lunedì 18 luglio 2016

Provenzano, la famiglia ha deciso di cremare il corpo del boss

Bernardo Provenzano
di Felice Cavallaro
Niente più polemiche sui funerali dell’ex capo di Cosa Nostra. Moglie e figli di Bennardo Provenzano hanno, infatti, deciso di cremare la salma. È la prima volta nella storia
Moglie e figli di Bernardo Provenzano hanno spiazzato tutti. Soffocando sul nascere la polemica sui funerali del grande capo di Cosa nostra. Non ce ne saranno non solo perché il questore li ha vietati e la sindaca di Corleone Lea Savona aveva deciso di bloccare l’accesso del feretro sulle vie principali. Non ce ne saranno perché per la prima volta nella storia dei grandi capi di Cosa nostra la famiglia ha deciso di cremare il corpo del boss.


Corteo annullato
Autorizzazione avanzata mercoledì mattina da Angelo Provenzano, il più grande dei due figli, in contatto con l’avvocato Rosalba Di Gregorio che dalla Sicilia conferma la scelta. Si fa tutto a Milano da dove la moglie Saveria Palazzolo e i due giovani partiranno per il paese natio di Totò Riina e Provenzano senza carro funebre. Annullando così i contatti che erano già stati presi con l’unica agenzia di pompe funebri di Corleone, quella di Luigi Nicosia, pronto a fare da staffetta all’arrivo del feretro per le pratiche al cimitero.
Arriverà invece solo un’urna cineraria. E salteranno i dubbi sul divieto del questore Guido Longo per ragioni di ordine pubblico. Divieto che comunque riguardava solo il funerale, come ha precisato il vescovo della diocesi di Monreale, monsignor Michele Pennisi: «Una preghiera non si può negare a nessuno e il cappellano del cimitero o un altro sacerdote, se richiesti, benediranno quel che resta di un uomo... Avremmo comunque evitato l’esaltazione del defunto, perché in questi casi le esequie spesso si trasformano in una messinscena finalizzata o a celebrare o a, al contrario, a demonizzare. In entrambi i casi non c’è nessuna valenza religiosa, casomai solo sociale...».
Il vento cambia
In sintonia la sindaca, in viaggio tra Fatina e il cammino di Santiago de Compostela per un pellegrinaggio da tempo programmato: «Se avessi potuto scegliere io, non avrei voluto Provenzano a Corleone nemmeno da morto. Sarebbe stato meglio seppellirlo a Milano, invece di farlo tornare in paese». E il vescovo, anche lui fuori sede, in Toscana: «La lontananza dei boss aiuta e la morte di Provenzano sarà un ostacolo in meno per il riscatto di questo paese popolato non solo da pochi malavitosi ma anche da tanti cittadini onesti che non meritano di essere marchiati come mafiosi, decisi a mobilitarsi mentre si avverte che il vento comincia a cambiare...».


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