lunedì 7 settembre 2015

L’ISOLA DEL TESORO - L’acqua siciliana torna pubblica

NICOLA CIPOLLA
L’Assemblea regionale approva la legge che applica il referendum del 2011: “minimo vitale” di 50 litri a persona e fondo per i poveri.
Mentre ferve  il problematico dibattito suscitato dalla domanda posta da Norma Rangeri: “C’è vita a sinistra?”,  per contrastare il tentativo di Renzi di trasformare il PD in un partito di centro-destra e modificare la Costituzione per realizzare in Italia una “democratura”  tipo  la Russia di  Putin,  il quotidiano “Il Manifesto” del 12 agosto a pag. 2 e 3 ha dedicato un paginone sul grande avvenimento verificatosi all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana)  che riguarda l’approvazione della legge per la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, che dimostra che in Sicilia esiste la possibilità di portare avanti un progetto di avanguardia unico finora in Italia.
C’è quindi sicuramente vita nella Regione Siciliana. Nelle stesse pagine, accanto all’articolo che illustra il percorso che ha portato  all’approvazione della legge e all’intervento di Alfio La Rosa del Forum Siciliano per l’Acqua pubblica e i beni comuni che sottolinea gli aspetti positivi ma anche i limiti della legge approvata, è stato anche inserito un articolo, da Reggio Emilia, di Giovanni Stinco dal titolo “Dopo il successo del  referendum oggi il PD ha cambiato idea” che sottolinea l’azione, che purtroppo sembra avere successo, di  Renzi sul PD emiliano per reintrodurre la privatizzazione dell’acqua malgrado il forte contributo dato dalle popolazione emiliane al successo del referendum del 12 e 13 giungo 2011. Questa azione di Renzi ha trovato in Sicilia, però, una vincente  opposizione.
La legge sull’acqua pubblica ha  prodotto  il miracolo della resurrezione politica di Rosario Crocetta che era stato sottoposto da Renzi e non solo dai suoi, come Faraone, ad un attacco concentrico che addirittura portava anche ad una ipotesi di incriminazione per motivi abbietti a causa delle sue amicizie con un ambiente medico sottoposto a procedimenti giudiziari.  Questa ipotesi è stata scongiurata dall’atteggiamento della magistratura e soprattutto, come abbiamo detto, dal fatto che è stata  approvata la legge contro la privatizzazione dell’acqua.
Crocetta perciò, a pagina 3 de Il Manifesto in un’intervista di Giorgio Mastrandrea, può rivendicare l’attuazione di un punto fondamentale del suo programma elettorale la ripubblicizzazione dell’acqua  “che certamente gli avrà dato i consensi che il PD da solo non avrebbe potuto ottenere” oltre, naturalmente, alla vittoria delle primarie.  
Come è stato possibile realizzare dall’oggi al domani questa svolta a 180° in un’ARS che fino a quel momento era stata considerata addirittura da sopprimere? Non solo da gente come Buttafuoco ma anche da più sereni ed autorevoli rappresentanti della sinistra.
Quattro motivi: il primo lo Statuto dell’Autonomia siciliana, elaborato  dopo la Liberazione  e approvato  dal governo di unità nazionale prima della Costituente su proposta di una consulta formata da forze politiche democratiche unitarie (contro il separatismo mafioso sostenuto dall’Amgot di Poletti) e da movimenti sindacali, Conferderterra e CGIL in primo luogo, che portavano avanti la lotta nelle campagne contro il latifondo e per la  realizzazione dell’ESE (Ente Siciliano di Elettricità) a cui furono concesse tutte le acqua da raccogliere in un sistema di dighe che oggi può fornire oltre un miliardo di mc di acqua alle popolazioni e all’economia siciliana.
Questo Statuto corrispondeva alla visione gramsciana della questione  meridionale e dell’autonomismo del partito di Lussu in Sardegna. Impostazione capovolta però dall’avvento in Sicilia, in nome del centralismo democratico nel PCI, di personaggi come Occhetto e i suoi sostenitori contro la politica autonomista di Li Causi e di La Torre.
