martedì 12 maggio 2015

Giornata della memoria per i giornalisti uccisi. Ricordare i morti, proteggere i vivi

di Alberto Spampinato
In ricordo di chi ha perso la vita per cercare la verità dobbiamo rendere più sicure le condizioni di lavoro dei cronisti. Le proposte di OssigenoL’informazione e la professione giornalistica hanno indubbiamente valore e interesse pubblico. Ma la legge italiana non lo riconosce esplicitamente come sarebbe necessario. Anche per questo motivo l’Italia non riflette abbastanza sui rischi che i giornalisti devono affrontare. Anche per questo motivo l’Italia non affronta i problemi più drammatici connessi allo svolgimento di questa professione. Anche per questo motivo in Italia pochi si rendono conto che chi minaccia un giornalista colpisce un interesse pubblico. La Giornata della memoria dei giornalisti uccisi offre l’occasione per riflettere su queste cose.

Questa manifestazione, indetta dalle Nazioni Unite e celebrata ogni anno in Italia per merito dell’UNCI, ha innanzitutto lo scopo di ravvivare il ricordo dei tanti giornalisti che hanno perso la vita perché hanno svolto con coraggio, con onore e nell’interesse pubblico il compito di informare l’opinione pubblica su fatti che i cittadini hanno il diritto di conoscere, che devono conoscere per partecipare consapevolmente alla vita pubblica.
Queste celebrazioni non sono semplici commemorazioni. Servono a fare il punto. A verificare quanti e quali, fra i problemi costati la vita a tanti coraggiosi giornalisti, attendonouna soluzione. In altre parole, queste cerimonie ci danno l’occasione di discutere per trovare quale sia il modo migliore di proteggere efficacemente i cronisti dai rischi prevedibili che la loro professione comporta.
I RISCHI – Ovviamente chi riferisce informazioni positive o già trattate da altri non corre rischi. Invece chi doverosamente racconta vicende controverse, vizi del potere, comportamenti criminali incorre spesso in minacce, intimidazioni, ritorsioni, accuse strumentali di diffamazione o denunce di violazione di segreti che non è tenuto a custodire. Questi rischi sono reali e sono evidenti. Eppure è convinzione diffusa che occorra proteggere soltanto i giornalisti che vanno in zone di guerra. Non è così. I nomi che ricordiamo oggi dimostrano che occorre una più alta protezione anche per chi lavora in paesi pacifici come Italia. Soprattutto per chi fa la cronaca delle vicende di mafia, della criminalità politica, del terrorismo e della corruzione; ma anche per chi doverosamente riferisce affari sporchi che coinvolgono politici, imprenditori e criminali, o scandali, o comportamenti poco chiari di amministratori pubblici. E’ rischioso trattare per primi o in esclusiva queste notizie. Chi lo fa colpisce precisi interessi e suscita forti reazioni. Sono migliaia i cronisti che ai nostri giorni subiscono minacce e ritorsioni per questi motivi e ne patiscono le conseguenze.
Da sette anni Ossigeno per l’Informazione racconta le intimidazioni e gli abusi che si verificano in Italia. Riferisce gli episodi e pubblica i nomi delle vittime. L’elenco, sebbene incompleto, è lunghissimo. Comprende oltre 2300 nomi. È consultabile sul sito web di Ossigeno insieme alla storia di ogni vittima. È stato faticoso raccogliere questa documentazione, ma è servito a porre il problema con l’evidenza dei fatti. La documentazione di Ossigeno ha superato il vaglio della Commissione Parlamentare Antimafia nel corso di due legislature ed è alla base di due indagini parlamentari che hanno approfondito il fenomeno. Ormai questa documentazione è conosciuta e apprezzata anche dalle organizzazioni internazionali che difendono la libertà di espressione, di parola e di stampa, che ne traggono spunto per approfondire il problema.
Su questa ampia documentazione si basa la richiesta di creare in Italia un quadro legislativo meno punitivo per chi fa informazione nell’interesse pubblico e di definire condizioni di lavoro più sicure per chi lo fa per professione. Dunque parlare di protezione dei giornalisti è necessario, anche in Italia. Ma occorre inquadrare bene la situazione.
Ventotto giornalisti italiani sono stati uccisi dal 1960 a oggi mentre erano impegnati a informare i cittadini su vicende di mafia e terrorismo, su fatti controversi, su verità scomode sulle quali gravava una cortina di silenzio. Undici giornalisti sono stati uccisi in Italia, 17 sono morti all’estero nell’adempimento del loro lavoro. La storia di ognuno di loro (leggi i loro nomi) e di altri che sono stati aggrediti e hanno riportato ferite a causa del loro lavoro durante gli anni del terrorismo è raccontata nel ‘Libro della memoria’ realizzato nel 2008 dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani scaricabile gratuitamente a questo link.
