mercoledì 22 giugno 2016

Presentato in anteprima a Roma "Terre Rosse", il docu-film che racconta i campi della legalità

Da sx: Paolo Borrometi, Ivan Pedretti, Alessio Gallotta,
Susanna Camusso, Valeria Fedeli, Dino Paternostro
ROMA - Cultura della legalità, lotta alla criminalità, lavoro, rispetto delle regole, dignità delle persone, memoria, rapporto tra generazioni. C’è tutto questo, e altro ancora, dentro il docu-film Terre rosse, realizzato dal regista David Fratini e prodotto da LiberEtà in collaborazione con lo Spi Cgil nazionale, che racconta in presa diretta le esperienze vissute dai volontari, giovani e anziani, nei campi della legalità promossi da Arci e Libera, in collaborazione con Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, la Rete degli studenti medi e l’Unione degli universitari, nei terreni e nei beni confiscati alle mafie.
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La proiezione in anteprima del film, avvenuta lo scorso 20 giugno alla Casa del jazz, a Roma, uno dei luoghi simbolo della lotta alla criminalità organizzata nella Capitale in quanto confiscato al “cassiere” della banda della Magliana e affidato al Comune di Roma nel 2001, è stata introdotta dal segretario nazionale dello Spi, Lucia Rossi, e dall’amministratore delegato di LiberEtà, Miriam Broglia. Presente, ovviamente, anche il regista, David Fratini, che in un breve saluto ha voluto dedicare la sua opera a Mario Nicosia, ultimo superstite della strage di Portella delle Ginestre, scomparso lo scorso 16 maggio, di cui il film contiene una testimonianza su quel tragico 1° maggio 1947.
Si è trattato di una iniziativa che ha coinvolto centinaia di persone e che dopo la proiezione è proseguita con una tavola rotonda che ha messo a fuoco numerosi temi e che ha offerto spunti di approfondimento e di riflessione per il futuro prossimo, e alla quale hanno partecipato il vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti, il responsabile legalità della Cgil di Palermo, Dino Paternostro, e il giornalista, Paolo Borrometi, che vive sotto scorta per i suoi articoli contro la mafia.
«Il senso dei campi – ha detto Susanna Camusso – è in primo luogo quello di conservare la memoria dei beni confiscati trasformandoli in esperienze utili di lavoro. I ragazzi che partecipano ai campi della legalità hanno la possibilità di scoprire che il valore del lavoro, di scoprire il rapporto che esiste tra il fare e il prodotto di quel fare, di comprendere l’importanza dei diritti e delle condizioni del lavoro».
«La realtà dei campi della legalità – ha aggiunto Valeria Fedeli – purtroppo è poco conosciuta al di fuori della cerchia di quanti vi partecipano, dal momento che i mezzi di comunicazione ne parlano poco o non ne parlano affatto. Per questo credo che ci siano le condizioni per presentare il film in una sede istituzionale come quella del Senato». Sempre a giudizio del vicepresidente del Senato «il film evidenzia in maniera molto precisa il rapporto tra generazioni. Le vecchie generazioni devono saper guardare alle nuove con occhi diversi, senza imporsi, ma con la capacità di ascolto e di costruire le relazioni. Mettere a disposizione sapere, conoscenze e memoria come fa lo Spi è molto efficace perché lascia alle nuove generazioni lo spazio per ascoltare e scegliere di trasformarlo in un’azione nuova».
«Il film racconta tre campi, uno al Sud, uno al Centro e uno al Nord – spiega Ivan Pedretti –, ma quelli che noi realizziamo sono sedici in tutta Italia. E questo perché la mafia è un problema che investe tutto il paese e non soltanto alcune zone. Lo scopo delle nostre iniziative, che tengono insieme giovani e anziani, è quello di trasmettere esperienze e memoria di quelle esperienze. Il messaggio che vogliamo dare ai giovani – ha aggiunto il segretario generale dello Spi – è quello relativo all’importanza del rispetto della legalità, di avere il coraggio della vita normale. Noi dobbiamo far conoscere il più possibile questo film e non limitarci a fare iniziative in luoghi chiusi, ma dobbiamo andare nel territorio, dove ci sono le persone in carne e ossa. Perché l’illegalità si combatte facendosi vedere, stando sul campo. Certo si rischia, ma soltanto chi non si mette in discussione non rischia».
Per il giornalista Paolo Borrometi il film aiuta a conoscere un’esperienza importante che si sta facendo nel nostro Paese ed afferma la cultura della parola e del confronto contro il silenzio che vorrebbero imporre le mafie.

“I campi di lavoro e di studio sui terreni confiscati alle mafie costituiscono un’inedita esperienza di antimafia sociale – ha sottolineato Dino Paternostro – che ormai coinvolge migliaia di ragazze e ragazzi in tutt’Italia, che interagiscono con centinaia di anziani dello Spi, i quali non preparano loro solo i pasti, ma principalmente contribuiscono a quello scambio di esperienze intergenerazionali, fondamentale per la crescita del paese”.

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