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mercoledì 22 giugno 2016

Casarrubea e Lo Jacono, oggi la commemorazione a Partinico

Un momento della commemorazione
Campo: “La loro sfida per i diritti è ancora la nostra sfida di oggi”
Palermo 22 giugno 2016 – Commemorati oggi a Partinico i dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo lo Jacono, colpiti a morte durante l'assalto alla Camera del Lavoro di Partinico nella notte tra il 21 e 22 giugno di 69 anni fa. Casarrubea morì sul colpo. Lo Jacono, ferito con trenta colpi di arma da fuoco, morì dopo sei giorni, in ospedale. Sono stati prima deposti due mazzi di fiori al cimitero, presso le loro tombe. Erano presenti il nipote Maurizio Casarrubea e il figlio di Vincenzo, Francesco.  Quindi, un corteo con i gonfaloni del Comune, presenti il sindaco, il presidente del consiglio comunale e i dirigenti della Cgil con lo striscione della Camera del Lavoro di Partinico, è partito dalla sede sindacale, in via Roma, per recarsi al civico 321 di corso dei Mille, la vecchia sede della Camera del Lavoro teatro della strage del 1947.
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In quella stessa notte avvennero anche gli assalti alle Camere del Lavoro di Borgetto, Cinisi, Carini, Monreale e San Giuseppe Jato.
Ad aprire la commemorazione è stato il segretario della Camera del Lavoro di Partinico Pino Gagliano. “Quello di oggi è un appuntamento importante – ha detto Dino Paternostro, responsabile Legalità della Cgil Palermo – Una tappa del nostro calendario della memoria. Gli ideali per cui lottavano i nostri dirigenti sindacali uccisi sono vivi e sempre attuali. Ancora oggi c'è lo stesso bisogno di libertà e di democrazia. La strage di Partinico, con i mitra e le bombe a mano, ad opera della banda Giuliano, aveva come scopo quello di fermare il movimento di rinnovamento che si stava affermando con le lotte del movimento contadino nell'Italia uscita dal ventennio fascista”.    

“Siamo qui per ricordare la nostra appartenenza e l'identità del mondo del lavoro, che ha pagato un prezzo di sangue altissimo – ha detto il segretario della Cgil Palermo Enzo Campo, che ha concluso l'iniziativa   -  E siamo qui  per ricordare una verità storica ormai assodata, le lotte organizzate dal movimento dei lavoratori, dal Pci e dal Psi. Quel Blocco del popolo che si aggregò contro il Blocco sociale composto da Dc, agrari e mafiosi, con la complicità di mondo religioso e magistratura, allora ben distanti dai principi che ispirano la Chiesa di papa Francesco e l'azione della magistratura dagli anni Ottanta e Novanta  in poi. Bisogna avere il coraggio di fare i conti fino in fondo con questa verità”.  “La Cgil – ha aggiunto Campo – vuole ricordare i suoi morti, i tanti sindacalisti uccisi dagli anni '40, '50 '60, e segnare la continuità di questa storia con quella dei carabinieri, dei poliziotti, dei magistrati, dei professori, dei giornalisti uccisi per avere avuto  la forza di ribellarsi al potere politico-mafioso. A legare queste storie è il filo rosso del  lavoro, della libertà, dell'emancipazione, della dignità, della giustizia sociale. La nostra non è una storia di parte: siamo qui per far sì che sia la storia di tutti”. “Oggi a Partinico, così come a Borgetto e a Balestrate – ha proseguito Campo - la mafia non è stata ancora sconfitta, ma c'è anche un forte movimento antimafia che continua le lotte portate avanti dai nostri dirigenti sindacali, e da altri, come Danilo Dolci, per il rispetto dei diritti. Ancora come allora è il lavoro al centro. I nostri giovani emigrano non più con la valigia di cartone ma con i voli low cost. Partinico è al buio, i negozi chiudono, le attività sono in crisi. Non può essere solo l'amministrazione comunale a dare risposte.  Noi siamo qui per continuare la sfida, come Cgil stiamo proponendo un nuovo Statuto dei lavoratori che parla a 24 milioni di italiani che vivono di lavoro e che mette al centro i diritti”. 

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