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lunedì 13 luglio 2015

Corleone, il consiglio comunale protesta contro il turismo di mafia

Il testo della mozione dei consiglieri Pd
Mario Midulla 
Corleone - Il Consiglio comunale di Corleone contro gli incontri dei turisti con il figlio del boss Bernardo Provenzano. Nell'ultima seduta, giovedì sera, è stata infatti approvata all'unanimità una mozione presentata dal Pd per invitare l'amministrazione comunale a verificare «se ci fossero le condizioni per chiedere un risarcimento al tour operator Oat di Boston per i danni morali e materiali provocati alla città di Corleone». Un voto che è arrivato nonostante il parere di un avvocato che afferma che al momento non ci sono «elementi sufficienti ad intraprendere alcuna azione legale». Era stato il sindaco Lea Savona a rivolgersi al professionista palermitano.
Dal mese di settembre dell'anno scorso numerosi turisti statunitensi, nel programma di visite in Sicilia, hanno anche un incontro col figlio maggiore dello storico boss di Corleone, Bernardo Provenzano. A professionisti ed intellettuali americani Angelo Provenzano racconta - in inglese e dopo una breve introduzione della storia della mafia fatta da uno degli organizzatori - la sua storia ed il suo rapporto col padre, detenuto dal 2006 al 41 bis, dopo una latitanza pluridecennale.
E risponde anche alle curiosità degli stranieri che cercano soprattutto di capire le conseguenze ed il peso di essere il figlio (incensurato) di un boss condannato, tra l'altro, per strage, omicidio ed estorsione. Un'iniziativa che ha fatto storcere il naso a parecchi ma che ha riscosso successo. «Per me - aveva dichiarato nei mesi scorsi Angelo Provenzano - si tratta di un'opportunità lavorativa importante in un settore, quello turistico, nelle cui potenzialità ho sempre creduto».
Ma in Consiglio comunale questa attività ha suscitato dissensi. La mozione di protesta del gruppo consiliare del Partito Democratico, firmata dal capogruppo Dino Paternostro e dall'intero gruppo consiliare, è stata presentata qualche tempo fa, ma è stata discussa soltanto adesso. Ci si interroga, nel documento, sull'opportunità che è stata concessa al figlio del boss di «intrattenere i turisti americani che arrivano a Palermo, raccontando la vita e le gesta del padre».
Il sindaco, in un'aula con molti consiglieri assenti, ha letto la missiva di un legale a cui è stato dato il mandato di pronunciarsi «sulla presunta lesione di immagine subita dal comune di Corleone». Dalla lettura è emersa, a giudizio dell'avvocato, la mancanza di elementi tali da arrecare concretamente un danno alla città da parte del figlio di Bernardo Provenzano, perché non c'é l'evidenza di alcuna condotta tesa ad una condivisione e ad una apologia delle «gesta del padre». Nella stessa lettera, si richiama il diritto/dovere al lavoro come bene costituzionalmente garantito che non può essere limitato e si sottolinea la «piena capacità di intendere e volere degli utenti del tour operator».
Il presidente del Consiglio comunale, Stefano Gambino, dopo l'approvazione della mozione, ha invitato l'amministrazione ad approfondire l'operato del figlio di Provenzano e del tour operator americano. (*MAMID*)

"Giornale di Sicilia" di sabato 11 luglio 2015

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