venerdì 11 marzo 2016

LETTERA DA CORLEONE. Commemorazione Rizzotto: "I volti gioiosi e puliti dei nostri bambini..."

I bambini di Corleone espongono il loro striscione
DINO PATERNOSTRO
Si, in effetti a Corleone la piazza per commemorare Placido Rizzotto alla Cgil non l’avevano negata nemmeno negli anni ’50 “imperando” don Michele Navarra. E nemmeno negli anni ’80 “imperando” don Vito Ciancimino. Ma i tempi cambiano e quest’anno abbiamo dovuto fare i conti col “niet” immotivato dell’amministrazione comunale, che è sott’inchiesta da parte del ministero dell’interno per il pericolo di infiltrazione mafiosa. Non è la facile polemica, però, che ci interessa. Specie nella giornata di oggi, con ancora negli occhi i volti gioiosi e puliti dei bambini della scuola elementare, che hanno voluto insieme a noi ricordare Placido Rizzotto con cartelloni colorati e tante belle poesie. “Rosse bandiere sui verdi campi incolti –
diceva una di esse scritta da Elena – a lottare per i nostri diritti eravamo in molti, Placido Rizzotto primo fra tutti, perché del nostro lavoro potessimo raccogliere i frutti. La mafia ti ha voluto morto, ma dai nostri cuori nessuno ti ha mai tolto”. Ed altre, tante altre: di Roberta, di Giulio, di Elisabetta, di Erica. Magari non vinceranno mai un premio letterario, ma il premio dell’impegno civile sì. Nel paese dove ancora i familiari di Totò Riina e Bernardo Provenzano vengono guardati con “rispetto”, nel paese i cui equilibri mafiosi vengono mantenuti da personaggi come il boss Rosario Lo Bue, che ha la palazzina dove abita confiscata dallo Stato, ma che nessuno gli dice di lasciare, è ammirevole l’impegno civile di questi ragazzini, delle loro famiglie e delle loro maestre. Si tratta di quell’esercito di cui parlava Gesualdo Bufalino, necessario più della polizia e dei carabinieri per sconfiggere la mafia. Sono loro, infatti, che davanti alla tomba di Placido Rizzotto hanno il coraggio di dire che i mafiosi sono degli assassini senza cuore e Placido un eroe di cui essere fieri. Una “rivoluzione” culturale per la quale la Cgil ha lavorato molto in questi anni. E adesso non si può più, non si deve tornare indietro. L’hanno sottolineato anche gli alunni della scuola media e gli studenti del liceo e della scuola agraria, anch’essi presenti alla mafestazione. E poi l’Anpi, l’associazione Libera, l’Arci, il Centro Pio La Torre, la Legacoop, le cooperative sociali che lavorano sui terreni confiscati alla mafia: la “Placido Rizzotto”, la “Pio La Torre” e la “Laoro e non solo”, tutti presenti alla manifestazione. Una bella giornata di memoria e di impegno, per Rizzotto e per tutti gli altri sindacalisti della Cgil assassinati dalla mafia nel primo e nel secondo dopoguerra. Dai Fasci dei lavoratori siciliani di fine ‘800 fino agli anni ’60, sono circa 160 i caduti per mano dei mafiosi o dell’apparato repressivo dello Stato del secolo scorso. La Cgil li sta ricordando tutti, uno per uno, nei loro paesi, insieme ai loro familiari. Il 10 marzo abbiamo Rizzotto, il 2 marzo avevamo ricordato Epifanio Li Puma, capolega di Petralia Soprana, fra poche settimane ricorderemo Calogero Cangelosi, capolega di Camporeale, che la feroce mafia di Vanni Sacco assassinò 20 giorni dopo Placido, il primo aprile nel 1948. Per Cangelosi arriveranno a Palermo e a Camporeale i suoi nipoti che da tempo risiedono a Grosseto in Toscana. Con loro ci sarà anche il segretario della Camera del lavoro di quella città, che negli anni ’50 accolse la vedova Cangelosi e i suoi figli, disperati perché avevano perso il marito e il padre. È questo il nostro “calendario della memoria”, che vogliamo onorare fino in fondo, perché la memoria costruisce futuro, un futuro che è già cominciato con i giovani delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati e con i produttori onesti dell’associazione “Fior di Corleone”. E che nessuno potrà fermare, nemmeno i “niet” di un’amministrazione “maldestra” ormai fuori dalla storia.

Dino Paternostro 

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