domenica 14 agosto 2016

Corleone, scioglimento per infiltrazioni mafiose. Emergono i primi motivi della decisione

MARIO MIDULLA
CORLEONE - Emergono le prime indiscrezioni sui motivi che hanno portato il consiglio dei ministri, su proposta del ministro Angelino Alfano, a sciogliere il Comune di Corleone per infiltrazioni mafiose. Sono stati  quattro anni - dal maggio del 2012 in cui venne eletta per soli 19 voti sul candidato sindaco Giuseppe Cipriani - in cui  Lea Savona e la sua amministrazione hanno spesso deliberato atti controversi, attaccati duramente dalle opposizioni e che il Presidente del consiglio comunale ha spesso inviato per intero alla Procura della Repubblica di Termini Imerese , che sta indagando sulle diverse vicende. Si ricordano le minacce in aula rivolte a consiglieri dell'opposizione da parte del pubblico quando si discusse in merito all'assegnazione della gestione  del gioiello naturalistico del Parco delle due Rocche, la cui cascata è meta di visitatori da ogni parte d'Italia.
Si ricorda di una sagra della ricotta in pieno agosto dove a partecipare, dopo una trattativa privata, ci fu una sola ditta con un'offerta senza un centesimo di ribasso sull’importo a base d’asta di 4 mila euro. Fece scalpore anche la vicenda della presunta laurea del sindaco con curriculum cambiato all'interno del sito istituzionale e con molteplici atti firmati con il titolo di dottoressa (anche su questo c'è ancora un'indagine in corso). Ancora problemi pure sul servizio di riscossione e accertamento dei tributi, anche questo assegnato ad una società che ha come referenti appartenenti riconducibili alla mafia di Belmonte Mezzagno. E come non ricordare il consiglio in cui si dibattè dell'assunzione per assistente igienico sanitario della figlia di un capomafia locale in una scuola di Corleone, il cui bando non fu pubblicato sull'albo pretorio del sito. Torna alla mente pure  la Fiera Internazionale "INTERFOOD 2013" a San Pietroburgo, vetrina internazionale organizzata dalla Provincia di Palermo per le aziende locali dove "il Comune di Corleone ha fatto pervenire 1.400 euro a favore della partecipazione di una sola e quindi il Comune di Corleone non solo ha partecipato a un bando che non era rivolto ai Comuni, ma peggio ancora ha pagato per una sola azienda" come denunciavano nel 2013 le opposizioni. Poi come non menzionare l'assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti lo scorso anno con procedura di emergenza alla "No. Ve.Ma." s.r.l. di Bolognetta  e attiva fino a pochi giorni fa prima della revoca per la scomparsa dalla "White List" della Prefettura di Palermo per la perdita dei requisiti necessari per l'ottenimento della certificazione antimafia. Anche le procedure di gara per l'assegnazione della mensa scolastica ai bambini della Scuola dell'Infanzia hanno portato alla luce anomale procedure di assegnazione. Non da meno l'incendio doloso all'escavatore del presidente del Consiglio comunale, Stefano Gambino, che lui stesso ha addebitato alla sua attività politica. Ma una vicenda ha sicuramente lasciato il segno negli ultimi mesi e cioè la mancata costituzione di parte civile nei confronti dell'impiegato comunale Antonino Di Marco, coinvolto nell'operazione "Grande Passo" e che aveva trasformato la sua sede di lavoro in luogo di incontro con i mafiosi della zona. E poi, chissà, che ruolo avrà avuto la vicenda del presunto "inchino" che fece scalpore in tutto il territorio nazionale. Ora si attende il decreto che il sindaco Savona potrebbe impugnare, ma che intanto chiude un capitolo da dimenticare al più presto. "Il Comune di Corleone non sia additato alla gogna mediatica, la Regione sostenga le forze sane del paese" invece è il monito del vicesegretario dell'Udc Totò Lentini, componente della commissione antimafia.
Giornale di Sicilia, 13 agosto 2016
Mario Midulla

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