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lunedì 3 ottobre 2016

Bianca Stancanelli: "L'emozione di essere a Corleone..."

Bianca Stancanelli durante l'incontro con i volontari
BIANCA STANCANELLI
Ci sono almeno tre motivi che hanno riempito di emozione la presentazione del mio La città marcia nel salone della “Cooperativa Lavoro e non solo”, giovedì 29 settembre. La prima, grande emozione è stato venire a Corleone per parlare di un libro che descrive l’ascesa della mafia di Totò Riina nella Palermo degli anni Ottanta e racconta come e quanto quella mafia pretese di dettar legge alla politica, all’economia, alla società. La seconda, grande emozione è stata parlarne a una platea di ragazze e ragazzi venuti da Firenze, la città che dalla violenza della mafia di obbedienza corleonese è stata sfregiata e ferita con la strage di via dei Georgofili – e parlarne in una palazzina confiscata ai nipoti di Riina, trasformata in un presidio di legalità.
Guardando quei ragazzi, non potevo fare a meno di pensare che nessuno di loro era nato negli anni delle stragi e che il racconto della lunga, feroce dittatura di Riina, degli affari di Vito Ciancimino, degli intrighi della politica al tempo di Lima e di Andreotti doveva sembrare loro lontano nel tempo, quasi remoto.
 “Noi siamo una nazione di smemorati” scrive Salman Rushdie ne I figli della mezzanotte – e parla dell’India. Anche l’Italia è una nazione di smemorati. Per questo rincuorano gli sguardi limpidi di questi ragazzi che hanno voglia, invece, di coltivare la memoria, di condividere esperienze come il campo di lavoro “LiberArci dalle spine”, di guardare con i loro occhi luoghi come Portella della Ginestra e di ragionare sulla nostra storia.
E che questi studenti siano venuti a Corleone e vendemmino nei feudi che furono dei mafiosi e ridano e scherzino e suonino la chitarra nei luoghi dove i mafiosi imponevano il silenzio è il segno che la Sicilia è cambiata, che la mafia di Riina e Ciancimino non ha vinto. E questa è stata la terza ragione d’emozione, la più forte. 

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