venerdì 12 agosto 2016

La dannazione di Corleone. Che fa comodo a tutti

Ogni volta che si parla di Corleone, spunta fuori la sua maledizione. Ecco perché.
Sul provvedimento che ha portato allo scioglimento del Comune di Corleone per infiltrazioni mafiose, nulla da eccepire. Esistono motivi e fatti che sono stati valutati nella loro gravità da chi di competenza.

Ma su quella peculiare aura di dannazione risvegliata dalla recente cronaca forse si può aggiungere qualcosa. Poiché non ce n'è uno che, ormai, sfugga alla naturale associazione di idee: “Corleone uguale mafia”, assecondando il canone dell'irredimibilità, la maledizione del paese natale di Riina, Bagarella e Provenzano.
Opportunità ghiottissima per le coscienze bennate: una volta stabilita l'esatta collocazione geografica e metafisica del male con la coppola in Sicilia, basterà un passo di danza in senso opposto per raffigurarsi quali vessilli indiscussi del bene. Un'operazione che si può compiere senza troppa fatica e che garantisce sempre un immacolato ritorno d'immagine. E sono tutti in buonafede, manco a dirlo, nel fare liturgia e professione d'antimafia a costo zero.

Scrive Dino Paternostro, responsabile legalità della Cgil: "Questo è un momento doloroso per i tanti cittadini onesti di Corleone, che non hanno nulla da spartire con la mafia e i mafiosi. Ma serve comunque a fare chiarezza. Chi ha sbagliato deve pagare duramente. Da parte nostra ci impegneremo per ricostruire a Corleone un fronte degli onesti, che lavori per una ripartenza della nostra città, fondata sui valori di legalità e giustizia sociale".

Solfeggia il giovane segretario del Pd, Fausto Raciti: “Ci auguriamo che Corleone possa superare presto questa nuova difficile pagina ed avere un'amministrazione ed un consiglio comunale degni della sua storia migliore". Segue il controcanto di Beppe Lumia: “Bisogna riprendere con più energia e impegno il cammino interrotto. Lo Stato vada oltre l'approccio burocratico al commissariamento. La comunità di Corleone sia messa nelle condizioni di reagire per continuare a costruire la legalità e lo sviluppo".

Parole impeccabili, sorvegliatissime, che svelano forse un retropensiero; parole in cui, loro malgrado e tuttavia, i 'corleonesi onesti' risuonano come una sparuta e indifesa minoranza rispetto a un indefettibile destino, di fatto esclusi da ogni palingenesi: se togli il male. cosa resterà del bene? Esistono, ma solo come l'esigua segnaletica di una titanica lotta – che li vede soccombenti - tra il diavolo, marchiato a fuoco nella sua interezza, e certi notissimi arcangeli che battagliano a colpi di comunicato a petto in fuori. Per la salvezza di tutti, s'intende.

LiveSicilia.it, 12 agosto 2016

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