martedì 15 dicembre 2015

Amico degli amici…



di AGOSTINO SPATARO
“Amico degli amici”. Con questa espressione, basata su un ambiguo concetto di trasferimento dell’amicizia, si sogliono indicare personaggi equivoci, malandrini. Quando è nata? Chi la usò per primo? Difficile rispondere con precisione. Probabilmente, proviene da un do­cumento storico, risalente al 1290, citato da Michele Amari (in “Biblioteca arabo-sicula”). Mi riferisco al trattato di amicizia, sottoscritto il 25 aprile di quell’anno, fra il sultano Al-Malik Mansur e Alfonso di Aragona (detto “il lione terribile”) e dal fratello Giacomo, principe della Sicilia, nel quale Alfonso fece mettere per iscritto il seguente giuramento sarò amico degli amici del Sultano al Malik al Mansur e degli amici dei suoi fi­glioli e sarò nemico dei loro nemici”.

Sono trascorsi circa 700 anni, è certuni sono ancora fermi a questo giu­ramento vindice e barbarico.
La Sicilia dei “Vicerè”
“Vostra Eccellenza giudica obbrobriosa l’età nostra, né io le dirò che tutto vada per il meglio; ma è certo che il passato par molte volte bello solo perché è passato… L’importante è non lasciarsi sopraffare…
Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: “Vedi? Quando c’erano i Vicerè, gli Uzeda erano Vicerè, ora che abbiamo i deputati, lo zio siede in Parlamento…”
(da “ I Vicerè” di Federico de Roberto)
Osservo che il romanzo di De Roberto apparve nel 1882 anticipando, di circa 60 anni e con dovizia di analisi, la teoria del trasformismo po­litico dell’aristocrazia siciliana esaltata nel “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Nessun commento: