mercoledì 15 luglio 2015

Il Presidente Crocetta: “Non voglio fare come Tsipras, ma non mi costringano”

Rosario Crocetta
di Pierluigi Di Rosa 
“La misura è colma, la Sicilia non ce la fa più”, “Sarei un suicida a mettermi contro Renzi, ma devono capire che se crolla la Sicilia, crollano l’Italia e l’Europa”, “Dal 2007 al 2013 la Sicilia ha perso 14 punti di PIL, dal 2014 stiamo recuperando, risparmiamo 3 miliardi l’anno, ma se il governo centrale ce ne toglie altrettanti, i sacrifici dei siciliani sono inutili” LA VIDEO INTERVISTA
Ha recuperato in fretta le sue energie dopo la botta delle dimissioni di Lucia Borsellino ed il fuoco di fila che ne è seguito, con molti impegnati ad accreditare il mantra che l’assenza della figlia dell’eroe per eccellenza dell’Antimafia dalla giunta di Crocetta ne sminuisse l’ambizione “rivoluzionaria”.
Incontriamo il presidente Crocetta sabato in piazza Università a Catania e lo troviamo estremamente determinato a portare a termine il difficile percorso che si è intestato: cambiare la Sicilia.

Non è compito semplice, soprattutto quando vi sono forze consistenti che con questo “cambiamento”, con la parte già attuata, hanno già perso milioni se non miliardi di risorse, dalla Formazione, alla Sanità, all’Editoria.
Ma il presidente pare intenzionato a non demordere, nonostante l’intensificarsi degli attacchi su tutti i campi, politici e personali, e su questi risponde serafico: “Queste cose non mi interessano, io ho da lavorare, devo risolvere i problemi dei siciliani, il resto non m’importa”.
E parte in quarta, con alcune riflessioni che muovono dalla vicenda greca.
“Quello che è successo, ed è la prima volta che accade, è che il Tsipras ha chiamato il suo popolo ad esprimersi su una questione cruciale: vogliamo un’Europa della Finanza o vogliamo un’Europa dei Popoli?”.
Non è quesito da nulla ed il presidente Crocetta la sua risposta ce l’ha chiara: “Non si possono affamare i popoli del Sud in ossequio alle politiche delle regioni ricche che pretendono di affamare quelle povere. E’ ora di cambiare il modello economico, di dare dignità a quanti vivono nella marginalità perché se non includiamo loro, non si va da nessuna parte e sono a rischio democrazia e tenuta sociale”.
Affermare questi principi, sostiene il presidente Crocetta, “non significa che io voglia fare lo Tsipras italiano, non mi interessa, e non voglio neanche contrappormi al governo nazionale o all’Europa, ma chiedo maggiore collaborazione, chiedo che si rendano conto che se la Sicilia crolla, e sarebbe un crimine ingiusto, crolla l’intero sistema.”
E porta alcuni dati che dimostrano il lavoro fatto sinora.
Dal 2007 al 2013 la Sicilia ha perso il 2% di PIL l’anno, la bellezza di 14 punti che significano miliardi di euro in meno e lo scivolamento costante verso la miseria.
Nel 2014 questa emorragia si è finalmente arrestata, ed è già un primo risultato.
Ma a questo non corrisponde una maggiore attenzione del governo centrale che possa incentivare lo sviluppo.
Infatti, attualmente “si è arrivati a risparmiare, grazie ad una politica di riduzione degli sprechi, circa 3 miliardi di euro l’anno, ma se lo stato riduce i suoi trasferimenti degli stessi 3 miliardi, siamo punto e accapo, ed i sacrifici dei siciliani non servono a nulla perché il debito complessivo rimane identico.”
Anche sulla Sanità la Sicilia è riuscita a fare un lavoro straordinario, passando dalle ultime posizioni all’ottava nazionale, con risparmi che nessuno pensava si potessero realizzare, ma nonostante questo l’atteggiamento punitivo nei confronti dei siciliani resta pesante. Basti pensare che la quota di compartecipazione al sistema sanitario per tutte le altre regioni d’Italia è del 41%, mentre per la Sicilia resta al 49, 8 punti percentuali che significano la bellezza di 650 milioni l’anno che vengono sottratti al nostro popolo, questo è un pregiudizio inaccettabile.”
