lunedì 20 luglio 2015

“Consegnino il file alla Procura”: Crocetta vuole l’inchiesta



Rosario Crocetta ha chiesto una inchiesta sulla notizia dell’Espresso che riferisce il brano di una conversazione telefonica che il presidente della Regione avrebbe avuto con il suo medito, Matteo Tutino, durante la quale Tutino avrebbe detto che Lucia Borsellino, allora assessore alla sanita’, avrebbe meritato di fare la fine del padre, Paolo, ucciso in un attentato in Via D’Amelio con i suoi cinque uomini e donne della scorta.

Crocetta sostiene di essere vittima di un golpe, un tentativo di farlo fuori politicamente, e che non c’e’ alcuna prova o indizio che dimostrino la veridicita’ di quanto sostenuto dal settimanale l’Espresso. Se hanno la registrazione della telefonata, allora la consegnino alla magistratura, altrimenti ne risponderanno davanti all’autorita’ giudiziaria.
E poi, rivolto al suo partito, il Pd, Crocetta avverte che sfiduciandolo, i dem diverrebbero complici di una montatura, di un autentico golpe.
Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, leader del Ncd, il cui partito ha chiesto le dimissioni del governatore, ha detto davanti alle telecamere dei maggiori network nazionali che l’episodio non può riguardare solo il comportamento del presidente della Regione. Se la frase minacciosa fosse stata pronunciata, allora dovrebbe dimettersi chi l’avrebbe ascoltata senza fiatare, ma se cio’ non fosse avvenuto, non dovrebbe dimettersi nessuno?
La dichiarazione di Alfano arriva dopo l’ennesima smentita della Procura della Repubblica che ha escluso l’esistenza della conversazione telefonica nei suoi atti e che esistano documenti secretati sulle indagini che hanno interessato Matteo Tutino.
“Quell’intercettazione non esiste”, ha ribadito Leonardo Agueci, Procuratore aggiunto di Palermo, a conferma della nota firmata da Francesco Lo Voi, il capo della Procura. “È una bufala”, ha aggiunto, “lo ripetiamo da due giorni, come lo dobbiamo dire in versi?”
L’Espresso non si tira indietro, a sua volta. Il direttore ed il redattore capo, intervenuti nella vicenda, sostengono che i loro cronisti hanno ascoltato l’intercettazione, che essa dunque esiste e che farebbe parte di atti secretati, risalenti al 2013. Per questa ragione, la Procura di Palermo, perciò, non li avrebbe trovati fra le sue carte, facendo parte di un altro filone di indagini.
La Procura ha aperto un fascicolo, ma non ha iscritto alcuno nel registro degli indagati. Manca “il corpo del reato”, cioè la notizia. Se non esiste l’intercettazione, gli inquirenti non possono indagare su di essa. Hanno accertato che non c’è. Ma a questo punto il giallo rischia di diventare una commedia pirandelliana, perche’ “ciò che non esiste” potrebbe provocare una mozione di sfiducia, le dimissioni del Presidente della Regione e la fine prematura della legislatura. E’ vero che la conversazione incriminata non c’entra niente con il rapporto deteriorato fra il Pd e Rosario Crocetta, ma è altrettanto vero che il sospetto non è affatto ininfluente ai fini della decisione.
Anche l’Espresso dovrebbe avere interesse che la vicenda si concluda in un modo o in un altro. Compete al settimanale consegnare l’intercettazione alla Procura o segnalare il luogo in cui essa è depositata.
Una volta chiarita la vicenda, il Parlamento, i partiti, lo steso governo potranno assumere le decisioni che riterranno opportune, senza l’aiuto di un intercettazione che non cambia lo stato delle cose. Se la maggioranza non “tiene”, il governo non ha la fiducia del partito di riferimento, il contesto denunciato da Lucia Borsellino prima, e il fratello, Manfredi dopo, sono giudicati una buona ragione per tornare alle urne, è bene che l’altalena delle intenzioni si fermi per dare alla Sicilia la stabilità che serve.
Siciliainformazioni.com, 19 luglio 2015

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