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giovedì 21 aprile 2016

Il referendum del 17 aprile in Sicilia tra Gela e Sciacca


NICOLA CIPOLLA
A  pag. 3 dell’edizione siciliana di Repubblica del 19 aprile u.s. sono messe giustamente accanto l’alfa e l’omega dei controversi risultati referendari in Sicilia.
Antonio Fraschilla parla di Gela, con il record negativo dei votanti (15%) e accanto Gioia Scarlata parla di Sciacca, capitale del fonte antitrivelle, con  quasi il 54%. Le due città,   a poche decine di Km l’una dall’altra, sulla costa meridionale della Sicilia, a metà del secolo scorso hanno scelto due linee di sviluppo alternative. Sciacca, assieme a Ribera e Menfi, ha puntato sull’irrigazione delle dighe dell’ESE e sulle cantine sociali con migliaia di  soci, su un’agricoltura avanzata analoga a quella che, all’altra estremità dell’Isola, a Vittoria, si sviluppava attraverso l’irrigazione  e  le serre.
Nel 1963, a Sciacca, ad iniziativa dell’amministrazione comunale socialcomunsta,  quello che era un modesto approdo fu trasformato in un moderno porto con attualmente 150 grandi pescherecci, quota importante dell’occupazione in collegamento anche con lo sviluppo del turismo,  con colossi come la francese “Rocco Forte” e il gruppo, inglese, “Aeroviaggi”, ma soprattutto con una  rete di duecento B&B e case vacanza. Delle tredici  richieste di perforazioni presentate nello specchio d’acqua antistante Sciacca, undici sono state archiviate e per le altre due (la francese Schlumberger e la Northern Petroleum) è in corso una battaglia che dura ormai da parecchi anni anche perché c’è memoria di uno sversamento a mare di prodotti petroliferi. Questa situazione ha fatto si che tutte le forze politiche presenti a Sciacca, oltre i movimenti e le associazioni, da Forza Italia a NCD dell’attuale sindaco Di Paola, al M5S, alla corrente renziana del PD e naturalmente a SEL, hanno sostenuto la straordinaria partecipazione al voto del referendum. Il discorso è rovesciato a Gela dove uno sviluppo analogo a quello di Vittoria e di Sciacca, Menfi e Ribera è stato bloccato dall’iniziativa di Mattei. Nei primi anni ’50, infatti, Mattei scelse Gela per costruire raffineria e impianti petrolchimici su circa tremila ettari di latifondo che era stato proprio assegnato attraverso le lotte per la Riforma agraria a circa 1.500 braccianti e contadini poveri. Gli assegnatari, contro il parere della CGIL e della Confederterra, furono indotti da Mattei a cedere le loro quote in cambio di un milione di vecchie lire (una tantum) e soprattutto dell’impegno, realizzato, di occupare nella nuova industria un componente della famiglia degli assegnatari. Lo sviluppo di questo mostruoso impianto impedì, per circa 60 Km ad est e ovest di Gela, la crescita di una economia analoga a quella di Vittoria e di Sciacca, ed ora, dopo la privatizzazione dell’Eni e  l’ entrata in crisi  del sistema petrolifero, con la caduta del prezzo di oltre il 50%, ha portato alla decisione di chiudere l’ultimo residuo del vecchio petrolchimico ridotto ad una raffineria del micidiale residuo velenoso il pet coke. Queste vicende spiegano che a poche decine di km di distanza gli stessi partiti politici e organizzazioni sindacali che a Sciacca si sono uniti, senza distinzioni di destra e sinistra, contro le trivellazioni si sono ritrovate, sotto la guida di Crocetta, ex funzionario dell’Eni, a predicare l’astensionismo che ha portato Gela al clamoroso risultato negativo. Mentre a Sciacca, seguendo la linea promossa dalla FIOM Nazionale di Landini,  la CdL e tutti i sindacati si schieravano nel fronte anti trivelle, a Gela con il pesante intervento, anche personale, di Emilio Miceli, segretario nazionale della CGIL chimici, il sindacato è stato il promotore principale dell’astensionismo. La manovra di Renzi, tempi abbreviati per il referendum e cedimento sulla parte essenziale delle proposte referendarie (che costituisce però un successo del movimento) hanno portato a risultati contraddittori il 17 aprile. Ma ora, in vista dei referendum costituzionali (senza quorum) e di quelli  tematici (sulla scuola, contro il jobs act ed ora, ad iniziativa dei sindacati sulle leggi che regolano il rapporto di lavoro) la CGIL, ad iniziativa della Camusso, dovrà trovare l’accordo tra Landini e Miceli e in ogni caso sviluppare un grande movimento popolare che può portare sia al raggiungimento di obiettivi concreti sia, soprattutto, per la presa di posizione di Renzi, ad una caduta dell’attuale governo che faccia dell’Italia e della Sicilia , con il sole del Mediterraneo, il centro propulsore di una nuova fase dello sviluppo economico e democratico dell’intera area mediterranea secondo l’ispirazione di Papa Francesco.
Nicola Cipolla

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