamente ai contadini i 485 lotti dell’omonimo feudo, che avevano a gabella. L’idea era di sostituire al gabelloto singolo (spesso mafioso) un «gabelloto collettivo» (l’associazione «Fratellanza»), espressione diretta dei contadini, che lui pensava di trasformare in una cooperativa di lavoro. Nel 1901 ne ottenne l’affitto solo per un anno. Nel 1902, invece, un lungo contratto di enfiteusi. Ma non sarebbe finita lì.
La federazione «La Terra», la cooperativa di consumo e la «Fratellanza agricola Zuccarrone» furono le prove generali per la nascita della cooperativa «Unione Agricola», fondata da Bernardino Verro e dai contadini di Corleone il 2 giugno 1906. Fu questo lo strumento con cui il leader socialista pensò di dare risposte concrete al bisogno dei contadini poveri di affrancarsi dalla schiavitù feudale. Già nel 1902, con la cooperativa di consumo era riuscito ad ottenere in affitto 50 ettari di terra del feudo «Patria» dai fratelli Canzoneri. Con l’«Unione agricola», che poté avvalersi della nuova legislazione agraria varata dal primo ministro Sidney Sonnino (la legge n. 100 del 1906), riuscì a consolidare ed estendere la stagione delle «affittanze collettive». In rapida successione, la cooperativa ottenne l’affitto degli ex feudi «Cerasa», «Drago», «Piano di Galera», «Piano di Scala», «Rubina» e «Sant’Elena», metà di «Torrazza», «Pirrello» e «Malvello».  Complessivamente, nel 1910 la cooperativa arrivò a gestire circa 2.500 ettari di terra, divisi in 1.289 quote. E, parallelamente, mise in moto delle iniziative per incoraggiare lo sviluppo dell’agricoltura, dando ai contadini i mezzi per apprendere le moderne tecniche di coltivazione e per incentivare la trasformazione dei prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento. Con l’Unione agricola, quindi, Bernardino Verro varò, quindi, un vasto progetto di ammodernamento dell’agricoltura, che ebbe anche l’effetto non secondario di espellere gradualmente i gabelloti mafiosi dai feudi. Questi successi sul piano economico-sociale, non mancarono di avere i loro effetti politici. Verro e i socialisti riuscirono a mettere in piedi un’inedita alleanza col cattolico Gaetano Vinci e, insieme, vinsero le elezioni municipali. Ma il sindaco Vinci, blandito e minacciato dalla mafia, presto si allontanò da Verro, appoggiando la nascita della Cassa Rurale "S. Leoluca", che presto diventò lo strumento con cui i "fratuzzi", estromessi dal loro ruolo di "gabelloti" con le affittanze collettive, vi rientrarono surrettiziamente con la «Cassa». La contrapposizione tra Verro e Vinci fu totale, fino ad arrivare allo scioglimento del consiglio comunale. Il 6 novembre 1910, giorno delle nuove elezioni comunali, la mafia provò a regolare per sempre i conti con Verro, con il fallito attentato nella farmacia Palazzo. Poi tentò con successo di infiltrarsi nella cooperativa "Unione Agricola", adoperandosi, tramite l’ex amico di Verro, Angelo Palazzo, per falsificare delle cambiali, facendo ricadere la colpa sul leader socialista, che il 21 settembre 1912 fu platealmente arrestato a Roma, mentre partecipava al congresso nazionale della Lega delle cooperative. Verro rimase in carcere dieci lunghi mesi. Tornato a Corleone, contava i giorni che lo separavano dal processo, dove era sicuro di poter dimostrare la sua innocenza. Ma i contadini corleonesi non ebbero bisogno di un’assoluzione giudiziaria per manifestare la totale fiducia nel loro leader. Lo candidarono nella lista socialista per le elezioni municipali del 28 giugno 1914, ottenendo un successo strepitoso: Verro fu il primo eletto con 1.455 voti di preferenza ed il Psi conquistò 24 seggi sui 30 del consiglio comunale. A fine luglio toccò proprio a lui diventare il primo sindaco socialista di Corleone. Ma sarebbe durato poco. Il 3 novembre 1915, i killer della mafia lo uccisero con 11 colpi di pistola in via Tribuna, mentre stava ritornando a casa.   

D.P.

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