venerdì 28 agosto 2015

Nasce il "Polo Zafferano" a Corleone e dintorni



Bulbi di zafferano
LUCIANO LABRUZZO
Perché non fare il salto? Perché restare nel recinto di un piccolo cortile? Ci siamo chiesti. Perché non mettere insieme tante piccole  energie e farne una bella grande: UN POLO dello zafferano nel territorio del corleonese. Un piccolo sguardo intorno e  sono spuntati bulbi a Corleone, a Giuliana, Chiusa Sclafani, Bisacquino, e poi Prizzi e Marineo, San Cipirello. ROSSOCORLEONE & Altre storie di Luciano Labruzzo, Zafferano di Corleone di Cimò Vincenzo, Zafferano di Giuliana di Quartararo e Catalinotto, Terra & gusto di Francesco Di Giovanni di Prizzi, Paolo Palazzolo di San Cipirrello. A questi si affiancano una nutrita pattuglia di piccoli e piccolissimi amanti del “crocus sativus” che lo allevano nelle terrazze, nei balconi e nei giardini.

Allora “Vediamoci a fine Agosto” del 30/08/2015  è il nostro evento. È il varo di una nave nuova che parte per un viaggio diverso. Andremo tutti insieme a dare l’ultimo colpo di zappa per mettere a dimora i bulbi di zafferano dei vari campi che stanno nascendo e a brindare su quelli che già ci sono. Ci porteremo dietro anche qualche bella poesia di Buttitta e quattro note di chitarra appena. Poi aspetteremo metà ottobre per raccogliere 150 fiori per avere appena 1 grammo di zafferano essiccato. È vero che si vende fino a € 20.000,00 al chilo, che in mille metri quadri ci stanno anche 40.000 bulbi  e che frutteranno €. 16.000,00 ma è vero anche che dietro ci sta tanto lavoro ed esperienza.
Questa coltivazione non è solo il frutto di qualche tentativo di persone instabili mentalmente. Nel nostro territorio si trova allo stato selvatico (non commestibile), ce lo avevano portato gli Arabi durante la dominazione che iniziò nel ‘800 e prima di loro addirittura i Fenici. Ma io di questo non mi ricordo, però ho ancora nella testa il racconto di mia zia Lina Badami che mi diceva di coltivarlo a San Giovanni e a Ciccotta, dove adesso io lo coltivo. Solo che loro lo essiccavano al sole di Ottobre e Novembre mentre noi adoperiamo moderni forni ventilati, ma per quanto riguarda tutto il resto è rimasto invariato come due mila anni fa. Riportare alla luce la spezia più preziosa del mondo non è solo un fascino ancestrale o un amore incondizionato per la propria terra è anche la possibilità di un riscatto di un territorio martoriato a torto o a ragione. Il ROSSO dei pistilli può non essere solo il colore del nostro dolore e di una nomea infangante ma il ribaltamento di tutto ciò, il colore del riscatto e di un lavoro onesto.
Ma noi vogliamo raccontare anche di altre storie, vogliamo raccontare dei fratelli Scianni con il loro allevamento di elicicoltura, anche loro in zona. E forse di storie ce ne sono altre, ci vuole solo il tempo di metterle insieme.
Luciano Labruzzo

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