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venerdì 26 febbraio 2016

Lunedì a Prizzi la Cgil e il Comune ricordano Nicolò Alongi nel 96° anniversario del suo assassinio mafioso

A PRIZZI, IL 29 FEBBRAIO, NEL 96mo ANNIVERSARIO DEL SUO ASSASSINIO, LA CGIL E IL COMUNE RICORDANO NICOLÓ ALONGI, DIRIGENTE DEL MOVIMENTO CONTADINO E PRECURSORE, INSIEME A GIOVANNI ORCEL, DELLA TEORIA DELL'UNITÀ TRA CONTADINI E CLASSE OPERAIA
Nicolò Alongi, dirigente del movimento contadino prizzese dai Fasci siciliani al biennio rosso, contadino autodidatta, fu assassinato dalla feroce mafia del suo paese il 29 febbraio dell 1920. «So di essere un morto in licenza», diceva ai suoi compagni nei giorni prima di essere ucciso. «A Prizzi Alongi fu l’animatore della cooperativa “La Proletaria”, alla quale si contrappose una finta cooperativa di reduci, il cui ispiratore fu don Silvestre Gristina, detto “Sisì”, fratello del sindaco “socialista” Epifanio (che, dopo la marcia su Roma, avrebbe aderito al fascismo). Il tentativo di Gristina era quello di bloccare le spinte di rinnovamento che Alongi e il suo gruppo portavano avanti intimidendo ed inquinando il movimento contadino. Ma tale tentativo non riuscì, e allora gli agrari passarono alle maniere forti.
Il 31 Gennaio 1919 a Corleone venne assassinato l’assessore socialista Giovanni Zangara; il 22 settembre dello stesso anno cade sotto il piombo mafioso Giuseppe Rumore, segretario della lega contadina di Prizzi e stretto collaboratore di Nicola Alongi. Tale scia di sangue non fermò l’impegno di Alongi, né la spinta di rinnovamento delle masse contadine. Egli sapeva di essere il prossimo bersaglio, ma continuò a lavorare con la stessa passione di prima fino a quando la sera del 29 Febbraio 1920 due colpi di lupara lo fermarono per sempre. La sua morte non fermò la mano assassina; infatti, il 14 Ottobre dello stesso anno fu ferito mortalmente il suo amico e compagno Giovanni Orcel, segretario degli operai metallurgici di Palermo (i metalmeccanici di oggi), che si spense il giorno dopo all’ospedale “San Saverio” di Palermo. Con l’uccisione di Orcel e di Alongi, capi indiscussi del movimento sindacale siciliano, si chiuse non solo il “biennio rosso”, ma anche una delle pagine più gloriose del movimento sindacale siciliano. L’avvento del fascismo “normalizzò” definitivamente la situazione. Per la ripresa delle lotte contadine ed operaie di sarebbe dovuto attendere il secondo dopoguerra e la nascita della repubblica.

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