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giovedì 10 marzo 2016

DUE FATTI DI SICILIA: UN SUICIDIO PER LAVORO E UN'OFFESA A RIZZOTTO E ALLA NOSTRA STORIA

Oggi sui giornali ho letto due notizie che raccontano fatti avvenuti in Sicilia e di cui voglio parlare. La Stampa, con un articolo di Riccardo Arena, ci informa di un processo intentato dai parenti di una donna, Rosa Lo Nardo, suicida per le vessazioni subite dai dirigenti di una grande azienda farmaceutica. Si tratta della Farmitalia. La Lo Nardo, informatrice medico scientifico, assunta a Palermo è stata poi trasferita a Trapani, Teramo, L'Aquila, Chieti e Campobasso, infine licenziata. La procura di Palermo ritiene che la Lo Nardo ha subito non solo continui trasferimenti ma pensati vessazione e, dice La Stampa, si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di due manager della Farmitalia, Fabio Scaccia e Rosario Emanuele Raiti. La tragica fine di questa giovane donna mi ha molto colpito. Ma è anche un segno dei tempi. Stupisce l'assenza del sindacato in tutta questa vicenda, ma il clima che si respira ha dato anche ai cosiddetti manager poteri e arroganza che ricordano tempi che il sindacato e la lotta sociale e politica della sinistra aveva cancellato. Vedremo come finirà il processo.
L'altra notizia l'ho letta sul Fatto, non su L'Unità. A Corleone, la sindaca, Lea Savona, eletta in una lista di centrodestra (vinse per 19 voti contestati), ha negato Piazza Garibaldi alla CGIL, che come tutti gli anni ricorda Placido Rizzotto, ucciso dalla mafia il 10 marzo di sessantotto anni fa. La sindaca ha comunicato che la manifestazione in quella Piazza l'avrebbe fatta lei e l'amministrazione comunale, dato che Rizzotto appartiene a tutti. Ma questa amministrazione non ha certo le carte in regola per quella celebrazione. Una vergogna. Rizzotto ha diretto la Camera del Lavoro di Corleone, negli anni in cui a Palermo io dirigevo al CGIL siciliana, e dopo la sua uccisione sono stato a Corleone, a guidare i contadini che occupavano le terre sfidando Ligio e gli altri assassini di Rizzotto. Quando si sono ritrovate le sue ossa, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e tante personalità l'hanno ricordato in una grande e straordinaria manifestazione. Ho partecipato e parlato anche in questa occasione. La CGIL ha fatto bene a dire no alla signora sindaco, e a svolgere la manifestazione in un altro luogo. Ma l'offesa resta. È il tentativo di confondere tutto e tutti. Dire che Rizzotto è di tutta Corleone, è una menzogna. Una parte di Corleone ha consentito con gli assassini di Rizzotto. Un'altra parte è stata sempre con l'assassinato, anche quando era vivo. Ad ucciderlo sono stati corleonesi che infangano il nome di un Paese che ha una storia antica di lotte per la libertà e la giustizia: a Corleone nel 1893 fu firmato il primo contratto di mezzadria e nel 1915 e il capo dei contadini, Bernardino Verro, che fu anche sindaco, venne ucciso dalla mafia. EM.MA
(10 marzo 2016)

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