Altro tema fondamentale è il rapporto con la burocrazia regionale che è diventato un problema pesante: “La riforma che chiedo all’ARS è che i funzionari siano maggiormente responsabilizzati non solo per quello che fanno di male, ma anche e soprattutto per quello che non fanno. Si è determinata una situazione in cui i dirigenti e funzionari in mala fede continuano a fare i loro affari, e ne abbiamo denunciati tanti, ma quelli bravi ed onesti, che potrebbero contribuire alla soluzioni di problemi ed alla crescita, sono paralizzati dalla paura ed omettono di fare quello che devono. Questo non è ammissibile, la burocrazia deve collaborare al massimo nel risolvere i problemi di chi vuole investire in Sicilia, non crearne sempre di maggiori. Adesso con il nuovo sistema di valutazione, non basterà essere onesti, ma anche capaci ed efficienti. E questa è già una rivoluzione. Voglio una Burocrazia che sblocca tutto, non che blocchi tutto.”
Oggi si pone il tema strategico delle infrastrutture e dei trasporti: “Io governo da poco più di due anni e qualcuno pretende che tutte le inefficienze siano da addebitare a me, ma è da più di cento anni che in Sicilia non si fanno investimenti seri, mentre nelle altre regioni non solo d’Italia ma di tutt’Europa, gli stati sono intervenuti perché senza l’intervento degli stati centrali certe opere non si possono realizzare.”
Prendiamo l’agognata “Alta Velocità” per il triangolo Catania-Palermo-Messina, oggi in condizioni penose: “Ci vorrebbero 5 miliardi di euro in 5 anni, noi ne abbiamo solo 2 già previsti da Rete Ferroviaria, ma in realtà per realizzare l’altissima velocità, sui modelli europei, ce ne vorrebbero 10 di miliardi, e dove li troviamo? Anche volendo, dovremmo utilizzare tutte le risorse della Regione per questi progetti, sottraendo risorse a tutto il resto. E’ ovvio che non è possibile e che devono intervenire lo Stato e l’Europa, come hanno fatto in tutte le altre regioni.”
Anche sull’utilizzo dei fondi europei è stato fatto un notevole balzo in avanti, passando dal 12,5% di spesa all’85%: “Ma occorre instaurare un nuovo rapporto con l’Europa, chiedendo maggiore collaborazione, non elemosine, ma sostegno al nostro sviluppo che andrà a vantaggio di tutta l’area, perché un popolo di 9 milioni di persone che ricomincia a crescere rappresenta una ricchezza per tutti.”
Ma bisogna stare attenti “perché non è detto che certi investimenti, pur necessari, producano nuova occupazione e benessere, prendiamo ad esempio quelli sull’Alta Tecnologia”, che anzi spesso producono licenziamenti piuttosto che assunzioni. E allora, nel frattempo i poveri, i deboli, che fanno? Li lasciamo morire? La fasce più marginali devono essere incluse, anche attraverso quello che io chiamo il “salario di dignità”, che consenta a queste persone, che sono tante, di tornare a contribuire alla crescita economica che diventa così benessere per tutti.”
“Non voglio certo contrappormi al nostro governo centrale, sarei un suicida se lo pensassi, ed ho un ottimo rapporto con il premier Renzi, ma devo chiedere maggiore attenzione per le regioni povere del SUD, un nuovo patto di leale collaborazione, i siciliani si sono impegnati con enormi sacrifici e non si può tirare ulteriormente la corda, perché si spezza. Lo Stato e l’Europa devono aiutarci a riqualificare la nostra spesa, ma non possono più sottrarci risorse impedendo la ripresa e basando queste azioni su pregiudizi che ormai appartengono al passato.”
Il presidente Crocetta si accinge così ad avviare la seconda parte del suo mandato in uno scenario che vede la sua forza determinata essenzialmente dalla debolezza dei suoi interlocutori, con i partiti di maggioranza certamente non pronti a nuove elezioni e la quasi totalità dei parlamentari che difficilmente rinunceranno al proprio seggio prima della scadenza naturale.
Questo quadro ha sinora prodotto una estenuante battaglia di posizione che ha sfiancato le ambizioni riformatrici anche di quanti ci hanno creduto con maggiore sincerità, ma è ancora possibile che vi sia una presa di coscienza delle forze politiche e dei singoli esponenti per riunire le forze ed utilizzare i prossimi due anni di legislatura per restituire ai siciliani quanto meno la speranza di poter arrestare questa decadenza.

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