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mercoledì 10 agosto 2016

Il Consiglio dei ministri scioglie per mafia il Comune di Corleone

Su proposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano il consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia il Comune di Corleone. Nei mesi scorsi diversi episodi avevano creato polemiche nella cittadina che ha dato i natali a i boss Bernardo Provenzano e Totò Riina. In particolare il caso dell'inchino durante una processione religiosa davanti alla casa dove abita la moglie di Riina. I carabineri avevano avviato subito delle indagini e i primi accertamenti hanno portato a un risultato: è emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni era cugino di secondo grado della Bagarella, la moglie di Riina. Il sindaco, Lea Savona, difese il paese minacciando querele. In ogni caso lo scioglimento del Comune avviene dopo un'ispezione prefettizia iniziata a gennaio. Allora la sindaca si era detta "tranquilla": "L'accesso agli atti - diceva la Savona - riguarda l'appalto per la costruzione di un impianto polivalente nei pressi del campo sportivo, deciso dalla precedente amministrazione comunale. L'indagine è collegata all'arresto, avvenuto nel 2014, di un dipendente comunale, Antonio Di Marco, indicato dagli inquirenti come il nuovo capo mandamento". Tra le altre anomalie che la commissione ha indagto anche presunte assunzioni di parenti di boss mafiosi, e manovre attorno al caseificio comunale. Il caso Corleone era sbarcato anche in commissione Antimafia all'Ars.

A seguito di questa ispezione, quindi, sarebbero emerse altre collusioni con ambienti in odor di mafia, da qui la decisione del ministro Alfano di proporne lo scioglimento. Nelle scorse settimane dagli esponenti del Pd a quelli della Cgil, molti avevano chiesto al sindaco e alla giunta di fare un passo indietro.  E per protesta i quattro consiglieri dem, all'opposizione, si erano dimessi qualche settimana fa. In realtà già a febbraio, appena iniziata l'ispezione, si era dimesso il consigliere dem Mario Giarratana, nipote del sindacalista Placido Rizzoto ucciso dalla mafia nel 1948. Il Comune non era stato mai sciolto per mafia nella sua storia.  "È accaduto l'inevitabile, ma io non sono contento. Per colpa di amministratori incapaci di resistere alle collusioni con la mafia, la città di Corleone è stata ricacciata indietro di trent'anni". Così il responsabile legalità della Cgil di Palermo ed ex segretario della Camera del lavoro di Corleone, Dino Paternostro, commenta lo scioglimento per mafia del comune di Corleone. "Questo è un momento doloroso per i tanti cittadini onesti di Corleone, che non hanno nulla da spartire con la mafia e i mafiosi - aggiunge - ma serve comunque a fare chiarezza. Chi ha sbagliato deve pagare duramente. Da parte nostra ci impegneremo per ricostruire a Corleone un fronte degli onesti, che lavori per una ripartenza della nostra città, fondata sui valori di legalità e giustizia sociale".

"Quello che è accaduto al Comunedi Corleone, purtroppo, non stupisce: è il triste esito di una vicenda che era apparsa fin dall'inizio difficilmente recuperabile". Lo dice Fausto Raciti, segretario regionale del Partito Democratico in Sicilia, a proposito dello scioglimento per mafia del Comune di Corleone.  "Poche settimane fa - aggiunge Raciti - eravamo a Corleone insieme al responsabile
 nazionale Giustizia del Partito Democratico David Ermini per esprimere vicinanza ai consiglieri comunali PD che in quelle ore si stavano dimettendo, proprio a rimarcare la percezione di una situazione che stava irrimediabilmente sfuggendo di mano all'amministrazione ed al consiglio comunale. Ci auguriamo che Corleone possa superare presto questa nuova difficile pagina ed avere un'amministrazione ed un consiglio comunale degni della sua storia migliore".

Repubblica-Palermo, 10 agosto 2016

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