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venerdì 16 settembre 2016

Il diavolo in Sicilia: “Liberami” il film che racconta storie di disperati

di MARIO PINTAGRO
La lotta dei trenta preti anti-demonio che si “aggiornano” di continuo e le messe nelle quali si manifestano i posseduti. Padre Cataldo: “I casi aumentano frutto di una società malata” Il ricorso a maghi e occultisti e le parole del rituale
 “Satana? Va trattato con rozzezza». Padre Cataldo, al secolo Benedetto Migliazzo, 78 anni, francescano dei Frati minori rinnovati, non ha dubbi. È uno dei trenta esorcisti che opera in Sicilia, un numero che è aumentato in maniera vistosa negli ultimi anni, tanto che le diocesi hanno deciso di organizzare corsi di aggiornamento perché la presenza del maligno è in crescita. «Frutto di una società malata –spiega padre Cataldo - in cui la famiglia è disgregata e lacerata, e il messaggio di Dio trascurato se non cancellato dall’agenda giornaliera».

Già tre anni fa gli esorcisti siciliani vennero allo scoperto organizzando un convegno a Poggio San Francesco al Centro Maria Immacolata per studiare le nuove frontiere per opporsi alla natura satanica e alla dimensione occultistica.
Guidati da Frà Benigno Palilla, autore del libro “Il diavolo esiste, io l’ho incontrato”, per alcuni giorni gli esorcisti sono stati a lezione da illustri teologi che hanno fatto dotte disquisizioni sulle origini del maleficio. La circostanza non sfuggì alla regista Federica Di Giacomo che cominciò a lavorare a “Liberami”, il documentario girato in Sicilia che per la prima volta indaga in questo mondo di posseduti e vessati, premiato pochi giorni fa alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e presentato mercoledì in anteprima al Rouge et Noir per “Italian Doc Screenig”.
Ma dove si annida il diavolo? Quali strade trova per esprimersi e minare il retto cammino dell’uomo? Secondo gli esorcisti sceglie soggetti deboli, in prevalenza donne e giovani. Le manifestazioni di “possessione” sono oggetto di studio medico, ma molto spesso gli specialisti si fermano, incapaci di dare una spiegazione ad alcuni fenomeni.
«Bisogna comunque distinguere la presenza del demonio dalle patologie psichiatriche » – avvertono gli esorcisti siciliani, gli unici che praticano una formazione professionale continua. Perché in Sicilia si fa continuo ricorso a maghi, cartomanti e fattucchiere, l’anticamera degli stati di possessione. E i giovani sempre più spesso sono attratti da messe nere e sedute spiritiche. «Solo a Palermo – spiega padre Cataldo – gli operatori dell’occultismo sono 600 – in Sicilia sono 1600 – Si tratta di persone che approfittano della debolezza psicologica delle persone, che abusano della loro ingenuità». È in questi soggetti che fa breccia il maligno. Ed ecco allora gli ossessi, i depressi, i vessati, i soggiogati e infine i posseduti. Ma questi ultimi sarebbero rari, come peraltro documentato dalla regista Di Giacomo.
Dimenticate il genere horror e i suoi artifizi hollywoodiani del set e calatevi nella realtà degradata della Guadagna. I soggetti ripresi lasciano allo spettatore la percezione di uno stato fluido, qualcosa in cui si possa entrare e uscire nello stesso giorno, creando un fantastico cortocircuito. Si mostra la quotidianità dei soggetti e poi l’improvvisa metamorfosi. Un cambiamento che avviene nel cuore delle “messe di liberazione”, funzioni particolarmente cariche di tensione.
«Si prega a lungo, in presenza di questi soggetti soggiogati e poi - spiega padre Cataldo- si interviene sui singoli soggetti, con la benedizione e il rituale previsto per scacciare Satana. In ogni messa di liberazione è come se ci fosse un concentrato di energia positiva che si oppone al demonio, che ha una totale avversione al sacro e tutto ciò che lo rappresenta: il crocifisso, l’acqua benedetta, il semplice nome di Gesù».
Le immagini delle messe di liberazione alla chiesa della Guadagna mostrano giovani donne che a metà della funzione cominciano ad andare in escandescenze, bestemmiano, roteano gli occhi, sputano e negli stadi più pericolose scagliano oggetti pesanti come tavoli e sedie contro i presenti. Sono scene che lasciano il segno, a prescindere dal fatto se i è credenti o meno. E così la chiesa della Guadagna si affolla di persone che chiedono aiuto a padre Cataldo. È un universo dolente e numeroso a cui padre Cataldo non fa mancare una parola di conforto. Perché l’esorcista è prima di tutto un guaritore che deve ascoltare, valutare e fronteggiare un disagio spirituale o psichico.

E in mezzo a tanta apprensione c’è spazio anche per un fornito. Padre Cataldo che racconta come il diavolo pare abbia una totale avversione per la parola “vastaso”. Passi per «serpente maledetto, menzognero, omicida dell’uomo», ma “vastaso”, proprio non gli cala.
La Repubblica, 16 settembre 2016

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