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sabato 22 agosto 2015

Corleone non è come Roma: già nel 1993 ha saputo dire "no" ai funerali di un boss


L'articolo di "Repubblica" sui funerali
di Luciano Liggio del 17 novembre 1993
DINO PATERNOSTRO
Nel merito dell'articolo "Roma come Corleone: perchè non sono stati vietati i funerali del boss?", pubblicato sul "Corsera" di oggi, nulla da dire. Il titolo invece è un esempio di PESSIMO GIORNALISMO, imperdonabile per un giornale prestigioso come il Corriere della Sera. Sostenere che Roma è come Corleone rappresenta uno stereotipo dei più stupidi e dei più falsi. Corleone potrà anche essere peggiore di Roma in tante cose. Ma nella capacità di vigilanza per impedire l'ostentazione di potenza alla mafia e ai mafiosi, Corleone è sicuramente più avanti e migliore di Roma. E non da ora, ma almeno dal 1993, quando impedì il funerale pubblico per il boss mafioso Luciano Liggio. 
E quando sosteniamo che su questi temi Corleone è più attenta e più avanti di Roma, mi riferisco alla società civile, ma anche alla magistratura, alla polizia, ai carabinieri, alla questura e alla prefettura. Una volta tanto possiamo essere orgogliosi di noi. E protestiamo con forza contro il Corsera.
Infine, c'è un altro esempio che dimostra come sui temi della lotta (anche etico-culturale e religiosa) contro la mafia la Sicilia è più avanti di Roma capitale d'Italia. L'attuale arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, nella cui circoscrizione ricade anche Corleone, qualche anno fa, quand'era vescovo di Piazza Armerina, vietò il funerale in chiesa del boss mafioso di Gela Daniele Emmanuello. A Roma invece nessuno ha vietato nulla. Mi piacerebbe leggere al riguardo un commento di mons. Nunzio Galantino...

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