Ognuno di questi giornalisti era impegnato a scoprire vicende importanti che altri volevano fossero taciute, erano impegnati a riferirle ai cittadini con immagini e parole. Questi cronisti svolgevano la loro attività di informazione nell’interesse pubblico. Lo facevano sapendo che era pericoloso. Ognuno di loro ha accettato il rischio di osservare i fatti direttamente e da vicino, come si richiede a ogni cronista ogni volta che ciò è necessario per consentire ai cittadini di partecipare consapevolmente alla vita pubblica, di esercitare i propri diritti e di fare le proprie scelte sapendo ciò che accade.
UN PROBLEMA ATTUALE- Anche nel 2015 i cronisti corrono alti rischi intimamente connessi alla raccolta e diffusione di informazioni delicate, controverse che altri vorrebbero tacere. Dal 1 gennaio Ossigeno ha aggiunto altri 155 nomi all’elenco dei giornalisti italiani minacciati. In tutta Italia, molti altri cronisti a causa del loro lavoro subiscono intimidazioni, minacce, ritorsioni, abusi che non hanno la forza di denunciare e rendere pubblici. Molti cronisti devono difendersi da querele false e pretestuose presentate da persone che vogliono semplicemente intimidirli, da persone che vogliono bloccare notizie di pubblico interesse sfruttando una legge punitiva verso i giornalisti che, fra l’altro, impone spese legali al di là della portata di molti cronisti. Altri cronisti subiscono minacce gravissime. A causa di minacce di morte almeno 15 giornalisti, vivono da anni sotto scorta delle forze dell’ordine.
Ossigeno per l’informazione segue e racconta le vicende di tutti i cronisti che subiscono minacce e abusi. L’Osservatorio lo fa nella convinzione che la visibilità aiuti a resistere e inoltre contribuisca a portare sulla scena pubblica un problema che indebolisce la nostra democrazia. Ossigeno assiste questi cronisti, promuove la solidarietà nei loro confronti. Ma la solidarietà, bisogna dirlo, in molti casi è debole e non rompe l’isolamento di chi subisce minacce e abusi.
UN PROBLEMA TRASCURATO – Da anni, oltre ad analizzare le cause delle minacce, Ossigeno propone misure di protezione per i cronisti più esposti. Alcune di queste proposte potrebbero essere adottate con poco sforzo dalle istituzioni, dalla politica, dai legislatori, dalle redazioni dei giornali, dagli editori se solo ci fosse più attenzione per queste cose. Invece, sebbene l’elenco delle cose da fare sia noto da tempo, in questi anni nessuna misura è stata adottata. I media non parlano di queste cose. Molti ignorano il problema e così l’idea che sia necessario prevenire i rischi non guadagna terreno mentre le intimidazioni aumentano. Molti cronisti continuano a sopportare in silenzio e in solitudine intimidazioni e ritorsioni. Molti cronisti vivono momenti difficili, di fronte a un rischio prevedibile devono decidono in solitudine se fronteggiarlo invece di rifugiarsi nell’autocensura che spesso appare l’unica prevenzione disponibile e viene accettata anche se allontana dai doveri deontologici. Sono scelte drammatiche che si riflettono sull’informazione rendendola incompleta. Ma non si parla pubblicamente di queste cose. Un tabù lo impedisce. Dobbiamo romperlo perché di fronte al silenzio generale, di fronte al problema concreto di prevenire un rischio impellente, ognuno si difende come può, fa scelte giuste e compromessi sbagliati nell’indifferenza generale. I direttori dei giornali e gli editori inventano caso per caso le regole da seguire quando un loro giornalista è minacciato. Non è saggio rinviare ancora queste discussioni.
COSA FARE – Nel 2012 e poi nel 2014 Ossigeno ha fatto una serie di proposte alla Commissione Parlamentare Antimafia e ora, in occasione della celebrazione a Firenze della Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi Ossigeno propone che su di esse si sviluppi un ampio confronto pubblico sulle scelte da fare, sulle misure di protezione più opportune da adottare. Ossigeno propone che i risultati di questo confronto siano verificati nel 2016, quando si celebrerà la nona edizione della Giornata della Memoria, affinché la dedica della manifestazione ai giornalisti minacciati non sia una pura formalità.
ASP

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