domenica 26 giugno 2016

Brexit, gli abissi del voto inglese

di FRANCESCO GESUALDI
Gli elettori della Gran Bretagna "hanno deciso di uscire dall’Unione europea perché vogliono alzare muri ancora più alti da un punto di vista umano e sociale" scrive Francesco Gesualdi. Avrei potuto gioire – aggiunge - se il voto fosse stato contro quest’Europa che "è diventata insopportabile", avendo "assunto come atto di fede il credo mercantilista, se fosse il segnale di un popolo che dichiara di non poterne più di questa politica" 

Gli inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione europea. Dobbiamo gioirne o rattristarci? La risposta dipende dalle ragioni che hanno spinto gli inglesi a questa scelta. 
Me ne sarei rallegrato se quest'abbandono fosse stato dettato dalla volontà di non voler più stare in un’Europa che ha assunto come atto di fede il credo mercantilista, ponendosi come solo obiettivo quello di trasformare l’Europa in un’arena a disposizione delle grandi imprese. Perché queste possano gareggiare fra loro a chi fa più soldi sulla pelle dei lavoratori, della salute dei consumatori, del benessere collettivo. 

Nell’intenzione dei padri fondatori, l’Europa doveva essere una grande unione politica tesa a colmare le differenze economiche, a garantire a tutti il medesimo livello di vita, gli stessi diritti, gli stessi livelli di sicurezza sociale, sanitaria, culturale. In una parola, doveva essere l’Europa dell’uguaglianza sociale, politica ed economica. Invece è diventata l’Europa della concorrenza e del saccheggio sociale, perché l’idea è stata scippata dal potere economico che ha trasformato l’Europa in uno spazio senza frontiere per quanto riguarda le merci, gli affari, la possibilità di sfruttare i lavoratori e depredare i cittadini, ma con muri altissimi per ciò che concerne l’elevazione umana, sociale ed economica dei suoi cittadini. È emblema di questo mostro la gestione del debito pubblico, strumento perfetto per permettere alle banche di arricchirsi saccheggiando la ricchezza collettiva, di creare quel tanto di disoccupazione che serve per costringere i lavoratori ad accettare ribassi salariali e precarietà, per demolire ogni forma di intervento pubblico e mettere a disposizione dei privati nuovi spazi di affari.

Quest’Europa è diventata insopportabile e avrei gioito dell’uscita della Gran Bretagna se fosse stato il segnale di un popolo che dichiara di non poterne più di questa politica. Invece no: gli inglesi hanno deciso di uscire dall’Unione europea perché vogliono alzare muri ancora più alti da un punto di vista umano e sociale. I sostenitori dell’uscita hanno usato come motivazione prevalente i flussi migratori. Hanno attaccato il solo aspetto su cui l’Europa chiedeva condivisione sociale che è la ripartizione dei richiedenti asilo. Hanno dipinto i migranti come ladri che vogliono rubare ciò che è nostro, che vogliono impoverirci, che ci porteranno tutti nella disperazione. Un misto di paura e di istinto primordiale a difendere ciò che pensiamo sia "nostro" ha prevalso e la Gran Bretagna se ne va per non essere costretta a condividere con nessuno la sua ricchezza. È la logica della Lega Nord e speriamo che non sia anche quella del Movimento 5 stelle, che su tutto ha espresso opinioni, fuorché sull’equità e la solidarietà sociale.

I mercati hanno risposto negativamente al voto inglese, ma solo perché sono in preda all’incertezza. Quando si renderanno conto che nulla cambierà sul piano dei rapporti economici, perché l’Inghilterra indipendente si affretterà a stipulare con l’Unione europea un trattato di libero scambio "tipo TTIP" (Transatlantic Trade and Investiment Partnership), chissà che il potere economico di tutta Europa non soffi per la totale disgregazione politica dell’Unione, e per lasciare in piedi solo trattati commerciali. 
Soluzione perfetta per la costruzione di un mondo che trasferisce tutti i diritti dalle persone alle merci.

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