martedì 7 giugno 2016

Mafia / Corleone - Il caso dell'inchino a Corleone, monsignor Pennisi: "Cambieremo percorso"

Via Scorsone, la via dove abita la famiglia Riina-Bagarella
RICCARDO CAMPOLO
Intanto i vertici della confraternita hanno deciso di dimettersi. I cittadini si mostrano infastiditi per quella che considerano una "montatura giornalistica". Il sindaco Savona: "La Bagarella quel giorno era a Parma"
07 giugno 2016 19:15
Mentre l’opinione pubblica si divide in due fazioni sulla polemica dell’inchino, gli abitanti di Corleone sembrano concordi sul fatto che si sia trattato di una montatura giornalistica. “Veniamo condannati ogni giorno per la storia di questo paese”, dicono in tanti. I “vertici” della confraternita di quartiere che trasporta la vara di San Giovanni, all’indomani del fatto, si sono dimessi con una mossa che ha sorpreso un po’ tutti. “Da quello che ho saputo - spiega il sindaco Leoluchina Savona - la signora Bagarella non era neanche in casa, ma si trovava a Parma. Ho parlato coi ragazzi della confraternita e sono molto dispiaciuti per l’accaduto”. Non si scompone neanche per la parentela di uno dei confrati, cugino di secondo grado di Giovanni Grizzaffi, nipote del super boss Totò Riina. “E’ un bravissimo ragazzo - aggiunge il Sindaco - che non può essere coinvolto solo per il suo cognome”.VIDEO - POLEMICA SULL'INCHINO, GLI ABITANTI: "UNA MONTATURA"

Girando per il paese non sono in tanti a voler rispondere alle domande. Alcuni si mostrano a dir poco infastiditi, altri sostengono di non saperne nulla. In pochi mostrano la voglia di dire la loro sull’accaduto. Tra questi non c’è Domenico Mancuso, parroco della chiesa di Santa Maria, che si trincera nel silenzio della sua sagrestia: “Non ho nulla da commentare. Le poche parole che ho voluto dire sulla vicenda le trovate già sui giornali”. E’ lui il ministro della chiesa dove si appoggia la confraternita, perché la chiesa di San Giovanni sembrerebbe non essere utilizzata e chiusa per buona parte dell’anno. Tanti abitanti si trovavano ieri nella villa comunale per una manifestazione. Sulle ringhiere all’ingresso due striscioni con l’hashtag #noinonciinchiniamo.
Alla base della polemica una sosta in via Scorsone, dove al civico 24 abita Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina. Lei, però, probabilmente non era presente, nonostante nell’informativa si parlasse delle tre sorelle Ninetta, Manuela e Matilde. Il percorso dei confrati, concordato con la diocesi, è sempre lo stesso da anni e non prevede a priori delle pause. Alcuni degli abitanti di Corleone, proprio per evitare polemiche, considerano positiva l'ipotesi di cambiare il tragitto seguito dalla processione, anche se ciò dovesse fare a pugni con la tradizione religiosa. Dello stesso avviso l’arcivescovo della diocesi di Monreale Michele Pennisi, che ha nominato una commissione d’inchiesta per accertare il perché della sosta.
“Dopo l’incontro di ieri - spiega monsignor Pennisi (nella foto a destra) - è venuta fuori un’unica versione secondo la quale non c’è stato alcun inchino. E’ più corretto parlare di una sosta, dettata dalla stanchezza di chi spingeva il simulacro e dalla calca di gente che rischiava di essere investita. Intanto presidente e vicepresidente si sono dimessi. Questa, però, non va letta come un’ammissione di colpevolezza. Hanno voluto agevolare le indagini. Ad ogni modo dal prossimo anno prenderemo in considerazione di cambiare il percorso e stabilire le relative pause con le forze dell’ordine, per evitare problemi e strumentalizzazioni”.

Anche Dino Paternostro, responsabile del dipartimento legalità e memoria storica Cgil Palermo - apostrofato dal genero di Riina Antonio Ciavarello quale "buffone" insieme al giornalista de Repubblica Salvo Palazzolo - sembra avallare la proposta dell’arcivescovo. “Sarebbe bastata un po’ di accortezza ed evitare una sosta in quella strada lunga un’ottantina di metri. Meritoria la decisione dei confrati di lasciare le cariche. Più in generale ritengo paradossale mettere sullo stesso piano quanto riferito dalle forze dell’ordine e quanto sostenuto dai parenti dei mafiosi. Mi chiedo poi se il Sindaco abbia saputo del viaggio della signora Bagarella da fonti sue o si sia affidata a qualche post su Facebook”.

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