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venerdì 13 maggio 2016

Fillea, lettera ai deputati nazionali sulle situazioni di crisi delle aziende confiscate

“Chiesti i piani industriali. L’agenzia si sottrae al confronto”
Palermo 13 maggio 2016 – La Fillea Cgil Palermo ha inviato una lettera ai deputati parlamentari sulla questione delle aziende confiscate alla mafia che rischiano il fallimento. La Fiom ha sollecitato azioni urgenti per  invertire il trend: le aziende sottratte alla mafia, e amministrate dallo Stato, chiudono. “Chiudono sopratutto perché il sistema di gestione che si è creato è  autoreferenziale, non c’è  alcuna reale verifica sull'efficacia dell'azione di management”, denuncia il segretario della Fillea Cgil di Palermo Francesco Piastra, che ha inviato la missiva ai senatore Corradino Mineo, Fabrizio  Bocchino, Francesco Campanella e al deputato Erasmo Palazzotto, che hanno partecipato il 29 aprile scorso a una recente iniziativa della Fillea per fare il punto sulle confische.

     La Fillea chiede ai deputati  un sostegno per sollecitare il governo in un'azione di intervento  e controllo sulle questioni urgenti e drammatiche create da una gestione “inefficiente e poco  trasparente” delle aziende confiscate, che rischiano di chiudere malgrado siano altamente qualificate nel loro settore di riferimento. “Per tali aziende, contrariamente alle previsioni di legge, si prospetta un licenziamento di massa, ingiusto per i lavoratori, dannoso per l'economia, disastroso per l'immagine dello Stato”, aggiunge Piastra, che chiede la  reale applicazione della legge e la messa  a disposizione dei sindacati delle informazioni su indirizzi e linee guida dell’ Agenzia  dei beni Confiscati,  sull’elenco di tutte le aziende con e  valore economico di ciascuna e numero dei dipendenti. La Fillea sollecita inoltre l’albo nazionale degli amministratori giudiziari e degli esperti e le relazioni sulla gestione delle aziende.
   “La nostra esperienza - continua Piastra - ci dice che, nelle aziende sequestrate o confiscate, si escludono i lavoratori,  i primi interessati alla buona ed efficace gestione aziendale, dalla possibilità di verifiche reali. Vi sono grandi disponibilità a fornire informazioni generiche, ma nessuna risposta viene data laddove le domande siano poste in termini specifici”.
      Tra i  punti di crisi, dove si riscontrano   le difficoltà indicate, c’è la vicenda della confisca definitiva della aziende edili del gruppo Aiello (azienda edile con ingente patrimonio e attestazione soa  per gli appalti ai massimi livelli). E' stata costituita una cooperativa di lavoratori, sorta con lo scopo di far proseguire l'attività produttiva. La costituzione di tale cooperativa è stata richiesta e sollecitata richiesta dalla stessa Agenzia dei Beni Confiscati con l’ impegno a  favorirne lo start up e  a  definire   un progetto industriale, con  una proposta di affitto non oneroso di un “compendio aziendale” privo dei debiti della passata gestione. Il tutto con l'impegno del sindacato a svolgere il ruolo di   soggetto facilitatore e di garanzia per i lavoratori, e  il pieno coinvolgimento nel progetto della Lega delle Cooperative. “Nonostante numerose sollecitazioni, fatte alla fine anche per iscritto, i punti  su cui l’Agenzia  si era impegnata  sono stati finora  disattesi e nessuna risposta è stata   fornita- prosegue Piastra -  Avremmo potuto affrontare questa e altre urgenti situazioni, come quelle relative all’ Immobiliare Strasburgo, all’Immobiliare Raffaello, all’Immobiliare Sansone, poste durante l'assemblea cui hanno partecipato i deputati, ma  l’Agenzia si sottrae al confronto”.

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