Secondo motivo. Lo Statuto può funzionare però se c’è una forza che mobilita lavoratori e popolazioni su progetti di rinnovamento. Questo  ruolo lo ha assunto il “Forum siciliano dell’acqua pubblica e dei beni comuni” che nel corso della raccolta delle firme per i referendum del 12 e 13 giugno del 2011 propose una legge di iniziativa popolare, sulla base dell’art. 14 dello Statuto, sotto cui furono raccolte trentaquattromila firme di cittadini e soprattutto il voto unanime di 135 consigli comunali e di un consiglio provinciale in gran parte guidati da liste civiche   di tutti i partiti  (anche di centrodestra), uniti  nella difesa degli interessi colpiti dalla privatizzazione dell’Ente Acquedotti Siciliano e dalla sua sostituzione con varie iniziative locali e soprattutto con quella centrale di Veolia che pretendeva e pretende di aver acquisito da Cuffaro  per 40 anni, con un contratto chiaramente incostituzionale, la gestione di un patrimonio di impianti idrici costato centinaia di miliardi   pubblici della Regione.
In terzo luogo queste amministrazioni comunali nel corso di   questi anni hanno mobilitato la lotta delle popolazioni per impedire, spesso fisicamente, il passaggio degli acquedotti alle varie gestioni   privatizzate.
Quattro. Con le ultime elezioni regionali all’ARS  è entrato in crisi il bipolarismo consociativo e si sta affermando  un tripolarismo sostenuto per giunta da una forza che, almeno in Sicilia,  si è rivelata   portatrice di progetti di rinnovamento radicale: il M5S,  l’unica forza politica che nel corso della campagna elettorale e subito dopo ha difeso i risultati del referendum  del 2011. Naturalmente ha sostenuto la moralizzazione  della vita pubblica  utilizzando gran parte delle indennità dei suoi parlamentari per fini pubblici come è avvenuto, con ampia ricaduta mediatica, ad esempio, per la costruzione della trazzera di Caltavuturo.
Crocetta, però, portatore di una visione arretrata dello sviluppo economico siciliano è rimasto invischiato e condizionato dai suoi rapporti con il PD. Ciò ha portato alla sua sconfitta a Gela nelle elezioni de 14 e 15 giugno 2015.
Il M5S ha conquistato due importanti comuni Gela e Augusta, due poli di quello sviluppo subalterno che negli anni ’50 e ’60, mentre nel nord si verificava il miracolo economico, avevano assegnato alla Sicilia il ruolo di “pattumiera chimica”. Il polo petrolchimico di Gela era in crisi da parecchio tempo  e si era ridotto ad una raffineria non di greggio ma di micidiale petcoke con poche centinaia di dipendenti.   L’ENI di Scaroni voleva chiudere questa raffineria, e Crocetta mobilitò tutti i sindacati per impedirla. Però la nuova amministrazione dell’ENI riconfermò, malgrado questi accordi, la chiusura e propose la trasformazione della raffineria in un impianto di lavorazione dell’olio di palma di importazione per la produzione di biofuel. Il movimento ambientalista e il M5S rappresentate  da Domenico Messinese, ingegnere della Telecom, hanno sostenuto, invece, che non bisognava lavorare  un prodotto ottenuto con  la distruzione delle foreste dell’emisfero sud ma utilizzare i canneti da impiantare  nell’estuario del fiume Salso-Imera meridionale   e dei residui delle coltivazioni agricole della zona mantenendo e sviluppando l’occupazione. Questa impostazione è risultata vincente anche perché Crocetta sulla questione del Muos di Niscemi aveva fatto marcia indietro su pressioni di  Napolitano e dei governi nazionali e aveva sostenuto anche le concessioni petrolifere davanti alla costa meridionale della Sicilia (anche a Gela) andando contro il movimento No Triv.  
Su queste tre questioni Crocetta e il suo partito hanno perso l’amministrazione comunale a favore di M5S.
Nel frattempo i 135 Comuni, a cui se ne  sono aggiunti un altro centinaio, hanno aderito al PAES (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile), promosso dalla UE, inviando  all’IRC (Jont Research Center) il loro Piano Energetico sottoposto al Comitato del Covenant of Majors Office,  cominciando ad elaborare, anche  con  i contributi comunitari,  i Piani energetici comunali. Ad oggi  praticamente quasi la totalità dei  Comuni  siciliani hanno  aderito ponendo la Sicilia al primo posto rispetto a tutte le altre regioni dell’Europa! Questi Piani prevedono, contrariamente alle iniziative dei governi Cuffaro e Lombardo che assegnavano prevalentemente autorizzazioni per  grandi impianti eolici e FV  a società come quelle di Nicastri, condannato  poi come prestanome di Matteo Messina Denaro, la realizzazione di piccoli impianti di solare FV ed eolico da collocare sopra i tetti degli edifici  pubblici e privati ne le altre aree disponibili, la riduzione dei consumi dell’illuminazione pubblica e degli altri usi, l’utilizzazione a livello comunale o di piccoli consorzi dei rifiuti al fine di  produrre biogas. La realizzazione di questi impianti potrebbe non solo esonerare i Comuni e i privati dal pagamento delle bollette del gas e della luce ma anche produrre un surplus di energia per valorizzare  iniziative economiche locali. Mentre il governo Renzi e il governo regionale sostengono i consumi di energie fossili e le trivellazioni, il Forum Siciliano per l’acqua  pubblica e i beni comuni, il Cepes e Zero Waste, hanno elaborato un progetto dI legge di iniziativa popolare per assicurare attraverso un nuovo Piano energetico regionale (il precedente è scaduto nel 2012) poteri e finanziamenti necessari per l’attuazione di Piani comunali.
