martedì 8 settembre 2015

Michele Russo e la sinistra siciliana e nazionale

Michele Russo (in prima fila al centro con gli occhiali)
NICOLA CIPOLLA
Si è spento giovedì scorso a Palermo Michele Russo. Politico, filosofo, epistemologo, uomo libero e geniale, aveva 91 anni. Ebbe un ruolo fondamentale prima e dopo l’invasione anglo-americana  della Sicilia, nella formazione  di un gruppo di giovani socialisti  al Liceo Umberto a partire dal 1938, sotto la guida di due professori socialisti Salvatore Russo e Francesco Ghera che fecero conoscere ad un gruppo folto di allievi non solo Il Manifesto di Marx ed Engels ma anche il pensiero di Antonio Gramsci (Salvatore Russo aveva la collezione dell’Ordine Nuovo e naturalmente la copia de La questione Meridionale: alleanza tra operai del nord e contadini del sud). Di questo gruppo facevano parte Mario Mineo, Nino Sorgi (padre di Marcello), Enzo Sellerio, Beppe Fazio e tutti e quattro i fratelli Russo: Nando, Pippo, Michele e Franco, fondatore del WWF a Palermo,  e naturalmente io e mio fratello Calogero.

Numerose le compagne che ebbero un grande ruolo per porre non solo i problemi della democrazia ma anche quelli dell’emancipazione femminile e della scuola e che si proiettavano nelle campagne dove favorirono il formarsi di quadri femminili di origine contadine . Tra queste emergevano le due sorelle Elsa, che poi fu la compagna di una vita di Michele Russo, ed Elina Cavallaro, madre di Emilio Arcuri, ben noto ai compagni del Manifesto per avere partecipato alla costruzione del PDUP in Sicilia e oggi vice-sindaco della Giunta Orlando.  Faceva parte anche del gruppo socialista Gaetano Lo Coco che però, dopo la crisi della Federazione, si dedicò esclusivamente alla sua carriera di magistrato senza, però, mai dimenticare o tantomeno rinnegare la sua esperienza all’Umberto. A questo gruppo si aggiunsero esponenti del Partito d’Azione come Gianni Guaita, fiorentino capitiniano,  marito di Orietta Alliata di Salaparuta.
Questo gruppo contribuì a fondare la Federazione socialista a Palermo e in Sicilia e si assunse il compito di contrastare in collaborazione con democratici cristiani-unitari  come Giuseppe Alessi e Salvatore Aldisio il separatismo di Lucio Tasca e della mafia (Genco Russo, Calogero Vizzini, Calogero Volpe, etc.) sostenuti da Poletti ex governatore di New York e dall’Amgot e con un difficile rapporto con il PC allora diretto in Sicilia   da esponenti settari della corrente bordighiana maggioritaria alla scissione di Livorno. Con la liberazione di Roma e la costituzione del  governo Bonomi  i socialisti, come Rocco Gullo, vice sindaco di Tasca a Palermo,   che avevano costituito  la  Federazione socialista siciliana aderente  al Movimento per l’Indipendenza, chiesero ed ottennero di rientrare nel Partito Socialista.  Si determinò una lotta politica interna che si concluse con l’espulsione di Rocco Gullo e dei suoi sodali dal Partito, subito però reintegrati da Nenni e Saragat. Una   parte di socialisti, con Mario Mineo in testa, decisero di uscire dal Partito. Però nel frattempo dopo l’arrivo di Togliatti in Italia  e la costituzione del governo di Unità Nazionale si era aperta anche in  Sicilia un’azione, promossa da Girolamo Li Causi, tendente a realizzare un’unità tra comunisti e socialisti partito d’azione e tecnici di grande valore che poi portò  alla costituzione vittoriosa, nelle elezioni del  20 aprile 1947 dell’ARS, del Blocco del Popolo (una specie di anticipazione di quella che sarà in Germania il partito “Die Linke” formato dai social-comunisti della Sed dell’ex DDR e della sinistra social-democratica di La Fontaine uscito dal  partito social- democratico dopo l’allontanamento di Wylly Brandt) Li Causi attirò nel PCI  la maggior parte di questi  giovani ex-socialisti affidando loro anche compiti di rilievo A me toccò, assieme a Michele Russo che era rimasto nel PSI, di costituire la Confederterra Regionale che promosse grandi lotte per l’attuazione delle leggi Gullo sulle terre incolte prima e poi per la approvazione della Legge di Riforma Agraria Siciliana contemporaneamente alla costituzione dell’Ente Siciliano dell’Elettricità, primo ente pubblico per l’utilizzazione delle acque da raccogliere in un grande piano di dighe necessarie  per l’irrigazione e la produzione di elettricità a cominciare dalla diga Ancipa di Troina (EN), a cui Michele dedicò la sua attività in tutte le varie fasi di costruzione e realizzazione di questa grande opera che ha trasformato in un giardino di agrumi la “piana della malaria” della novella di Verga.  