martedì 2 agosto 2016

Caporalato, il Senato ha approvato un ottimo testo

di GIUSEPPE LUMIA
Il disegno di legge di conversione del decreto contro il caporalato è stato approvato dal Senato: 190 voti favorevoli, nessun contrario e 32 astenuti. In tempi veloci è stato redatto e deliberato un ottimo testo. Finalmente. In diverse legislature si è provato ad introdurre questo tipo di reato senza mai riuscirci. Adesso la legge va alla Camera per l’approvazione definitiva. E’ un tema di cui mi occupo da anni, da presidente del Movimento del Volontariato (MoVi) insieme a tante realtà del Terzo settore. Più volte abbiamo provato a combattere questa vera e propria piaga sociale che lede tutti i diritti, a cominciare da quelli umani e costituzionali.

Sono stato tra i campi in Campania, in Puglia, in Sicilia … nei villaggi di fortuna dove vivono in condizioni disperate questi lavoratori, nella maggior parte dei casi immigrati, con i loro bambini. Sembrava di scendere all’inferno. Condizioni igienico-sanitarie subumane.
La legge è chiara ed efficace (Vedi nota redatta dall’Ufficio legislativo del Pd). Definisce in modo preciso cos’è “sfruttamento”. Punisce i caporali e le aziende. Allo stesso tempo rende conveniente per le aziende la denuncia del fenomeno, attraverso un sistema tecnico di aggravanti e attenuanti ben articolato. In particolare viene introdotto un fondo per sostenere le imprese che scelgono la strada della legalità e che vogliono migliorare le condizioni di sicurezza e di salute dei lavoratori.
Naturalmente il caporalato è maggiormente diffuso in agricoltura. Le stime sono da capogiro. Riguarda circa 400.000 esseri umani. Di questi ben 100.000 ridotti in condizione di vera e propria schiavitù. Le mafie ci sguazzano, come spesso è emerso da diverse operazioni portate avanti dalle procure antimafia.
Adesso dobbiamo fare attenzione anche ad altri Paesi d’Europa come la Spagna, il Portogallo, la Grecia dove il fenomeno è in forte crescita. Così pure è utile sottolineare che le norme si possono applicare anche al settore dell’edilizia, dove il problema non è meno grave.

Certo, dobbiamo introdurre anche ulteriori meccanismi di convenienza,perché le nostre imprese possano competere sul mercato globale, ma questo non deve mai giustificare forme di sfruttamento e ancor più di schiavismo. I nostri prodotti sono straordinari per qualità e bontà, per cui dobbiamo far leva sulle condizioni fiscali e commerciali al fine di renderli ancor più competitivi. Sarebbe interessante, a tal proposito, riprendere ad esempio la proposta del “doppio prezzo”. Così facendo il consumatore potrà capire il prezzo all’origine pagato all’agricoltore e il prezzo finale pagato proprio dal consumatore. Un modo per scoraggiare le speculazioni e incoraggiare l’accorciamento della filiera.

Insomma, il cammino non sarà facile ma con questa legge si gettano le basi per iniziare e spostare gli interessi e gli approcci aziendali verso i diritti, la qualità e il confronto leale nel mercato. Prevenire e reprimere sono due facce della stessa medaglia. Il nostro Paese, finalmente, segna un passo nella giusta direzione.

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