lunedì 23 maggio 2016

Che fine fecero i siciliani emigrati dall'isola dopo i fasci contadini?

Emigrati siciliani in stazione
“La storia vergognosa” il sequel “necessario” del primo cortometraggio di Nella Condorelli riannoda il filo di una vicenda dimenticata, ricostruendo un aspetto poco indagato dell’emigrazione fine ‘800. Condorelli ha seguito le tracce di uomini e donne dei Fasci siciliani dei Lavoratori, forzati ad emigrare verso le Americhe dopo la repressione sanguinosa del movimento; e ne ha ricostruito le storie di vita e destini collettivi da una riva all’altra dell’oceano. La presentazione del progetto cinematografico venerdì 20 maggio, alle 11,50 a Villa San Giovanni, ad Erice (TP), nel corso del meeting internazionale Fourth International Conference on Mediterranean Studies - The Mediterranean as Lived and Dreamed by Insiders and Outsiders, organizzato dall’Indiana University e dal professor Antonio C. Vitti con la collaborazione di Anthony Julian Tamburri, Jerry Pilarski e Pinola Savalli.
Nel 2013 la giornalista e documentarista Nella Condorelli ha girato “1893. L'inchiesta”, film documentario che ricostruisce per la prima volta, la vicenda dimenticata dei Fasci siciliani dei Lavoratori. Tra il 1890 ed il 1910 più di cinque milioni di persone partirono dall’Italia verso la Americhe. E’ la prima grande ondata migratoria della storia nazionale, composta soprattutto da miseri contadini, piccoli artigiani, uomini e donne, che partivano dal Sud, dalla Sicilia. Definiti “no white” nei registri di Ellis Island, non erano su un gradino più alto rispetto agli schiavi liberati dalle piantagioni, non erano amati e neanche sopportati. “Ho deciso di lavorare a questo soggetto perché alla fine di ogni proiezione del mio precedente documentario “1893. L’inchiesta” il pubblico mi pone sempre la stessa domanda: che fine fecero le migliaia di contadini, uomini e donne, che animarono in Sicilia i Fasci dei Lavoratori, il primo sciopero organizzato per i diritti del lavoro dell’Italia unita? – spiega Nella Condorelli – Per questo ho deciso di approfondire la vicenda, e ho cominciato a seguire le tracce lasciate da lettere, documenti ufficiali, certificati di matrimonio o di morte”.

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