giovedì, novembre 26, 2015

La battaglia di Corleone (e del Pd) per la legalità


Una seduta del consiglio comunale di Corleone
Dopo il blitz “Grande passo 3″ a Corleone si cercano di chiarire le eventuali infiltrazioni di Cosa nostra nella macchina amministrativa. Il Pd locale chiede le dimissioni del Sindaco
Che a Corleone le cose non andassero per il verso giusto dal punto della legalità è sotto gli occhi di tutti, da tempo. A togliere ogni dubbio ci sono però i risultati dell’operazione “Grande passo 3″, in cui 6 persone sono state arrestate. I 6 fermi sono stati eseguiti dai militari nei confronti di altrettanti boss e gregari, indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, illecita detenzione di armi da fuoco. I militari del gruppo di Monreale, supportati dalle unità cinofile per la ricerca di armi e da un elicottero, sono entrati in azione in una vasta area compresa tra Corleone, Chiusa Sclafani e Contessa Entellina. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno documentato gli assetti di Cosa nostra all’interno del mandamento, la zona di influenza delle famiglie criminali. Tra gli arrestati dai carabinieri del Gruppo di Monreale, c’è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato, fratello di uno dei fiancheggiatori dell’ultima fase della latitanza del boss Bernardo Provenzano.

L’operazione, che nasce dalle evoluzioni delle indagini che portarono, nel settembre 2014 e il gennaio 2015, ad altre due operazioni nei confronti delle famiglie mafiose di Corleone e Palazzo Adriano, chiariscono le dinamiche criminali che stanno avvelenando il territorio, la politica e la vita degli abitanti. In particolare dall’inchiesta era emersa la volontà di “punire” il ministro dell’Interno Alfano, considerato responsabile dell’inasprimento del 41bis. “Dovrebbe fare la fine di Kennedy”, avevano detto alcuni mafiosi arrestati dai carabinieri in un’intercettazione.
Ma dalle intercettazioni un’ombra inquietante grava anche sul Comune di Corleone:  l’influenza che i mafiosi potrebbero avere esercitato tramite Giovanni Savona, fratello del sindaco di Corleone, Leoluchina, considerato a loro vicino. Ed è in questo quadro che il Pd di Corleone chiede che il Sindaco faccia un passo indietro: “Già in passato avevamo denunciato la mancata costituzione di parte civile del Comune contro Antonino Di Marco, il dipendente comunale accusato di gestire gli affari nel feudo di Totò Riina”, ci spiega il segretario provinciale del Pd di Palermo, Carmelo Miceli. “E’ nostra intenzione cercare di mettere in atto tutte le iniziative politiche, sociali e civili che possano rappresentare una svolta per il nostro territorio sul piano della legalità. E su questo chiediamo anche la presenza del Partito Democratico nazionale”.
Una posizione ribadita anche da Salvatore Schillaci, Segretario del Circolo PD di Corleone e Pietro Quartararo, responsabile del coordinamento del Partito Democratico del Corleonese: “Esprimiamo preoccupazione per eventi che in tanti, amministratori e non, continuano a sottovalutare o, peggio, tentano di sminuire. Da tempo il Pd del Corleonese, insieme ad altre forze civiche sane, si è fatto portatore di un’operazione di sensibilizzazione volta a dimostrare che la mafia è ancora presente e forte nel nostro territorio, non ha alcun timore di  organizzare omicidi ed atti intimidatori, di detenere e nascondere armi e di cercare ed ottenere interlocuzioni con amministratori locali al fine di condizionarne l’operato. A giorni organizzeremo, insieme alla segreteria provinciale e nazionale, un evento sui temi della legalità e della lotta a Cosa Nostra per ribadire, con forza, che esiste una politica che non ha paura della mafia e che è in grado di offrire una prospettiva di riscatto al nostro territorio”.
Un appello che viene raccolto da David Ermini, responsabile giustizia del Pd: “La nostra attenzione su quello è successo a Corleone è massima, come è massimo l’impegno di tutto il Partito Democratico per la legalità. Sappiamo che bisogna ancora lavorare, soprattutto in alcune zone, affinché il cancro della criminalità sia estirpato del tutto. In questa battaglia il nostro plauso e sostegno alle forze dell’ordine che sono sempre in prima linea non può e non deve mancare mai”.
L’Unità, 25 nov 2015

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