mercoledì 27 gennaio 2016

Corleone, Cosimo Lo Sciuto: «La Cgil a viso aperto contro il sistema mafioso»

Cosimo Lo Sciuto e Dino Patrernostro
Ideale passaggio di testimone tra la “vecchia” e la “nuova” guida della Cgil territoriale di Corleone. “Un onore per me aver ricevuto lo stesso incarico che fu di Placido Rizzotto – dice il neosegretario Lo Sciuto –, cercherò con tutte le forze di esserne degno”.
Cosimo Lo Sciuto, 32 anni, laureato in Diritto del lavoro, è il nuovo segretario della Camera del lavoro di Corleone. Un impegno da far tremare i polsi, specie se assunto in un piccolo centro come quello della provincia di Palermo, tristemente conosciuto in tutto il mondo per aver dato i natali ad alcuni dei più spietati boss della mafia. Cosimo lo svolge da volontario e con quel pizzico di coraggio/incoscienza che ci vuole. Sono qui a colloquio con lui per realizzare un’ideale passaggio di testimone tra la “vecchia” e la “nuova” guida della struttura camerale. “Ho incontrato la Cgil – dice Cosimo – contestualmente al mio impegno nel mondo dell’associazionismo.
Dal 2002, con l’Osservatorio politico prima e con il gruppo Dialogos poi, abbiamo condiviso tantissime attività con la Camera del lavoro di Corleone. Nel corso di tutti questi anni abbiamo insieme tenuto vivo il ricordo di Placido Rizzotto e Bernardino Verro, l’impegno per la difesa del nostro ospedale, la battaglie per l’acqua pubblica. Ma la prima volta che ho compreso davvero cos’è la Cgil fu a 15 anni, quando lessi “Il sogno spezzato”, la biografia da te scritta su Placido Rizzotto. Rimasi colpito da quel libro, dal racconto di come la mia Corleone reagì al giogo degli agrari e dei mafiosi”.

Comprese soprattutto, il giovanissimo Lo Sciuto, che appartenere alla Cgil a Corleone significa appartenere a quella grande storia. “Il coraggio di Placido – prosegue il neosegretario della Cgil –, la chiara visione di una società più giusta e la forza per conquistarla, ha fatto sorgere in me l’orgoglio di essere corleonese. Oggi sento forte il peso, ma anche l’onore, di aver ricevuto lo stesso incarico che fu di Rizzotto. Ciò mi spinge a impegnarmi con tutte le mie forze per esserne degno, partendo dall’insegnamento che lui e Bernardino Verro ci lasciarono: quello di stare al fianco dei lavoratori, dei disoccupati e degli sfruttati, perché solo se si otterranno diritti per tutti si potrà vivere in una società più giusta”.

A Corleone la mafia non è una fiction, si respira ogni giorno. E condiziona la politica, la società e l’economia. “Sì, certo. L’arretratezza del nostro territorio è essenzialmente frutto della presenza di Cosa nostra. Essere parte della Cgil, lo dico da corleonese, significa ripudiare il sistema mafioso a viso aperto, così come fecero migliaia di contadini a fine Ottocento, nel primo e nel secondo dopoguerra. Credo che la strategia da portare avanti rimanga sempre la stessa, essere contro ogni tipo di sfruttamento. Così, se in passato i contadini si battevano per avere condizioni migliori, ancora oggi dobbiamo ribellarci alle nuove forme di sfruttamento  e di malaffare. Per questo dico che dobbiamo essere vigli e non nasconderci. La nostra storia ci porta a non abbassare mai la guardia e i fatti di cronaca recenti lo dimostrano. Gli ultimi arresti avvenuti a Corleone ci dimostrano che la mafia sa reinventarsi, nascondersi e cercare appoggi”.

La Cgil e le nuove generazioni: un rapporto niente affatto facile. Come coinvolgerle nel progetto di cambiamento della società in un territorio come il nostro, dove la disoccupazione giovanile tocca percentuali elevatissime? “Stiamo vivendo un periodo difficile. In nome della crisi si sta consumando lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, che rischia di creare sempre meno tutele e quindi persone più ricattabili. La mia generazione si trova ad affrontare un mercato del lavoro difficile. Le non poche forme atipiche disorientano, facendo sì che ci si avvicini con timore e diffidenza al sindacato. Questi problemi di carattere generale si manifestano con forza anche a Corleone, aggravati dalla crisi che investe l’agricoltura. Cercheremo di trovare la forza per tornare nelle campagne, per far capire ai braccianti italiani e stranieri che ogni lavoratore è titolare di diritti e che non si può e non si deve subire il ricatto del lavoro in nero e sottopagato. Ma oltre a occuparci delle categorie storiche dei lavoratori, sarà nostro compito essere al fianco dei precari e dei disoccupati, opponendoci con tutte le nostre forze al potere in continuo aumento dei datori di lavoro”.


E sulla scorta del messaggio lasciatoci da dirigenti sindacali della levatura di Placido Rizzotto e Bernardino Verro, che iniziative intende prendere il neosegretario per tutelare i tanti giovani che – anche in Sicilia e a Corleone – hanno deciso di far ritorno alla terra? “Dovremmo stimolare i giovani lavoratori della terra – è la risposta di Lo Sciuto – a unirsi e formare delle cooperative, affinché gli stessi contadini di Corleone tornino a essere protagonisti del loro destino. La sfida che dobbiamo porci deve inevitabilmente partire dalla difesa dei lavoratori nel posto di lavoro, immaginando contestualmente un nuovo assetto normativo che miri a garantire i diritti e la dignità di tutti gli altri. La proposta della Carta dei diritti universali del lavoro rappresenta una sfida importantissima che va proprio in questa direzione. Per questo mi sento fin da ora di assicurare che, anche sul fronte di questa importantissima battaglia, la Camera del lavoro di Corleone farà la sua parte”.
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