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giovedì 5 novembre 2015

Corleone, Bernardino Verro, la mafia e l'antimafia



La seduta del consiglio comunale
di DINO PATERNOSTRO
CORLEONE – C’è voluto un secolo, ma adesso Bernardino Verro, leader del movimento contadino siciliano e primo sindaco socialista di Corleone, assassinato dalla mafia il 3 novembre 1915, ha nuovamente un busto nella centralissima piazza Nascè, quella che una volta era la piazza del mercato, dove teneva i suoi infuocati comizi contro la mafia e i suoi complici. L’inaugurazione è avvenuta martedì mattina, alla presenza degli alunni di tutte le scuole e dei loro insegnanti, di tanti cittadini e delle autorità. Ieri mattina, invece, si è svolta la seduta solenne del consiglio comunale nell’aula che dal 2003 è dedicata proprio a Verro, che è la stessa di quella dove venne eletto sindaco nel luglio del 1914. E qui, nonostante la solennità del momento, è scoppiata la polemica tra il sindaco Lea Savona e le opposizioni (Pd e lista civica “Mi ci vedo”), che non hanno perdonato al primo cittadino la scelta di non costituirsi parte civile nel processo “grande passo” contro Antonino Di Marco, l’impiegato comunale accusato di gravissimi reati di mafia.
“Ci vuole grande coerenza tra quello che si dice e quello che si fa – hanno detto i consiglieri di opposizione, rivolti a Savona – e lei non l’ha dimostrata”, scegliendo di abbandonare l’aula per protesta appena ha preso la parola il sindaco.
Oggi la città di Corleone sta vivendo un periodo di grandi divisioni politiche, conseguenza anche della grave crisi economica e sociale e dell’incapacità di fronteggiarla da parte degli amministratori comunali. Le maggioranze e le minoranze si sono scomposte e ricomposte diverse volte, dopo il voto amministrativo del maggio 2012, che ha visto Lea Savona, candidata del centrodestra, prevalere per 19 voti sul candidato di centrosinistra Pippo Cipriani. Un pezzo di maggioranza è diventato opposizione e un pezzo di opposizione è diventato maggioranza, conquistando assessorati. Ma, nonostante le alchimie politiche, i conti del comune non migliorano, tanto che le tasse continuano ad aumentare e la Corte dei conti continua a “bacchettare” i vertici amministrativi. L’anno 2015 ormai volge al termine e la giunta non ha nemmeno approvato la bozza di bilancio di previsione da inviare in consiglio comunale, nonostante dal primo ottobre non possa più spendere un euro che non sia spesa obbligatoria. Fino a qualche anno fa, la lotta alla mafia univa tutte le forze politiche, con passaggi significativi, come quando l’intero consiglio pronunciò il suo “no” alla vendita dei beni confiscati e disse che la presenza di Salvuccio Riina non era gradita in paese. L’ultimo momento unitario fu il funerale di Stato per Placido Rizzotto del 24 maggio 2012. D’allora solo polemiche e contrapposizioni, che stanno sfiancando l’intera comunità.     
L'intervento del prof. Antonio Palazzo
Nonostante la politica, però, la società civile organizzata non rinuncia a sperimentare vie nuove per uscire dalla crisi e per creare lavoro e sviluppo nel rispetto etico di tutte le componenti sociali. Si consolida, infatti, l’esperienza di gestione dei beni confiscati alla mafia affidati alle cooperative di giovani contadini, che stanno sperimentando la trasformazione dei prodotti agricoli per migliorarne produttività e reddito. Si stanno costruendo esperienze di associazioni di produttori e di consumatori per accorciare la filiera produttiva ed estrometterne tutte le esperienze di intermediazione parassitaria. Significativo quello che accade con l’ottimo “pomodoro siccagno” di Corleone, che i contadini sono costretti a “svendere” ai grossisti per 17 centesimi al chilo, mentre questi ultimi lo rivendono a circa 2 euro. Adesso l’associazione “Fior di Corleone” sta tentando di eliminare gli intermediari, consentendo un maggiore guadagno ai contadini ed un risparmio ai consumatori. 
Era quello che a fine ‘800 e nei primi del ‘900 provò a fare a Corleone e in Sicilia Bernardino Verro. Nel 1896 costituì la cooperativa di consumo “Fratellanza agricola”,  con cui abbatté i costi dei prodotti di prima necessità per i contadini poveri. Mentre nel 1906 costituì la cooperativa “Unione agricola”, con cui sperimentò le “affittanze collettive”, affittando gli ex feudi degli agrari ed estromettendone i gabelloti mafiosi. Sottolineature fatte da storici attenti come il prof. Giuseppe Carlo Marino e docenti di diritto come il prof. Antonio Palazzo, entrambi presenti alle manifestazioni, che hanno espresso il convincimento che Verro ha avuto un ruolo fondamentale nelle lotte agrarie in Sicilia.
Dino Paternostro
La Sicilia, 5 novembre 2015

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