martedì 18 agosto 2015

COSMO, “CAMAMORA...”



Cosmo Di Carlo al Cidma
MAURIZIO NICASTRO
«Qoelet cercò di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di verità. Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati...». Le “parole” radicali, ancor prima che tentativi di abbozzare interrogativi esistenziali, si addensano nella tua stessa vita: bene e male, vita e morte, libertà e responsabilità, verità e ipocrisia, Dio e il nulla.
Ho la tentazione in queste poche righe di premettere al tuo nome, Cosmo, il solito convenevole “carissimo”, ma francamente, conoscendoti un po’ in questi anni, ritengo sia una lancetta troppo spuntata, oggi! A Mario dicevo tante volte che dovevo farti visita e invece non sono più venuto... Posso solo, con molto rammarico, camminare dentro le lettere umane di un uomo, che ritrovo tra le colonne dei tuoi articoli. Magari di una “breve”, le tante che mi rileggevi tra un dolcino e un tè!

Quelle passeggiate in macchina e il tuo profluvio di racconti. La ricchezza di immagini che hai regalato a ogni lettore, e con fare compiaciuto lasciavi cadere quelle inutili “parole di carte”, usando esclusivamente “lettere umane”, dense e ricche, una penna in ricerca di “parole” primigenie. Non intendevi parlare con verbi logori o conservati “come farfalle morte, infilzate nelle vetrine dei vocabolari”, ma con parole vive nella loro esistenza. Queste sono parole che stanno alla base dell'esperienza spirituale dell'uomo e a lui sono state date in dono. Cosmo..., ogni parola primigenia “è implicito un frammento di realtà, che misteriosamente ci apre uno spiraglio sulla profondità imperscrutabile della vera realtà”. Questo sconfinamento della parola, come ultima frontiera dell’umano, continua a vivere nella trascendenza. Ci coinvolge tutti. La parola è come un gesto di accoglienza e di disponibilità radicale, diretto che ci colloca oltre noi stessi e ci sbilancia verso domande esistenziali vere, autentiche, aperte al trascendente. Apparentemente la tua parola si è arrestata lentamente alla visita inattesa della malattia, amo invece pensare che non sia proprio così! Un’inutile mia considerazione questa? Quella tua parola sì è trasformata oggi! Assume per noi un volto diverso, ma che racconta sempre il coraggio non di dare la notizia, ma di “leggere” la notizia. Di non spegnere la libertà di raccontare un “paese” che un tuo collega, prima di essere ucciso dalla violenza mafiosa, così scrisse:
«In verità non c’è in tutta l’Europa un popolo così orgoglioso e infelice, come quello siciliano, che faccia tanto male a se stesso, ma non c’è nemmeno un popolo che abbia tanta devozione alla sua terra, e che abbia altrettanto coraggio di lottare per l’esistenza, e tanta violenza, tanto amore per la vita. Ecco la sua forza: il desiderio intatto e furioso di vivere. E dentro questo desiderio ci sono tutte le cose sbagliate della sua anima: l’avidità, l’ignoranza, la corruzione, il delitto, l’onore sanguinoso, le superstizioni... ma c’è anche la sua intelligenza ineguagliabile, il suo senso morale della morte, cioè il suo ideale che la vita sia sempre l’occasione di lottare per qualcosa...».
Cosmo, “camamora”, metto punto a questo racconto. Chi è il giornalista? Tu lo sai...

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