E’ naturale che l’ANCI Sicilia diventi promotrice di questa mobilitazione e il Presidente dell’ARS e i gruppi politici presenti siano chiamati a partecipare a questo processo, per approvare la nuova riforma entro il 2017.
L’iniziativa siciliana può svilupparsi solo se si collega con le forze che nazionalmente e in campo europeo possono contribuire a rovesciare la situazione attuale. Dopo gli accordi di Kyoto nei paesi del nord Europa si sono sviluppati impianti di energie alternative in particolare in Germania (400 mila nuovi posti di lavoro nelle rinnovabili), Danimarca (100% rinnovabili entro il 2030), Svezia, ed anche in Inghilterra e  Francia con i grandi impianti eolici nel Baltico, nel Mare del Nord e in  Normandia. La parte mediterranea dell’Europa e soprattutto dell’Africa, che pure avrebbero le condizioni più favorevoli rispetto al nord Europa per la maggiore forza che IL SOLE DEL MEDITERRANEO gratuitamente trasferisce su  queste zone, ha avuto bloccato  il promettente sviluppo, ad esempio, del solare FV che in Italia nel 2011 aveva raggiunto il primo posto nel mondo.
Lo stesso pannello FV che in Germania produce 800 kw l’anno in Sicilia, nell’Italia ed Europa Meridionale ne produce 1.600 kw  e in Africa addirittura supera i 2.000 kw il che renderebbe possibile la realizzazione di grandi impianti di dissalazione e la creazione nelle aree desertiche di industrie capaci di occupare centinaia di migliaia di lavoratori, oggi destinati all’emigrazione, e di sviluppare, attraverso l’utilizzazione dell’idrogeno come combustibile, la produzione di centinaia di milioni di mc di acqua per fare diventare verdi i deserti.
Partendo da queste premesse ci si propone di indire nei prossimi mesi un’iniziativa da sviluppare anche in vista della Conferenza internazionale di Parigi che nel dicembre  prossimo, rivelatesi insufficienti le misure proposte dagli accordi di Kyoto anche per l’ostruzionismo degli USA di Bush,  dovrebbe  proporre un nuovo patto capace di contenere l’aumento dell’inquinamento atmosferico e in particolare  CO2 che ha raggiunto alla fine del 2014 le 300 parti su un milione (in base alla denuncia del V rapporto dell’ IPCC a 350 parti si supera quel livello di 2° centigradi che rappresenta  il limite oltre il quale si inizia un processo irreversibile di mutamenti dell’ambiente che possono portare alla fine della vita umana sul pianeta).
Hanno preso posizione in modo clamoroso per ben due volte il Presidente Obama, in contrasto con la maggioranza del Senato e della Camera dei rappresentanti non solo del partito repubblicano ma anche della destra del suo partito, e, soprattutto, Papa Francesco che con la sua enciclica “Laudato sii” ha dichiarato peccato mortale ogni reato contro la natura ed ha indicato, venendo incontro alle esigenze proposte dai movimenti ambientalisti più avanzati, iniziative a livello centrale e locale per scongiurare questo immane pericolo. 
Malgrado questi autorevoli appelli la Conferenza di Parigi rischia di non raggiungere le decisioni cogenti  necessarie per scongiurare questi pericoli e ciò per le resistenze che vengono opposte dalle forze interessate ciecamente alla difesa immediata degli interessi dei monopoli delle energie fossili a livello europeo e anche a livello italiano. 
Ci si propone perciò all’insegna de IL SOLE DEL MEDITERRANEO, come è già avvenuto in passato, di organizzare un incontro a Palermo a cui invitare non solo le forze locali impegnate nella realizzazione della legge e del Piano energetico regionale ma anche tutte le forze politiche, sociali, ambientaliste a livello nazionale, europeo e dei paesi dell’area mediterranea per dare un contributo di orientamento in vista, appunto, della Conferenza di Parigi.
Nicola Cipolla 
a nome del CEPES  Associazione rosso-verde  promossa da Pio La Torre”.




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