Restò nel partito anche Nino Sorgi che assieme a Michele ebbero un ruolo fondamentale per far restare nel PSI, dopo la scissione saragattiana, capi contadini come, ad esempio, Calogero Cangelosi a Camporeale, Epifanio Li Puma a Petralia e Placido Rizzotto a Corleone, che mantennero  l’unità tra socialisti e comunisti contro la scissione saragattiana anche nel corso della tremenda campagna elettorale del 18 aprile ’48. Dice Pio La Torre nel suo libro “Comunisti e Movimento contadino in Sicilia” a pagina 25 “Avevo cominciato la mia attività politica nella borgata dove sono nato. Dopo aver costituito la sezione del partito e contribuito a crearne altre attorno, avevo scoperto che c’era bisogno dell’organizzazione sindacale dei braccianti, e, quindi, mi ero rivolto alla Federterra. Ricordo che nel gennaio del ’47 mi recai in via Montevergini alla Federterra dove incontrai il segretario Michele Russo, allora giovanissimo socialista, e gli posi il problema di aiutarmi ad organizzare la lega dei braccianti nella borgata dove io ero cresciuto.
Russo mi disse: “Come veniamo ad aiutarti? E’ evidente che tu devi venire a lavorare con noi”. Venni ingaggiato, su due piedi, come funzionario della Federterra che in quel periodo era in fase di espansione. Era la vigilia dei congressi di lega, e venni mandato sulle Madonie, con una motocicletta e in compagnia di un altro giovane per fare i congressi sostitutivi delle leghe bracciantili in numerosi paesi di montagna. Questa fu la prima esperienza di funzionario a diciannove anni”. Nel mio “Diario di un socialcomunista siciliano” a pagina 131 dico: “Infine il terzo omicidio, quello di Calogero Cangelosi. Il Comune di Camporeale era allora in provincia di Trapani ma molto distante dagli altri comuni di quella provincia, invece era molto vicino a Roccamena, San Giuseppe Jato, Sancipirrello in provincia di Palermo. La Confederterra e la Camera del Lavoro diretta da Cangelosi erano sorte da poco ma si erano molto rafforzate e noi della segreteria regionale della Confederterra, specie attraverso il compagno Michele Russo, accompagnato da Pio La Torre, avevamo seguito quasi direttamente lo sviluppo di questa organizzazione. Camporeale era una roccaforte liberale ed era la prima volta che la sinistra affrontava in forze una campagna elettorale in un comune dove Vanni Sacco non aveva permesso, fino ad allora, il sorgere di un movimento analogo a quello dei vicini comuni della provincia di Palermo”.
Dopo lo scioglimento della Confederterra regionale Emanuele Macaluso, diventato segretario regionale della CGIL,  volle  Michele Russo come suo principale collaboratore nella CGIL regionale.
Un’altra parte, invece, con Mario Mineo ed altri diedero vita, assieme ad esponenti della sinistra democristiana, a movimenti radicali (e perfino trotzkisti!) che essenzialmente tendevano ad  indebolire l’azione che il Blocco del Popolo di Li Causi conduceva  contro il governo Restivo. A queste iniziative partecipò anche Giuliana Saladino giornalista dell’Ora, unica donna, mentre tutte le altre compagne socialiste e comuniste mantennero la loro adesione alla nostra lotta. Enzo Sellerio si dedicò essenzialmente, assieme alla sua consorte, alla casa editrice e al suo lavoro di fotografo.
Michele Russo perciò ebbe un ruolo di primo piano in tutta la fase iniziale della lotta democratica in Sicilia anche dopo la caduta del governo Restivo per la costituzione, con i cristiano-sociali di Milazzo, di un governo che escludeva i democristiani . Egli  continuò ad avere una atteggiamento unitario in tutte  e cinque le legislature che compì all’Assemblea Regionale Siciliana.
Nella quinta legislatura, infatti, si presentò come candidato eletto del PSIUP, nato, su scala nazionale, dalla scissione a  sinistra avvenuta nel PSI in contrapposizione con l’avvento di Craxi mentre nel PC di Enna sotto la duplice spinta dei miglioristi di Napolitano e degli occhettani cominciò ad affermarsi l’egemonia di Mirello, ben noto alle cronache della politica anche degli ultimi tempi.
Ricordare Michele  Russo e gli altri suoi compagni di lotte nella fase iniziale della costituzione della democrazia in Italia è importante oggi anche per contrastare l’azione di coloro che addirittura criticano la riforma agraria (come Buttafuoco ma non solo) che, invece, è stata determinante per far uscire la Sicilia, e soprattutto le zone agricole, allora più popolate delle città, da una situazione di arretratezza (aratro a chiodo e zappa, 80% di analfabeti privati perciò del diritto di voto) che rimasta tale dall’unificazione sabauda fino alla caduta del fascismo e addirittura sopprimere l’Autonomia Siciliana che proprio nelle ultime settimane ha dato segno di grande vitalità, approvando, unica in tutta Italia, una legge di iniziativa popolare proposta dal Forum dell’acqua pubblica e dei beni comuni, che con tutti i suoi limiti ,afferma il carattere pubblico dell’acqua secondo i principi del Referendum del 2011 che il governo Renzi vorrebbe rovesciare. 

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